''Cocktail di pesticidi'' nelle mele in Val Venosta? Pan Europe attacca e i produttori si difendono. "Falso. Report diffuso prima della fiera di Berlino per influenzare il mercato"
L'associazione parla apertamente di "cocktail di pesticidi", sottolineando come molte di queste sostanze siano sospettate di essere tossiche. Pinzger: "Sono state testate solo 59 mele in 12 paesi, una goccia nel mare rispetto alla produzione totale. Vogliono solo influenzare il mercato". Anche il consigliere provinciale e frutticoltore Anderlan sta con le mele altoatesine definendo l'operazione di Pan Europe come "immorale" e priva di basi scientifiche solide

BOLZANO. Le mele al centro di tutto con il settore, con riferimento in particolare alla Val Venosta, che finisce al centro di un acceso scontro mediatico e scientifico. Una serie di analisi condotte dall'organizzazione ambientalista Pan Europe ha acceso la miccia a una polemica che vede contrapposti il mondo dell'attivismo, i vertici produttivi della Val Venosta e la politica locale.
Tutto nasce da un’indagine condotta a settembre 2025 (e riportata anche dal Guardian): Pan Europe ha acquistato cinque campioni di mele nei mercati contadini della Val Venosta, rilevando in quattro di questi la presenza di 13 diversi principi attivi (nove fungicidi e quattro insetticidi). L'organizzazione dichiara, allo stesso tempo, che però 12 di questi principi attivi sono assolutamente legali.
L'associazione parla però apertamente di "cocktail di pesticidi", sottolineando come molte di queste sostanze siano sospettate di essere tossiche per la riproduzione o interferenti endocrini. Secondo gli ambientalisti, le mele analizzate presenterebbero il "carico tossico" più elevato nel confronto con altri campioni europei, risultando del tutto inadatte — a loro dire — alla produzione di alimenti per l'infanzia, dove i limiti sono drasticamente più rigidi.
Non si è fatta attendere la risposta di Martin Pinzger, Direttore Generale di VIP (l'Associazione delle Cooperative Ortofrutticole della Val Venosta) che lancia una stoccata non solo tempistica ma anche sul metodo dell'indagine: Pan Europe avrebbe testato solo 59 mele in 12 paesi, una goccia nel mare rispetto alla produzione totale. Secondo Pinzger, la diffusione della notizia da parte di Pan, proprio alla vigilia della fiera Fruit Logistica di Berlino (il principale evento mondiale del settore) suggerisce una precisa volontà politica di influenzare il mercato, piuttosto che una reale emergenza sanitaria, dato che le stesse analisi di Pan confermano la piena conformità legale dei prodotti.
Pinzger sposta, in questo senso, il focus dalla singola "istantanea" di PAN a un sistema di monitoraggio strutturato e decennale. "Disponiamo di un numero vastissimo di analisi che ci confermano di garantire un prodotto sano e affidabile - dichiara Pinzger - Il nostro sistema ci permette di soddisfare le richieste della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) italiana e internazionale, che ci impone standard di sicurezza molto più restrittivi rispetto ai già severi limiti di legge”. “Purtroppo - conclude Pinzger – temo che la notizia sia stata un po' strumentalizzata. Personalmente mi dispiace, perché ritengo la mela uno dei frutti più sani e sostenibili sul piatto in Italia ed in Europa”.
A chiudere il cerchio è l'intervento di Jürgen Wirth Anderlan, consigliere provinciale e frutticoltore, che definisce l'operazione di Pan Europe come "immorale" e priva di basi scientifiche solide. Anderlan punta il dito sulla scarsa rappresentatività del campione: esaminare così poche mele per giudicare l'intera produzione della Val Venosta sarebbe, a suo avviso, un errore metodologico grossolano. "Le nostre mele sono tra gli alimenti più severamente controllati in Europa - ribadisce il consigliere, accusando alcuni media di aver ripreso le accuse in modo acritico. Per Anderlan, si tratta di una vera e propria campagna diffamatoria che danneggia le aziende agricole a conduzione familiare, alimentando una paura ingiustificata tra i consumatori a scopi puramente ideologici.












