Dalla libertà di Cecchettin al "senza te non vivo" del vincitore Sal da Vinci: il preoccupante cortocircuito di Sanremo nel 2026
La prorettrice dell'Università di Trento Barbara Poggio analizza quanto è successo sul Palco di Sanremo: "Che una canzone parli d'amore va benissimo, ma nel brano di Sal da Vinci si veicola il messaggio sbagliato"

TRENTO. “Saremo io e te. Per sempre. Legati per la vita che, senza te non vale niente. Non ha senso vivere”. Si può non amare Sanremo, si può non guardare Sanremo, ma la realtà è che “il Festival della canzone italiana” è uno di quei riti nazionali e collettivi che uniscono il paese tutto. Da Sanremo nascono modi di dire, tormentoni, meme. Escono canzoni che potrebbero restare nella memoria di tutti, nel bene o nel male, per sempre.
Per questo è importante riflettere intorno a quale messaggio viene veicolato.
Perché a prescindere dai balletti, dalle risate e dal clima goliardico della canzone, il testo del brano che vinto la kermesse, parla chiaramente. E parla di un rapporto nel quale “senza te la vita non vale niente, non ha senso vivere”.
“Per sempre si”, la canzone che ha trionfato a Sanremo e che porterà Sal Da Vinci a rappresentare l'Italia all'Eurovision, porta con sé tutta una serie di criticità facilmente intuibili, come sottolinea anche Barbara Poggio, Professoressa ordinaria del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell'università di Trento.
“La domanda che dobbiamo porci è semplice – spiega la professoressa – cosa racconta di noi, della nostra cultura, il fatto che abbia vinto questa canzone?”.
“La visione dell'amore che ci viene narrata è quella di un sentimento totalizzante, della fusione completa, del “senza di te non sono nulla”. E' una visione che può anche essere definita “romantica”, ma che fondamentalmente rappresenta un modello per il quale si esiste solo all'interno di una relazione. E questo è un problema”.
“Bisogna distinguere l'affetto e l'amore dalla dipendenza. L'amore non è annullamento, non è “la mia vita senza di te non vale niente”.
“Molte persone si riconoscono in questo modello perché è un immaginario sentimentale ricorrente nella nostra tradizione musicale, in particolare nel genere neomelodico. Non sto dicendo che equivalga a un incitamento alla violenza. Ma va letto per quello che fa: normalizza un’idea di legame come fusione e dipendenza. E ‘senza di te non ha senso vivere’ è una formula che, se resa familiare, può abbassare la soglia di allarme su dinamiche di controllo”, prosegue Poggio.
Come sottolineato dalla professoressa, è importante considerare anche il mezzo attraverso cui il messaggio viene veincolato. Le canzoni entrano in testa con facilità, senza pensarci.
“E a forza di ripeterle, certe fasi rischiano di diventare normali. E possono così contribuire a creare un repertorio emotivo basato sulla gelosia e la totale fusione con l'altro. Un messaggio che viene veicolato ovunque. In tv, sulle radio, sui social, dove la canzone già si sente di continuo. Non è che una canzone produca violenza, ma può abbassare la soglia di attenzione verso dinamiche che, nella vita reale, sono segnali d’allarme”, dichiara la professoressa.
Colpisce peraltro, come osserva ancora Poggio, che sullo stesso palco che ha visto trionfare questa canzone, fosse salito poco prima Gino Cecchettin a ricordare proprio che la violenza inizia quando scambiamo controllo e dipendenza per amore.
“L'amore non urla, non ferisce, lascia libera la vita", ha detto il padre di Giulia dal palco dell'Ariston.
“Il fatto che sia stato invitato Cecchettin è significativo”, sottolinea Poggio, “perché mette in evidenza una frizione: da un lato un richiamo forte a riconoscere i segnali della violenza, dall’altro un contesto che spesso funziona da cassa di risonanza di immaginari di genere ancora molto tradizionali. In questo senso, la vittoria di un brano costruito su una promessa totalizzante non è un episodio isolato: è coerente con un clima culturale in cui l’intensità viene facilmente scambiata per amore.”
Nel festival peraltro sono stati diverse le situazioni critiche. Ad esempio, Carlo Conti ha condotto, Laura Pausini ha fatto da spalla.
Si sono sentite frasi come “il patriarcato non esiste, a casa comanda mia moglie”.
Il presentatore ha fatto le pulci alla moglie in diretta per come era vestita. “Senti, mogliettina mia - ha detto Conti - siccome so che ti piacciono i jeans, quel modello che aveva la signorina, non lo comprare, va bene? Grazie”.












