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Trento
21 agosto | 12:44

Dalle tende vietate al cibo agli animali selvatici, dalle incisioni sugli alberi ai falsi video sugli orsi in paese. Il Parco naturale sbotta: "Questo non è amare la natura"

Il duro sfogo del Parco Naturale dopo il giorni di Ferragosto: "Scrivono di amara la natura, ma poi ci sono le immagini: tende montate dove non si può campeggiare. Persone che oltrepassano staccionate e ignorano divieti. Cervi e volpi avvicinati sempre di più, fotografati a pochi passi, chiamati, attirati e persino alimentati come se fossero animali domestici. E poi c’è il grande classico: quel bisogno impellente e inderogabile di lasciare un ricordo del proprio passaggio, incidendo un cuore e le proprie iniziali sulla corteccia di un faggio"

Dalle tende vietate al cibo agli animali selvatici, dalle incisioni sugli alberi ai falsi video sugli orsi in paese

L'AQUILA. "Nei giorni dopo Ferragosto, forse la domanda da farci è una sola: quando diciamo di amare la natura, siamo davvero disposti a rinunciare a qualcosa di noi per lasciarle lo spazio di essere semplicemente natura?". Questo il duro sfogo del Parco Naturale Abruzzo Lazio e Molise che, nei giorni che nei giorni successivi al grande afflusso turistico attorno a Ferragosto, ha affidato ai social una riflessione sui comportamenti di alcuni visitatori e sul significato stesso di "amare la natura".

 

Ma come mai? Semplicemente, spiega il parco, perché tra i visitatori c’è chi oltrepassa le staccionate e ignora i divieti, chi monta la tenda dove il campeggio non è consentito, chi si avvicina a cervi e volpi fino a pochi passi, li chiama, li attira e arriva persino a dar loro da mangiare. E c’è addirittura chi, per lasciare una traccia del proprio passaggio, incide cuori e iniziali sulla corteccia dei faggi. Tutto molto spesso, viene rimarcato mentre sui social racconta il proprio "amore per la natura".

 

"Ogni anno in questi giorni – si legge nel lungo post – il Parco accoglie migliaia di persone. Persone che vengono per camminare, respirare, osservare, scoprire. Per trascorrere qualche ora o qualche giorno in uno dei luoghi più straordinari dell’Appennino. Ci colpisce sempre osservare come quasi tutti, raccontando la propria giornata sui social, scrivano di amare la natura. Poi, però, ci sono le immagini".

 

E poi la lista di comportamenti già anticipati. "Tende montate dove non si può campeggiare. Persone che oltrepassano staccionate e ignorano divieti indicati chiaramente sui cartelli. Cervi e volpi avvicinati sempre di più, fotografati a pochi passi, chiamati, attirati e persino alimentati come se fossero animali domestici. E poi c’è lui, il grande classico: quel bisogno impellente e inderogabile di lasciare un ricordo del proprio passaggio, incidendo un cuore e le proprie iniziali sulla corteccia di un faggio. Eppure, quasi sempre, tutto questo viene raccontato come amore per la natura".

 

Alla luce di ciò, l'ente invita tutti a porsi una domanda: "Forse allora dovremmo chiederci che cosa significhi davvero amarla. Perché non è amore dare da mangiare a un animale selvatico. Non è amore avvicinarlo fino a cancellare la distanza che dovrebbe separarci. Non è amore incidere un albero per lasciare il segno del nostro passaggio. Non è libertà accendere un fuoco dove è vietato. Non è vivere il Parco ignorare un sentiero, una regola o una distanza".

 

Poi lo sguardo si allarga a comportamenti ormai ben noti, legati alle false informazioni che circolano sul web riguardo ai grandi carnivori, e che vanno ben oltre i confini del parco naturale. "E poi ci sono le informazioni – scrive il parco – quelle vere e quelle che vere non sono. In questi giorni abbiamo visto circolare persino immagini di orsi nei paesi presentate come attuali quando appartengono ad anni passati, contribuendo ad alimentare ulteriore confusione e percezioni distorte".

 

Regole e limiti dei Parchi spesso non sono popolari, sottolinea l'ente che invita a immaginare "cosa cosa sarebbero questi luoghi senza regole", chiedendosi se sarebbero ancora "belli e integri" come lo sono oggi. "Le regole di un’area protetta non sono state scritte per togliere qualcosa a chi viene a visitarla o a chi ci vive. Sono state scritte – spiega il post – per custodire ciò che rende questo luogo unico e perché possa continuare a esserlo anche per chi verrà dopo di noi".

 

E poi il pensiero a chi si occupa di far rispettare queste regole, i Guardiaparco e i Carabinieri Forestali, che "svolgono ogni giorno un lavoro prezioso di sorveglianza e vigilanza, ma non possono essere contemporaneamente su ogni sentiero, accanto a ogni animale, in ogni bosco e in ogni momento".

 

I controlli, viene specificato, sono necessari e le sanzioni anche, quando servono. E poi la puntualizzazione: "Ma pensare che la tutela di un territorio frequentato ogni giorno da migliaia di persone, soprattutto in questo periodo dell’anno, possa essere affidata soltanto alla repressione significa partire già sconfitti".

 

Infine un ultimo pensiero allargato, in riferimento al senso civico che dovrebbe abergare nei visitatori.

 

"Un Parco si protegge anche, e soprattutto, quando non c’è nessuno a controllarci. Quando scegliamo autonomamente di non avvicinarci e di non dare cibo agli animali. Di non uscire dal sentiero. Di non accendere quel fuoco. E anche di non incidere quell’albero. Perché questo Parco non appartiene solo a noi, ma anche alle generazioni future. E allora, nei giorni dopo Ferragosto, forse la domanda da farci è una sola: quando diciamo di amare la natura, siamo davvero disposti a rinunciare a qualcosa di noi per lasciarle lo spazio di essere semplicemente natura?".

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