"Vergogna" urlarono durante l'asta. I 24 muli del Reparto Salmerie erano destinati al macello, ma gli alpini li salvarono, pagando di tasca propria. Una storia incredibile
I muli vennero dismessi e messi all'asta, diventando carne da macello. Ma 300 alpini si presentarono alla vendita e li acquistarono, pagando di tasca propria. "Quella dei muli è quindi una storia lunga partita all’epoca e tuttora viva. Oggi con loro andiamo alle sfilate, nelle scuole a mostrare filmati e raccontare chi siamo, mostrare le attrezzature che abbiamo per curare e pulire gli animali. Al momento ne abbiamo sei, tre maschi e tre femmine: la più anziana ha 25 anni, pari a circa 75 anni di un umano, mentre il giovanotto del gruppo si chiama Tamburino e ne ha solo 6"

BELLUNO. E' una storia incredibile, che merita di essere raccontata e, mentre a Genova decine di migliaia di alpini si preparano all'Adunata Nazionale 2026, sono in tanti a rievocare quanto accadde nel 1993 a Belluno.
E' una storia che riporta l'umanità e la generosità degli alpini, che non accettarono che i fidati compagni di una vita, venissero dismessi, letteralmente come carne da macello.
Cosa accadde? I muli del prestigioso Reparto Salmerie, che aveva recitato un ruolo fondamentale praticamente in tutti i conflitti, furono messi in vendita.
L'asta si svolse il 7 settembre 1993 nella caserma D'Angelo di Belluno. Gli acquirenti erano per lo più macellai e qualcuno aveva già "calcolato" quanto valessero i muli "al chilo".
Quel giorno, però, si presentarono anche 300 ex alpini: nessuno aveva detto loro di venire, ma si erano recati in caserma di loro spontanea volontà. Avevano letto il bando d'asta e capito cosa sarebbe accaduto.
I muli del Reparto Salmerie avevano combattuto le guerre a fianco dei soldati, portato rifornimenti e armamenti in ogni angolo della montagna, dove per qualsiasi camion sarebbe stato impossibile arrivare.
Centoventuno anni di onorato e insostituibile servizio, poi il Ministero della Difesa li sostituì con i trattori e altri mezzi specializzati. A quel punto gli animali divennero semplicemente una "spesa da tagliare" e, dunque, furono messi all'asta. In busta chiusa, con i commercianti che alzarono le palette, presentando le offerte.
Gli alpini iniziarono ad urlare "Vergognatevi". Una protesta che arrivava dal cuore e, come ricorda qualcuno, salì "una rabbia che viene quando vedi trattare come merce qualcosa che ha dormito accanto a te in una trincea".
A quel punto successe quello che nessuno si aspettava: gli alpini comprarono 21 dei 24 animali messi all'asta, salvandoli da morte certa. C'è chi spese 11 milioni di lire, un'enormità per l'epoca, mettendoli di tasca propria.
Tre muli, invece, vennero acquistati dallo stesso commerciante e gli alpini ricomprarono pure quelli.
A raccontare a il Dolomiti l'incredibile storia è Graziano De Biasi, ex tenente degli alpini ed esponente del Reparto Salmerie della sezione ANA di Vittorio Veneto.
Che, dopo aver salvato i muli sette anni prima, nel 2000 venne fondato ufficialmente, diventando un vero e proprio "museo vivente", che racconta tutt'oggi il legame storico tra le Penne Nere e i loro muli. Del gruppo fanno parte alpini, veterinari e maniscalchi, che accudiscono in tutto e per tutto gli animali.
"Quando l’esercito italiano decise, tra il 1992 e il 1993, di eliminarli, c’erano circa 700 muli militari in tutta Italia - spiega De Biasi -, dei quali se ne salvarono forse 50 - 60. A livello nazionale, quindi, furono comprati per la maggior parte dai macellai, per cui il grosso, purtroppo, fece una brutta fine. Poi ci fu anche chi ne portò a casa uno solo, perché era appassionato o qualcun altro magari ne aveva bisogno come supporto per lavori nei boschi".
Chiunque quindi poté partecipare all'asta, alla quale, come racconta De Biasi, erano presenti anche i rappresentanti di quattro sezioni degli Alpini, tra cui quelle Vittorio Veneto e Belluno.
De Biasi non c'era di persona, ma due o tre giorni dopo ha conosciuto i 12 muli (più uno arrivato successivamente) acquistati dall'alpino Antonio De Luca, di Cappella Maggiore: fu lui "l'ideatore di tutto" aiutato poi da Giovanni Salvador.
"Con quei muli - prosegue - fecero l’adunata nazionale a Treviso nel 1994 e da lì mi sono appassionato anch'io a questi animali, passione che continua tutt'oggi. De Luca li ha utilizzati per qualche anno per trasportare la legna fuori dal bosco, fare sfilate e andare nelle scuole per farli conoscere ai ragazzi".
All'adunata di quest'anno, a Genova, però non ci saranno. "Si tratta di una scelta dell’amministrazione locale - puntualizza - che non vuole farli sfilare per una questione di sicurezza. Finora però i muli hanno partecipato a circa 23-24 adunate nazionali, quindi per noi è una cosa molto triste non poterli portare anche stavolta".
"Quella dei muli è quindi una storia lunga - conclude De Biasi - partita all’epoca e tuttora viva. Oggi con loro, per passione, facciamo ancora rappresentazioni, andiamo alle sfilate, nelle scuole a mostrare filmati e raccontare chi siamo, mostrare le attrezzature che abbiamo per curare e pulire gli animali. Al momento ne abbiamo sei, tre maschi e tre femmine: la più anziana ha 25 anni, pari a circa 75 anni di un umano, mentre il giovanotto del gruppo si chiama Tamburino e ne ha solo 6".












