Il vigilante Pietro Zantonini morto in un cantiere delle Olimpiadi a Cortina, la rabbia del sindacato: “Sarebbe grave se avesse pagato con la vita il senso del dovere”
Il dramma nella notte dell'8 gennaio. Pietro Zantonini, che lavorava nel cantiere dello stadio del ghiaccio, ha chiesto aiuto attraverso il telefono a dei colleghi che hanno immediatamente lanciato l'allarme

CORTINA. “Sarebbe estremamente grave se avesse pagato con la morte il senso del dovere”. Usa queste parole Roberto Toigo segretario generale di Uil Veneto in merito al dramma avvenuto in un cantiere delle Olimpiadi a Cortina dove è morto.
Sulla vicenda sono in corso le indagini per cercare di capire cosa sia successo. A seguito di una formale denuncia presentata dai familiari, l’Autorità Giudiziaria ha disposto il sequestro della salma e l’esecuzione dell’autopsia medico-legale, al fine di accertare con precisione le cause del decesso e le circostanze in cui è avvenuto.
“Saranno le indagini a stabilire le cause della morte” sottolinea la Uil del Veneto. “Le uniche cose che sappiamo sono che il lavoratore era impegnato in un turno notturno, all’aperto, in condizioni climatiche rigide e che - secondo i familiari - aveva più volte manifestato preoccupazione per le condizioni di lavoro. Attendiamo quindi il lavoro degli inquirenti e il risultato delle indagini”.
Il dramma è avvenuto nella notte di giovedì 8 gennaio. Secondo quanto è stato riferito ai famigliari Pietro Zantonini, che lavorava nel cantiere dello stadio del ghiaccio, ha chiesto aiuto attraverso il telefono a dei colleghi che hanno immediatamente lanciato l'allarme.
Quando i soccorritori sono arrivati sul posto, hanno tentato di rianimarlo ma per lui, purtroppo, non si è potuto fare nulla.
Secondo quanto riferito dai familiari, l’uomo avrebbe più volte manifestato "preoccupazione e lamentele in merito alle condizioni di lavoro, ai turni notturni prolungati e alla mancanza di adeguate tutele". “Elementi – è stato spiegato dall'avvocato della famiglia - che rendono necessario un approfondimento giudiziario e che riportano al centro dell’attenzione il tema della sicurezza e delle condizioni di lavoro nei cantieri e nei servizi collegati ai grandi eventi, in particolare in vista delle Olimpiadi Invernali del 2026”.
La famiglia, che ha conferito incarico all’avvocato Francesco Dragone del Foro di Lecce, chiede “che venga fatta piena luce sull’accaduto e che nessuna morte sul lavoro venga trattata come un evento privato o inevitabile”.


















