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Bolzano
21 agosto | 18:41

In Alto Adige gli operai incassano il 19,3% in più della media italiana e gli impiegati il 17,2% in più ma il costo della vita azzera i vantaggi

Nel privato i salari crescono più che nel resto d'Italia e Bolzano sale al terzo posto per livelli retributivi, ma l'inflazione è record

In Alto Adige gli operai incassano il 19,3% in più della media italiana e gli impiegati il 17,2% in più ma il costo della

BOLZANO. Sulla carta, l’Alto Adige si conferma una sorta di isola felice degli stipendi.

 

Busta paga alla mano, lavorare nel settore privatI conviene: nel 2024 un dipendente a tempo pieno ha portato a casa in media 130 euro lordi al giorno, dieci in più rispetto alla media italiana.

 

Un tesoretto che ha permesso alla provincia di Bolzano di scalare la classifica nazionale fino al terzo gradino del podio, posizionandosi subito dietro a giganti come Milano e Roma.

 

I dati dell’Osservatorio Inps, analizzati dal più recente studio dell'Istituto Promozione Lavoratori, mostrano che a beneficiare di questa marcia in più sono soprattutto le qualifiche medio-basse.

 

Rispetto al resto del Paese, gli operai altoatesini incassano il 19,3% in più e gli impiegati staccano un +17,2%. Molto più ridotto, invece, il margine per i dirigenti, che si fermano a un contenuto +6,1%.

 

Il problema si presenta quando dai dati contabili si passa alla vita di tutti i giorni. Insomma, quando si passa dalla teoria alla pratica.

 

Perché Bolzano svetta tra gli stipendi, ma è sempre e come sempre la città più cara d'Italia.

 

L'inflazione corre a velocità siderale e gli stipendi più alti non permettono di certo di vivere una vita da nababbi. Anzi, spesso non permettono nemmeno di arrivare alla fine del mese con tranquillità

Nell'arco di un decennio i salari nominali privati in provincia sono cresciuti del 21,5% contro il 14,2% registrato a livello nazionale, ma nello stesso arco di tempo il costo della vita in provincia è schizzato all'insù del 27,3%.

 

L’effetto finale è un’illusione ottica: la busta paga cresce, ma il carrello della spesa pesa di più.

 

Come evidenzia il direttore dell’Ipl Stefan Perini, i ritocchi alle retribuzioni sono riusciti ad assorbire soltanto tre quarti dei rincari reali. Un bilancio che lascia scoperto un quarto dell'aumento dei prezzi e conferma come l'erosione del potere d'acquisto rimanga una spina nel fianco per le famiglie, vanificando nei fatti ogni primato della provincia.

 

Se non quello di provincia più cara d'Italia, si intende.

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