In Alto Adige pillola, spirale e preservativi sono gratis: la Provincia ci mette mezzo milione di euro
Consultori, ospedali coinvolti, requisiti: la guida al nuovo servizio partito in Alto Adige, tra le poche realtà italiane ad averlo reso operativo. I numeri, nel frattempo, raccontano una realtà evidente: 595 aborti nel 2025 e un'incidenza delle malattia sessualmente trasmissibili più alta che nel resto del paese
BOLZANO. Dallo scorso primo settembre in Alto Adige i contraccettivi sono gratuiti per chi ha tra i 14 e i 25 anni, e senza limiti d'età per le persone in condizioni di particolare vulnerabilità, come le donne vittime di violenza o chi è seguito in percorsi socio-sanitari come il progetto Alba.
È partito così il progetto pilota della Provincia autonoma di Bolzano, che durerà inizialmente un anno e che mette attualmente a disposizione circa 500mila euro per garantire l'accesso gratuito alla pillola anticoncezionale, all'anello vaginale, al cerotto contraccettivo transdermico, all'impianto sottocutaneo e al dispositivo intrauterino, oltre ai preservativi, distribuiti direttamente nei consultori familiari aderenti.
Nella prima fase il servizio è garantito dai consultori familiari privati convenzionati distribuiti sul territorio provinciale e dagli ambulatori per l'infanzia e l'adolescenza dei reparti di ginecologia degli ospedali di Bressanone, Vipiteno e San Candido. L'obiettivo per il prossimo futuro è chiaro: andare oltre la sperimentazione ed estendere la misura anche ai consultori pubblici dell'Azienda sanitaria dell'Alto Adige.
Ma come funziona? E' tutto molto semplice: chi ha diritto alla misura riceve prima una consulenza personalizzata obbligatoria e, se necessario, una visita ginecologica, per poi ottenere una scheda prescrittiva da utilizzare entro 30 giorni nelle farmacie convenzionate.
Il progetto attua una disposizione della legge provinciale sui consultori familiari del 2025, nata da una proposta dei Verdi in consiglio provinciale, ed è stato presentato su iniziativa dell'assessore provinciale alla Prevenzione sanitaria e Salute Hubert Messner.
"L'informazione, la consulenza e un facile accesso alla contraccezione dovrebbero aiutare i giovani e le giovani a prendere decisioni responsabili e informate nonché a ridurre i rischi. In questo modo rafforziamo la salute sessuale e riproduttiva e preveniamo gravidanze indesiderate" ha dichiarato Messner.
In questo quadro è fondamentale sottolineare che l'Alto Adige non si è inventato nulla è solo l'ultima delle realtà che ha introdotto questa misura.
Anche se, purtroppo, le regioni o le province che offrono il servizio si contano sulle dita due mani, nonostante la leggi parli chiaro da parecchio tempo.
La possibilità della contraccezione gratuita nei consultori esiste infatti, almeno sulla carta, fin dal 1975, con la legge istitutiva dei consultori familiari, ma in cinquant'anni solo una minoranza di regioni l'ha resa davvero operativa.
Oggi, oltre all'Alto Adige, sono altre sette le realtà che offrono una qualche forma di gratuità.
E' la Toscana ad avere il programma più completo, con contraccezione ordinaria e d'emergenza a disposizione dei giovani tra 14 e 25 anni e delle donne tra 26 e 45 anni in condizioni di disagio economico.
L'Emilia-Romagna garantisce la gratuità agli under 26 residenti e iscritti a un medico di famiglia in regione.
La Puglia copre pillola, cerotto, anello vaginale e dispositivi intrauterini per le donne under 24 e per le donne immigrate senza permesso di soggiorno. Lazio, Lombardia, Piemonte e Marche compaiono nelle rassegne come regioni che hanno approvato delibere o mozioni in materia, ma con un'applicazione pratica più incerta: in Lombardia e Piemonte la misura resta prevista sulla carta senza essere mai stata davvero attivata.
Un quadro, insomma, ancora piuttosto disomogeneo, in cui contano non solo le regioni che decidono di muoversi, ma anche quelle che lo fanno solo a parole.
Il tema della contraccezione, in Alto Adige come altrove, non si esaurisce però ovviamente nella misura appena entrata in vigore. Anzi, è utile guardare ai numeri che riguardano la provincia per capire, al di là dei buoni, buonissimi propositi, di quale contesto parliamo.
Partendo dal tema delle gravidanze indesiderate. I dati Astat parlano di 595 interruzioni volontarie di gravidanza nel 2025, il 13,3% in più rispetto all'anno precedente.
Quasi la metà delle donne che vi hanno fatto ricorso aveva tra i 18 e i 29 anni, il 38,7% aveva cittadinanza straniera, e circa una donna su quattro aveva già affrontato almeno un'altra Ivg in passato. Più della metà delle procedure è stata effettuata con il metodo farmacologico, per lo più a domicilio o con una permanenza in ospedale inferiore alle 24 ore.
Sul fronte delle infezioni sessualmente trasmesse, l'unico dato locale pubblicato con continuità riguarda l'Hiv, e va detto che il capoluogo altoatesino e la provincia in generale non brillano per un monitoraggio capillare del resto.
Nel 2023 in provincia di Bolzano sono stati registrati 18 nuovi casi, contro gli 11 del 2022. Un aumento del 61% in un solo anno, con un'incidenza di 3,6 nuovi casi ogni 100mila abitanti contro i 3,2 del resto d'Italia. Nel 2024 i nuovi casi sono scesi a 12, più o meno uno al mese, mentre restano circa 700 le persone sieropositive attualmente in cura sul territorio provinciale.
A livello nazionale, secondo l'Istituto superiore di sanità, le nuove diagnosi di Hiv nel 2024 sono state 2.379, in linea con le 2.507 del 2023, un dato sostanzialmente stabile ma che nasconde un problema tutt'altro che marginale: la quota di diagnosi tardive, cioè scoperte quando il sistema immunitario è già compromesso, resta alta e riguarda ancora oggi due terzi degli eterosessuali e più della metà degli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini.
Per le altre infezioni sessualmente trasmesse, come clamidia, gonorrea e sifilide, non risultano invece, purtroppo, rilevazioni pubbliche specifiche per l'Alto Adige.
Il quadro nazionale ed europeo, però, aiuta a inquadrare il fenomeno di cui la misura altoatesina si occupa indirettamente, attraverso la distribuzione di preservativi. E forse aiuta a capire perché dovrebbe essere più diffusa e capillare.
In Italia, nel 2023, le diagnosi di gonorrea sono cresciute dell'83,2% in tre anni, toccando il massimo storico con 1.548 nuovi casi, con un'incidenza quasi esclusivamente maschile e un'età mediana di 31 anni. La sifilide primaria e secondaria è salita del 25,5% nello stesso periodo, con 752 nuovi casi.
La clamidia ha registrato un +21% concentrato soprattutto tra i giovani, che mostrano una prevalenza tripla rispetto alle fasce d'età più adulte.
A livello europeo il quadro tracciato dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie nel 2024 è ancora più netto: 106.331 casi di gonorrea nei ventotto Paesi Ue/See, il tasso più alto mai registrato dall'avvio della sorveglianza nel 2009 e un aumento del 303% rispetto al 2015.
La sifilide più che raddoppiata nello stesso arco di tempo, con 45.577 casi. La clamidia resta l'infezione più diffusa in assoluto, con 213.443 segnalazioni.
Insomma, i numeri non parlano. Urlano. E lo fanno, anche, nello stesso paese in cui ancora non capisce a pieno quanto, in questo senso, possa essere utile l'educazione sessuo-affettiva fatta nelle scuole.
Perché è di questo, anche, che si parlerebbe.
C'è poi un altro capitolo che riguarda la salute riproduttiva delle donne. Si parla di due temi forse differenti e che dovrebbero essere inseriti per questo in differenti paragrafi. Ma anche no.
Parliamo anche di povertà mestruale. Perché chi non ha i soldi per gli assorbenti, con tutta probabilità, è la stessa donna o ragazza che non può nemmeno permettersi i contraccettivi.
Il Parlamento europeo ha stimato già nel 2022 che in Europa una ragazza su dieci non riesce a permettersi assorbenti e prodotti simili. In Italia, secondo l'Istat, oltre due milioni di famiglie vivono in povertà assoluta e circa 1,3 milioni di minori, il 13,8% del totale, sono a rischio povertà, un bacino dentro cui la spesa mensile per l'igiene mestruale diventa facilmente una voce da tagliare quando i conti non tornano e quando prima bisogna pensare a riempire il frigorifero. Il Gender Equality Index colloca il rischio di povertà femminile in Italia al 20%. Su questo sfondo si inserisce la vicenda, tutta italiana e piuttosto istruttiva, dell'IVA sugli assorbenti. Fino al 2021 l'aliquota era al 22%, la stessa dei beni di lusso. Nel 2022 è scesa al 10%, nel 2023 al 5%, per poi tornare al 10% con la legge di bilancio 2024, un passo indietro che ha riacceso le polemiche.
Oggi l'Italia è il sesto paese Ue per aliquota più alta sui prodotti mestruali, dietro Ungheria, Danimarca, Croazia, Svezia e Finlandia, mentre altri paesi hanno scelto la strada opposta: Irlanda e Regno Unito hanno azzerato la tassa, la Spagna è arrivata allo 0% nel 2023, la Francia resta al 5,5%. A maggio 2026 Forza Italia ha depositato in Senato un disegno di legge per riportare l'aliquota al 5%, sostenendo che i prodotti per l'igiene femminile debbano essere riconosciuti come beni di prima necessità.














