''In Australia 90% popolazione vaccinata e azzerati tumori al collo dell'utero'', l'Ulss invito ad aderire: ''Con screening ridotta mortalità cancro mammella e colon-retto''
La Regione Veneto ha rilasciato i dati sull’adesione e la copertura agli screening oncologici di utero, mammella e colon retto. Buona la risposta nella popolazione bellunese, con il tasso di copertura che supera gli obiettivi regionali, soprattutto per quanto riguarda i primi due, complice la maggiore sensibilità delle donne sul fronte della prevenzione

BELLUNO. “Gli screening di utero, mammella e colon retto, attivi ora a livello regionale, da sempre sono importanti perché hanno contribuito a ridurre la mortalità per tumore alla mammella e al colon-retto del 20%, con una netta riduzione anche dei nuovi di quest'ultimo del 20%”. Così Giuseppe Dal Ben, commissario Ulss 1 Dolomiti, introduce i dati appena rilasciati dalla Regione Veneto sull’andamento degli screening oncologici sul territorio. Sono in particolare tre gli indicatori chiave quando si parla di prevenzione in tal senso: estensione, cioè il numero di persone che ricevono l’invito a effettuarla, adesione, cioè quanti effettuano il test sul totale degli invitati, e la copertura, che è la proporzione di popolazione che aderisce rispetto alla popolazione target.
Come risponde la cittadinanza bellunese? Bene, poiché soprattutto per la copertura i dati si attestano sopra gli obiettivi regionali per tutti tre gli screening. Ma vediamoli nel dettaglio. “Quello all’utero - spiega Jacopo Fagherazzi, responsabile aziendale screening - ha l’obiettivo di ridurre l’incidenza di mortalità per il tumore della cervice uterina, causato dal papillomavirus o Hpv, individuando lesioni precancerose. Si rivolge a donne tra 25 a 64 anni e con il tempo è stata inserita nel calendario la vaccinazione che copre dai ceppi ad alto rischio: è offerta gratuitamente entro i 15 anni di età, ma può essere fatta in qualsiasi momento”.
In provincia i test sono svolti in 15 sedi, mentre gli esami di secondo livello (qualora si rilevino alterazioni sospette) sono eseguiti a Feltre, Belluno e Pieve di Cadore. Nel 2025 la copertura è stata del 58% (59% in Veneto), con oltre 6mila donne che hanno eseguito Hpv test e/o pap test di primo livello (6.561), delle quali 504 sono state invitate alla colposcopia e 71 inviate a intervento.
A questi dati, però, vanno aggiunti quelli di chi lo fa privatamente. “La percentuale potrebbe essere quindi più alta - nota Giorgio Guazzelli, referente per lo screening del collo dell’utero - ma l’importante è garantire la salute femminile. Ricordiamo però la centralità anche del vaccino, che protegge anche la popolazione maschile: si pensi che, se tutti i bambini fossero vaccinati, i tumori al collo dell’utero sarebbero molto rari. In Australia, ad esempio, con la vaccinazione che ha raggiunto oltre il 90% della popolazione, nel 2025 non c’è stato alcun caso di tumore al collo dell’utero”.
Anche sul fronte della prevenzione mammaria, le bellunesi rispondono bene. Qui lo screening ha l’obiettivo di ridurre la mortalità del tumore, che non ha lesioni pre cancerose quindi si cerca di prenderlo allo stadio più precoce possibile. Dal 2025 è rivolto alla fascia 45-74 anni e si svolge ogni due anni presso le radiologie di Belluno, Feltre, Agordo e Pieve. Se si riscontrano lesioni, invece, gli approfondimenti sono eseguiti a Belluno e Feltre.
Qui la copertura riguarda oltre 7 donne su 10 (75%, contro il 66% regionale) e l’adesione supera l’80% nella fascia 45-49 anni. I dati sono quindi ottimi: nel 2025, si sono eseguite 14.466 mammografie, con 810 donne invitate ad approfondimenti diagnostici e 140 inviate a intervento. Di queste, in 55 si è riscontrato un tumore, che era in stadio avanzato in 7 casi - a riprova che, purtroppo, non sempre i sintomi sono presenti.
Infine, il colon-retto. “Anche qui - conclude Fagherazzi - la prevenzione riduce incidenza e mortalità con diagnosi precoci. Si rivolge alle persone da 50 a 74 anni tramite la ricerca di sangue occulto nelle feci, che si svolge a domicilio con il ritiro di un kit in farmacia. Le farmacie svolgono dunque un ruolo centrale: in provincia hanno aderito in 73, pari al 96% del totale”. La copertura dello screening nel 2025 ha raggiunto il 56,7%, leggermente inferiore a quella regionale (58%) - complice la difficoltà a rispondere nei territori più lontani ma anche il coinvolgimento maschile, perché le donne risultano statisticamente più sensibili alla prevenzione. I test eseguiti sono stati 20.850, dei quali 1.750 persone hanno eseguito la colonscopia (secondo livello) mentre sono state 41 le lesioni identificate e trattate come carcinomi.












