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Trento
02 luglio | 08:32

Inchiesta Romeo, chiesto il rinvio a giudizio per 37 persone: fissata l'udienza preliminare. Stralciate le posizioni di Merler, Zeni e Betta

Tra le persone per le quali è stato richiesto il rinvio a giudizio ci sono l'ex sindaca di Riva del Garda, Cristina Santi, Vittorio Fravezzi, ex senatore ed ex sindaco di Dro, René Benko che sarebbe il vertice del sodalizio dal quale è nata l'inchiesta, Heinz Peter Hager suo rappresentante in Italia, Paolo Signoretti, l'uomo “trentino” del magnate Benko punto di riferimento per gli altri associati sul territorio e ancora Lorenzo Barzon che avrebbe condizionato diverse scelte della pubblica amministrazione

TRENTO. L'inchiesta Romeo che a dicembre del 2024 aveva provocato un vero e proprio terremoto nel mondo politico ed economico del Trentino, va avanti. I pubblici ministeri, infatti, nelle scorse ore hanno chiesto il rinvio a giudizio per 37 persone e per il 23 di ottobre è stata fissata l'udienza preliminare.

 

Alcune posizioni sono state stralciate dal procedimento principale. Tra queste c'è quella di Andrea Merler ex consigliere comunale ed ex vicepresidente di Patrimonio del Trentino. Nei suoi confronti sarebbe stato aperto un nuovo fascicolo, relativo ad alcuni presunti reati contro la pubblica amministrazione in concorso. Le altre posizioni stralciate e quindi fuori dall'inchiesta principale, riguardano l'ex assessore provinciale Luca Zeni e l'ex sindaco di Arco Alessandro Betta.

 

Per quanto riguarda la richiesta di rinvio a giudizio, stiamo parlando di 37 persone  che sarebbero accusate a vario titolo di associazione a delinquere, rivelazione e utilizzo di segreti d'ufficio ma anche estorsione, traffico di influenze illecite e falso ideologico.

 

Tra queste persone per le quali è stato richiesto il rinvio ci sarebbero l'ex sindaca di Riva del Garda, Cristina Santi, Vittorio Fravezzi, ex senatore ed ex sindaco di Dro, René Benko che sarebbe il vertice del sodalizio dal quale è nata l'inchiesta, Heinz Peter Hager suo rappresentante in Italia, Paolo Signoretti, l'uomo “trentino” del magnate Benko punto di riferimento per gli altri associati sul territorio e ancora Lorenzo Barzon che avrebbe condizionato diverse scelte della pubblica amministrazione.

 

I pubblici ministeri hanno adempiuto all'ordinanza del gip che imponeva loro di agire in giudizio nei confronti degli indagati nonostante per tutti questi capi di accusa la stessa Procura della repubblica riteneva non ci fossero elementi per andare a giudizio tanto che ne aveva chiesta l'archiviazione.

 

"L’inchiesta Romeo si protrae da sette anni ed è stata continuamente ridimensionata. Il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto di non archiviare il procedimento e di disporre l’imputazione coatta, ma gli approfondimenti condotti fin qui dimostrano l’inconsistenza degli elementi raccolti a carico di Heinz Peter Hager e Paolo Signoretti, e si confida nel fatto che la Procura chiederà anche in sede di udienza preliminare il proscioglimento per tutti i reati per i quali aveva già formulato richiesta di archiviazione. Il quadro è chiaro. Siamo sereni, e confidiamo in una pronuncia favorevole" hanno spiegato Carlo Bertacchi, legale di Heinz Peter Hager, e Giovanni Rambaldi, legale di Paolo Signoretti

 

 

L'INCHIESTA (QUI L'ARTICOLO)

Un vero e proprio terremoto quello che aveva colpito il Trentino-Alto Adige nel dicembre del 2024 e che aveva visto agli arresti domiciliari volti noti della politica e dell'imprenditoria del territorio.

 

Un'indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo della Procura della Repubblica di Trento, dai Carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale e dai Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Trento.

 

Le accuse iniziali sono state quelle di finanziamento illecito ai partiti, traffico di influenze illecite, truffa, indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, oltre a diversi reati contro la pubblica amministrazione, tra cui corruzione, induzione indebita, rivelazione di segreti d’ufficio e omissione di atti d’ufficio e altro ancora.

 

Le indagini, portate avanti in modo scrupoloso a partire dal 2019, avevano fatto emergere un intreccio tra imprenditoria e politica in tutta la regione, realizzato attraverso una compagine in grado di influire sulle scelte amministrative degli enti locali.

 

Le indagini avevano coinvolto 77 persone fisiche, tra cui 11 amministratori pubblici, 20 dirigenti e funzionari di enti locali e società partecipate, membri delle forze dell’ordine, professionisti e imprenditori.

 

Il gruppo affaristico, secondo l'accusa iniziale, che sarebbe stato in grado di influenzare e controllare le principali iniziative della pubblica amministrazione, soprattutto nel settore della speculazione edilizia in Trentino-Alto Adige, e avrebbe avuto al vertice l'imprenditore René Benko, capo del sodalizio, definito “uno dei promotori dell'associazione a delinquere”.

 

Alla fine del 2025 i pm avevano deciso di fare un passo indietro e avevano chiesto l'archiviazione di 35 ipotesi di reato (QUI L'ARTICOLO). La magistratura, però, aveva deciso di 'frenare' in particolare, sul reato di associazione per delinquere con l'aggravante del metodo mafioso. Ad inizio 2026 il gip aveva poi disposto l'imputazione coatta per tutti con l'archiviazione di alcuni episodi minori.

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