Svolta nell'inchiesta “Romeo”: la Procura fa un passo indietro e frena sull'associazione con metodo mafioso
Un cambiamento non di poco conto contenuto nel documento depositato il 26 novembre scorso e che ora dovrà passare al vaglio del giudice. Cadendo le accuse principali resterebbero in piedi solo alcuni reati – fine . Le indagini avevano coinvolto 77 persone fisiche, tra cui 11 amministratori pubblici, 20 dirigenti e funzionari di enti locali e società partecipate, membri delle forze dell’ordine, professionisti e imprenditori

TRENTO. Svolta nell'inchiesta “Romeo” che nel dicembre del 2024 aveva provocato un vero e proprio terremoto nel mondo politico ed economico del Trentino. I pm hanno deciso di fare un passo indietro e chiesto l'archiviazione di 35 ipotesi di reato. La magistratura frena, in particolare, sul reato di associazione per delinquere con l'aggravante del metodo mafioso.
Un cambiamento non di poco conto contenuto nel documento depositato il 26 novembre scorso e che ora dovrà passare al vaglio del giudice. Cadendo le accuse principali resterebbero in piedi solo alcuni reati – fine al commercialista Heinz Peter Hager, l'imprenditore Paolo Signoretti, l'architetto Andrea Saccani e la dirigente del comune di Bolzano Daniela Einstecken. Stessa situazione, fra gli altri, anche per l'ex sindaca di Riva del Garda Cristina Santi.
L'INCHIESTA (QUI L'ARTICOLO)
Un vero e proprio terremoto quello che aveva colpito il Trentino-Alto Adige nel dicembre del 2024 e che aveva visto agli arresti domiciliari volti noti della politica e dell'imprenditoria del territorio.
Un'indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo della Procura della Repubblica di Trento, dai Carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale e dai Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Trento.
Le accuse iniziali sono state quelle di finanziamento illecito ai partiti, traffico di influenze illecite, truffa, indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, oltre a diversi reati contro la pubblica amministrazione, tra cui corruzione, induzione indebita, rivelazione di segreti d’ufficio e omissione di atti d’ufficio e altro ancora.
Le indagini, portate avanti in modo scrupoloso a partire dal 2019, avevano fatto emergere un intreccio tra imprenditoria e politica in tutta la regione, realizzato attraverso una compagine in grado di influire sulle scelte amministrative degli enti locali.
Le indagini avevano coinvolto 77 persone fisiche, tra cui 11 amministratori pubblici, 20 dirigenti e funzionari di enti locali e società partecipate, membri delle forze dell’ordine, professionisti e imprenditori.
Il gruppo affaristico, secondo l'accusa iniziale, che sarebbe stato in grado di influenzare e controllare le principali iniziative della pubblica amministrazione, soprattutto nel settore della speculazione edilizia in Trentino-Alto Adige, e avrebbe avuto al vertice l'imprenditore René Benko, capo del sodalizio, definito “uno dei promotori dell'associazione a delinquere”.
Oggi il passo indietro della Procura su alcuni reati e in particolare la frenata sull'associazione per delinquere con l'aggravante del metodo mafioso apre ad una nuova svolta per la posizione di diverse persone coinvolte. Occorrerà ora attendere la decisione del giudice sulle richieste dei pm.












