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Trento
10 luglio | 09:58

Sciabolata, chiuse le indagini sul secondo filone: 34 indagati tra droga e riciclaggio, nel mirino degli investigatori anche imprenditori e gestori di locali trentini

La Procura ha chiuso le indagini del secondo filone dell'inchiesta "Sciabolata" che riguarda il traffico di sostanze stupefacenti e il riciclaggio di denaro, ci sono 34 persone indagate che ora avranno 20 giorni di tempo per presentare le proprie memorie 

TRENTO. Sono state chiuse le indagini relative al secondo filone dell'inchiesta “Sciabolata” che si sono concentrate sullo spaccio di droga e sul riciclaggio di soldi. Nei giorni scorsi è arrivato l'avviso di conclusione delle indagini con la notifica arrivata a 34 persone coinvolte a vario titolo che avranno ora 20 giorni di tempo per presentare le proprie memorie.  

 

Tra i coinvolti ci sono nomi di primo piano come Claudio Agostini, ristoratore di Andalo, che sarebbe stato ritenuto il vertice dell'organizzazione che si occupava dello spaccio ma anche il figlio Gabriele. Sempre in questo filone ci sarebbero anche fra gli indagati i fratelli Artan e Jentor Zanai, gestori del bar Dolce Vita  di Trento. In quest'ultimo caso il riesame dell'ordinanza di dissequestro del locale, avrebbe specificato che il legame con lo spaccio sarebbe solo una “mera ipotesi investigativa”. 

 

Tra gli altri coinvolti anche Michele Matera che sarebbe ritenuto intermediario del vertici dell'organizzazione e coinvolto sarebbe anche il figlio Daniele. A Claudio Agostini viene contestata l'associazione per delinquere per riciclaggio. Il denaro veniva reinvestito in lingotti d'oro e anche criptovalute. Secondo gli investigatori Agostini sarebbe riuscito ad accumulare fino a oltre 800 mila euro, metà provenienti dallo spaccio. 

 

L'inchiesta “Sciabolata”
L'inchiesta "Sciabolata" ha scosso e travolto parte dell'imprenditoria trentina con misure restrittive della libertà personale nei confronti di 37 persone (quando le indagini sono state rese pubbliche sono state 18 le persone finite in carcere, 2 agli arresti domiciliari, 13 divieti di dimora e 3 obblighi di dimora nella provincia di Trento, 1 obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria), per reati contro la pubblica amministrazione, traffico di sostanze stupefacenti, riciclaggio, autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori. E con il sequestro di beni e denaro che si aggirava sui 12 milioni di euro.

 

In questa operazione è risultata coinvolta, in particolare, la famiglia di imprenditori Agostini, titolari e punto di riferimento di diversi locali, ristoranti e hotel del territorio. In questo contesto nei guai anche l'ex presidente di Patrimonio del Trentino, Andrea Villotti.

 

Oltre a quest'ultimo filone di indagini chiuse nei giorni scorsi  e riguardanti lo spaccio di droga e il riciclaggio di denaro, c'è anche un altro filone.  Parliamo di quello dell'aggiudicazione, poi sfumata, del Grand Hotel Imperial di Levico Terme
L'accusa per tutti è di turbativa, per l'ex presidente c'è anche l'accusa di corruzione (QUI L'ARTICOLO). 

 

L'avviso di conclusione delle indagini del secondo filone, una anticamera della richiesta di rinvio a giudizio, offre ora la possibilità, come già detto, agli indagati di accedere agli atti e presentare eventuali memorie.

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