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| 05 gennaio | 19:19

Inferno di Crans Montana, "i ragazzi hanno filmato invece di scappare". Lo psicologo: "Commenti che sono forma di crudeltà, trasformano vittime in bersaglio dei giudizi"

Lo psicologo Francesco Boz: "Ogni commento che giudica il comportamento di quei poveri ragazzi non è altro che una disperata ricerca di controllo. Quello che è successo è una tragedia e non dice niente sulle vittime"

CRANS MONTANA. A cinque giorni dalla tragedia di capodanno di Crans Montana dove 40 persone sono morte - tra cui 6 ragazzi italiani - e 120 sono rimaste ferite, sono molti i temi di discussione in merito al tragico incendio scoppiato nel noto locale Le Constellation della nota località Vallesana.

 

E mentre si susseguono le fiaccolate e i momenti di cordoglio - e le autorità hanno completato l'identificazione di tutte le vittime e annunciato di aver indagato ufficialmente la coppia di proprietari del locale - ogni argomento inerente a ciò che è successo stato sfiorato e commentato, anche sui social network. Una delle "questioni" che hanno "impressionato" è il fatto che alcuni giovani, nel momento in cui le fiamme stavano divampando, abbiano filmato la scena con il cellulare, invece di provare a scappare subito. Con la domanda più inflazionata che è: perché lo hanno fatto?

 

A dare una spiegazione a questo comportamento è lo psicologo e divulgatore pordenonese Francesco Boz, docente universitario e fondatore del blog Psiche.org e tra le altre della seguitissima pagina L'Oltreuomo, oltre che attivissimo sui suoi canali social attraverso i quali analizza quotidianamente la contemporaneità.

 

"Dopo la tragedia di Crans Montana, ho letto il commento ripetuto ovunque: hanno filmato invece di scappare" inizia a spiegare lo psicologo, che prosegue: "Capisco lo shock, ma scrivere una cosa del genere vuol dire proprio sopravvalutarsi".

 

E poi entra nel dettaglio di quanto affermato, sottolineando come "nell'emergenza le persone non capiscono subito cosa sta succedendo", e ad emergere siano "incredulità, confusione e ricerca di segnali dagli altri" con  "anche i testimoni dell'incendio che l'hanno raccontato, affermando: pensavamo fosse uno scherzo".

 

"Con informazioni ambigue scatta spesso una forma di normalità: minimizzi, ritardi, e speri che tutto quanto rientri. E in più - prosegue Francesco Boz - sotto minaccia può comparire anche una risposta di freeze, cioè di congelamento, incapacità di reagire. E non è stupidità, è fisiologia della paura".

 

E poi il focus viene spostato su "ogni commento che giudica il comportamento di quei poveri ragazzi, che non è altro che una disperata ricerca di controllo".

 

Ad essere analizzate alcune frasi lette e rilette come "io al posto loro sarei scappato subito, non sarei andato in un locale senza uscita di sicurezza, e qualsiasi altra cosa suggerisca che a te non può succedere qualcosa di così terribile".

 

"Questo - spiega Francesco Boz - si chiama bias del senno di poi: quando conosci l'esito, tutto sembra più prevedibile e tu ti senti più competente di quanto lo saresti stato prima. E c'è anche l'illusione del controllo, l'idea che se ti convinci di sapere cosa fare allora sei al sicuro, ma è un'illusione".

 

Lo psicologo spiega come "nella realtà, in pochi secondi e in mezzo al panico, non sappiamo come reagiremmo".

 

E poi un pensiero finale: "Se i tuoi giudizi a posteriori li usi per raccontare come avresti potuto prevedere il picco dei bitcoin o il risultato di una partita di calcio, allora sei solo fastidioso. Ma davanti a una tragedia con decine di vittime e feriti, come quella del locale a Crans Montana, diventa una forma di crudeltà. Trasformi le vittime nel bersaglio dei tuoi giudizi. Quando l'unica cosa sensata, invece, è proprio sospendere i giudizi verso di loro e magari stare con chi soffre. Quello che è successo è una tragedia, e non dice niente sulle vittime".

 

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