“Intelligenza artificiale: serve ragionare su come regolarla, non possiamo pensare di fermarla". L'allarme di Fedriga: "L'Europa non progredisce perché ha paura di fallire”
Il presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga al workshop sull'intelligenza artificiale Aimpact: "Uno dei problemi principali è rappresentato dalla regolamentazione europea che nasce con le migliori intenzioni ma impedisce un vero sviluppo, ed è così che avviene che la tecnologia proveniente da altri Paesi come Stati Uniti e Cina si infiltra sempre di più togliendo all'Europa ogni capacità di sviluppare le proprie tecnologie ed imporsi dentro e fuori ai propri confini"

TRIESTE. “Le preoccupazioni che oggi esistono sull'Intelligenza artificiale riguardano come essa può condizionare la nostra società e il nostro modello economico. Tuttavia è una rivoluzione che corre veloce come il vento e il vento non si può fermare con le mani, ecco quindi che noi dobbiamo ragionare su come regolare l'intervento dell'Ia ma non possiamo pensare di fermarla".
Così il presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga è intervenuto nella mattina di oggi, 19 giugno, al workshop sull'intelligenza artificiale “Aimpact”, promosso da Delex Digital e che ha avuto luogo all'Urban Center di Trieste.
"Uno dei problemi principali è rappresentato dalla regolamentazione europea - ha sottolineato Fedriga - che nasce con le migliori intenzioni ma di fatto impedisce un vero sviluppo in Europa, ed è così che avviene che la tecnologia proveniente da altri Paesi come Stati Uniti e Cina si infiltra sempre di più togliendo all'Europa ogni capacità di sviluppare le proprie tecnologie ed imporsi dentro e fuori ai propri confini”.
Un intervento dai toni a ben guardare piuttosto critici, quello del governatore, nei confronti di una politica di sviluppo su un settore enormemente strategico quale é quello dell'Ia pesantemente deficitaria, che manifesta una serie di problemi a suo dire imputabili non tanto “all'Europa”, quanto piuttosto in Europa, a rimarcare come secondo Fedriga le ragioni per le quali il vecchio continente sarebbe indietro rispetto agli altri paesi del mondo sul fronte delle nuove tecnologie dipenderebbero da fattori culturali radicati profondamente in un tipo di mentalità che frena il progresso, e che andrebbe riconsiderata.
“Quando uscì per la prima volta un'app di intelligenza artificiale sull'iPhone era il 2022 – spiega il presidente – ma in Europa l'Ia non funzionava perché non aderiva alle regole europee, altrove sì, peccato che se da Trieste nel 2022 uno si fosse iscritto sull'Apple Store americano selezionando la lingua inglese poteva utilizzare quell'intelligenza artificiale fuori dalle normative europee pur stando in Italia. Ecco quindi che questa è la prova provata che anche se una regolamentazione può essere corretta in teoria, di fatto diventa fallimentare se a fianco non c'è un'attività di controllo e soprattutto di sviluppo”.
L'esempio più eloquente portato da Fedriga per evidenziare determinate rigidità culturali riguarda infatti il concetto di “fallimento”, qualcosa che nel nostro Paese e nell'Ue in generale rappresenta in quest'ottica un freno alla crescita di un progetto o di una professionalità, diversamente a quanto accade nei paesi più tecnologicamente sviluppati.
“A noi in Friuli Venezia Giulia in particolare, ma potrei dire lo stesso di tutta l'Europa, per competere nell'intelligenza artificiale e nelle nuove tecnologie in generale abbiamo due problemi fondamentali da risolvere – sostiene il presidente della regione – il primo è relativo ai grandi investimenti: è molto difficile purtroppo per un'azienda o una startup ricevere un finanziamento che avvii un progetto, anche se in certi casi riusciamo a risolvere andando a piccoli passi".
E poi l'altra problematica. "Il secondo è ben più profondo ed è culturale - conclude Fedriga - poiché riguarda l'approccio che noi abbiamo verso il fallimento, che da noi può comportare la fine per un'azienda, e la sua esclusione sociale. Come Friuli Venezia Giulia abbiamo intrattenuto dei rapporti stretti con gli Stati Uniti anche recentemente, lì il concetto di fallimento è accettato come l'inserimento in un percorso di crescita che poi porta al risultato. L'esempio più ovvio che mi sovviene è quello proprio della storia della ricerca scientifica: il raggiungimento di un successo è sì ciò di cui tutti si ricordano, ma non sarebbe stato possibile ottenerlo senza la sequela di fallimenti che ci sono stati prima.”.












