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21 settembre | 16:23

La Slovenia trattiene l'acqua e a Gorizia l'Isonzo è in affanno, il sindaco: ''Ridiscutere gli accordi del '76 tra Italia e Jugoslavia. Le condizioni climatiche sono cambiate''

La diga di Salcano regola le portate dell'Isonzo in base alla produzione idroelettrica. Il sindaco di Gorizia ha scritto in questi giorni al ministero dell'ambiente per fare pressione sul governo sloveno affinché cambino gli accordi sull'erogazione dell'acqua: “Morie di pesci, il fiume ridotto a un rigagnolo e agricoltura in crisi in tutta la provincia”

La Slovenia trattiene l'acqua e a Gorizia l'Isonzo è in affanno
di Redazione

GORIZIA. Salcano è un piccolo abitato di poco più di tremila abitanti, frazione del comune di Nova Gorica, in Slovenia, ma situato a pochi passi dal confine italiano e dalla città di Gorizia. Eppure in questo luogo sorge una diga sul fiume Isonzo-Soča che è parte integrante della centrale idroelettrica di “Solkan”, che sembra in grado di fare il bello e il cattivo tempo sulla portata del corso d'acqua, dalla quale dipende l'economia di una porzione non trascurabile del territorio goriziano. Una questione annosa, tornata ad acuirsi dopo la marcata siccità dell'ultima estate, che ha messo in difficoltà anche il comparto agricolo della zona.

 

A fronte di ciò, il sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna si è rivolto al ministero dell'Ambiente, presieduto da Gilberto Pichetto Fratin, chiedendo una revisione delle modalità di gestione delle acque dell'Isonzo da parte della diga di Salcano e ritenendo che gli accordi in vigore, risalenti agli anni Settanta, non siano più adeguati alle attuali condizioni climatiche e alle criticità ambientali registrate negli ultimi anni nel tratto italiano del fiume. “Per capirci è un po' come se la quantità di ossigeno che serve a una persona per respirare le venisse erogata tutta nei primi tre minuti della giornata. La media sulla carta è rispettata ma è chiaro che in breve si va in affanno – spiega per Il Dolomiti Ziberna -. La regolazione del flusso d'acqua del fiume Isonzo corrisposto nel nostro territorio è figlia degli accordi di Osimo del 1976 tra Italia e Jugoslavia, per questo ho scritto al ministro e al viceministro dell'ambiente Gava affinché si ridiscuta almeno questa parte degli accordi perché in cinquant'anni la situazione climatico-ambientale è estremamente cambiata e questa situazione non è più sostenibile''.

 

''E' infatti un problema che riguarda in primis il nostro territorio di Gorizia - prosegue il primo cittadino - ma anche e soprattutto altre zone della provincia, come Redipuglia o Sagrado, dove davvero per ampi tratti l'acqua che arrivava era alla stregua di un rigagnolo, e teniamo conto che circa il 25% del Pil della nostra provincia dipende dall'agro-economia, quindi l'acqua è essenziale. Come accennavo, se la media d'acqua garantita dalla diga è rispettata, il problema sono i picchi. Non solo questa estate ma anche anni fa c'era stata una moria di migliaia e migliaia di pesci a causa della carenza d'acqua dell'Isonzo nel nostro territorio, perché dopo il picco l'acqua se n'è andata e le specie ittiche sono in gran parte morte”.

 

In effetti, trattandosi di una centrale idroelettrica, quella installata nella zona di Salcano in Slovenia, la tendenza da parte della diga è quella di trattenere l'acqua nei momenti nei quali la centrale è a regime e produce energia, relegando il rilascio dell'acqua in momenti poco funzionali come ad esempio di notte, in un'attività fortemente legata al bisogno energetico. “L'auspicio è che il ministero solleciti il governo sloveno sull'hydropeaking – aggiunge il sindaco di Gorizia -, cioè aumentare la regolarità nel rilascio dell'acqua da parte della diga di Salcano. Unitamente a ciò abbiamo anche chiesto l'istituzione di una vera e propria unità di crisi sul territorio così che nel caso si verifichino nuovamente delle emergenze ci si possa confrontare in tempo reale. Una risposta che è arrivata in tal senso dal sottosegretario Gava è l'organizzazione di un incontro bilaterale della Commissione mista italo-slovena per l'idroeconomia, che discuterà il problema il prossimo 30 settembre”.

 

Una partita transfrontaliera pronta a riaprirsi sul tema dell'acqua, risorsa sempre più ricercata a causa del cambiamento del clima, per salvare il comparto agricolo del goriziano e dell'isontino.

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