L'assurda (non)gestione del lupo in Alto Adige: non si aiutano gli allevatori ma li si accontenta con gli abbattimenti. Dopo la prima uccisione, 11 predazioni e scatta la seconda
La strategia populista di Kompatscher e della sua giunta si sta rivelando totalmente sbagliata. Oggi è stato ucciso un lupo nella stessa zona dove vi era stato un abbattimento meno di un mese fa ma non avendo aiutato gli allevatori ad allestire i sistemi di difesa necessari le predazioni sono continuate e si è arrivati al provvedimento di uccisione (tra l'altro pubblicato ma non certo pubblicizzato tanto che è stato il Dolomiti a darne notizia ieri) . Il Wwf: ''Se dopo la rimozione di un lupo le predazioni proseguono, è evidente che l’abbattimento non è una soluzione efficace''

BOLZANO. Errata e controproducente: la definisce così il Wwf, la politica adottata dalla Provincia di Bolzano di (non)gestione del lupo. D'altronde l'ennesimo abbattimento nell'area di Marebbe, Braies e Valdaora eseguito oggi, a poche settimane di distanza, dall'uccisione di un altro lupo mostra in maniera plastica l'inutilità di questa strategia. Infatti, spiega il Wwf Italia, ''nelle settimane successive al primo abbattimento sono state accertate altre 11 predazioni sul bestiame nella medesima area. Un dato che dovrebbe indurre la Provincia a interrogarsi sull’efficacia dell’approccio adottato, che appare evidentemente inefficace''.
''Se dopo la rimozione di un lupo le predazioni proseguono, è evidente che l’abbattimento non è una soluzione efficace per risolvere il problema”, dichiara Gianluca Catullo, responsabile specie e habitat Wwf. “La tutela degli allevatori, la riduzione dei danni e la coesistenza tra lupo e zootecnia devono essere l’obiettivo prioritario, ma per conseguirlo è necessario la Provincia abbandoni la sua strategia populista alla ricerca di facili consensi, inaccettabile oltre che inefficace”.
L’associazione ribadisce come una strategia efficace debba prevedere investimenti seri da parte della Provincia per un supporto diretto alle malghe per la corretta gestione degli animali al pascolo e in alpeggio e il monitoraggio degli eventi di predazione. La semplice replicazione di decreti di abbattimento diviene una misura emergenziale permanente, utile ad ottenere il consenso delle associazioni agricole più oltranziste, ma che sul medio-lungo termine andrà a penalizzare gli stessi allevatori. Anche perché gli abbattimenti non possono continuare all'infinito. Ispra infatti aveva stabilito delle ''quote'' per territorio e per l'Alto Adige era stato fissato a un massimo di 2 all'anno. Quindi la strada è una sola: stare vicini agli allevatori e aiutarli a mettersi in sicurezza (anche perché le strategie quando messe bene in campo assicurano bestiame e stabilità).
Nel caso specifico, prosegue l'associazione, secondo la documentazione resa pubblica, emergono interrogativi sia sull’adeguatezza delle misure di prevenzione adottate nelle malghe interessate dalle predazioni, sia sull’iter seguito dalla Provincia. ''Quando è stato emanato il primo provvedimento, gli allevamenti interessati dagli eventi di predazione risultavano essere privi di recinzioni elettrificate, cani da guardiania o altri specifici strumenti di protezione del bestiame. E - aggiungono dal Wwf - nulla è cambiato dopo l’abbattimento del primo esemplare''.
“Prima di decretare la rimozione di un animale occorre aver verificato concretamente quali misure preventive siano state adottate. Il prelievo di un lupo in caso di ingenti danni al comparto zootecnico è un’opzione prevista dalle normative, ma solo nei casi limite in cui siano state adottate tutte le strategie possibili e che queste si siano rivelate inefficaci. E qui è evidente che questi criteri non siano stati minimamente considerati”, prosegue Gianluca Catullo, responsabile specie e habitat Wwf.
Abbattere un lupo perché in un’area ci sono delle predazioni senza aver aiutato gli allevatori a mettersi in sicurezza con recinti elettrificati, cani da guardiania, formazione è un danno per gli stessi allevatori perché, come si è visto, via un lupo ne arriva un altro. Significa perpetrare in un approccio che punta ad ottenere facili consensi in contrasto con le norme vigenti e senza risolvere il conflitto.
Le più recenti evidenze scientifiche non solo dimostrano come gli abbattimenti non garantiscano efficacia nel diminuire i danni agli allevatori, ma sottolineano anche come sia impossibile su aree così vaste che l’intervento sia effettivamente mirato sull’animale responsabile delle predazioni.
La gestione del lupo deve essere fondata sulla conoscenza e sulla capacità di intervenire in modo mirato, prevenendo il conflitto lavorando negli specifici contesti, e non sulla logica del “rimuovere un lupo perché ci sono stati danni". La quasi coincidenza tra l’ordine di abbattimento e l’abbattimento stesso rende praticamente impossibile per le associazioni chiedere un intervento alla magistratura che in passato molte volte è riuscita ad evitare gli abbattimenti di lupi e orsi.
È necessario che la Provincia di Bolzano chiarisca quale sia la propria strategia complessiva per la gestione del lupo e del conflitto con la zootecnia. Se l’obiettivo è ridurre realmente i danni, gli abbattimenti non possono rappresentare uno strumento di gestione. Il Wwf Italia chiede quindi alla Provincia Autonoma di Bolzano di rafforzare concretamente le misure di prevenzione, di incrementare gli investimenti specificamente nelle situazioni che più necessitano di supporto, garantire un sistema di monitoraggio trasparente degli eventi di predazione e assicurare il rispetto delle normative vigenti.
In un periodo storico delicato per la coesistenza con i grandi carnivori sono necessari approcci razionali e basati sulle evidenze scientifiche.














