Mentre gli scontri agitano le piazze, una studentessa scrive alle istituzioni: "So di non sapere tutto, ma noi ragazzi dobbiamo dire la nostra sul futuro della scuola"
Dall'Inghilterra una giovane di Merano si rivolge all'assessore provinciale con una riflessione su insegnanti, istruzione e scuola. Un esempio di partecipazione civile che ricorda come le idee possano trovare spazio anche (ma non necessariamente) lontano dalle piazze

BOLZANO. In giorni in cui le cronache raccontano di proteste che degenerano in scontri, danneggiamenti e violenze, c’è anche un altro modo in cui i giovani decidono di far sentire la propria voce. Una studentessa altoatesina, attualmente in Inghilterra dove passerà il quarto anno delle superiori, ha deciso di farlo con una lettera indirizzata all’assessore per la scuola tedesca Philipp Achammer, in cui ragiona sulle problematiche della scuola in Alto Adige, confrontandola con la propria esperienza inglese e ponendo domande fondamentali sul futuro dell’istruzione altoatesina.
La lettera, qui tradotta dal tedesco, si apre con il classico “Egregio assessore Achammer”. Un saluto formale, seguito da una riflessione articolata su problemi e opportunità per la scuola in Alto Adige.
A colpire non è soltanto il contenuto, ma anche il modo in cui viene esposto. Un confronto pacato e ragionato, in cui la ragazza riconosce i propri limiti senza rinunciare a esprimere idee e chiedere alla politica risposte concrete. Un approccio che colpisce soprattutto in giorni segnati dalle notizie di disordini e tumulti durante alcune manifestazioni a Milano e Torino. Vicende molto diverse, che ricordano però quanto sia importante distinguere la partecipazione democratica dagli episodi di violenza, senza confondere le responsabilità di alcuni con quelle di un'intera generazione.
Nella lettera la ragazza racconta di star approfondendo i propri studi sulla politica e la sociologia e di aver avuto l’occasione di confrontare i sistemi scolastici di Inghilterra e Alto Adige, notando “quanto possa essere diverso il modo di insegnare e quanto si possa imparare in un tempo relativamente breve, quando si pongono aspettative elevate nei confronti dell’insegnamento e si creano condizioni adeguate per realizzarle”.
A colpirla particolarmente sono state la carenza di insegnanti e lo sciopero dei docenti dello scorso anno. Due questioni al centro del dibattito sulla scuola in Alto Adige che l’hanno spinta a chiedersi e a chiedere all’assessore “quale importanza attribuisca la politica provinciale altoatesina agli investimenti a lungo termine nell’istruzione”.
“Quando non si riescono a coprire i posti di insegnamento o si verificano continui cambi di personale – scrive –, a mio parere questo finisce per avere conseguenze anche sulle studentesse e sugli studenti. Proprio quando mancano insegnanti o vengono sostituiti da persone prive di una formazione adeguata, ritengo che la qualità della formazione e dell’insegnamento non debba risentirne. Per questo credo sia importante discutere di come rendere più attrattiva la professione docente, anche attraverso una retribuzione adeguata e buone condizioni di lavoro”.
Ma la sua riflessione non si ferma alle richieste economiche. Accanto ai diritti degli insegnanti, la studentessa richiama anche l'importanza della loro preparazione.
“Al tempo stesso, però, anche i requisiti e le aspettative riguardo alla qualità dell’insegnamento dovrebbero essere elevati. Se gli insegnanti hanno una responsabilità così grande nella formazione dei giovani, ritengo debba essere scontato che possiedano qualifiche adeguate e una buona preparazione”, aggiunge.
Un altro tema affrontato è quello delle pari opportunità: “Non tutti i bambini crescono con le stesse possibilità. Le scuole possono quindi essere un luogo in cui compensare, almeno in parte, le differenze sociali: grazie a bravi insegnanti, attività culturali, visite e gite, progetti, educazione politica e alla possibilità di conoscere realtà con cui forse non si entra in contatto nel proprio ambiente familiare”.
Per questo ritiene che “investire nell’istruzione sia particolarmente importante proprio nell’attuale situazione politica. In un periodo in cui gli estremismi politici e le tendenze antidemocratiche tornano a rafforzarsi, credo che i giovani abbiano ancora più bisogno della possibilità di acquisire conoscenze, ampliare i propri orizzonti, pensare in modo critico, conoscere prospettive diverse e valutare autonomamente le dinamiche politiche. Naturalmente l’istruzione non può risolvere ogni problema sociale, ma crea presupposti importanti per una società democratica e consapevole”.
È poi nella conclusione che emerge con chiarezza la forza della lettera. La ragazza riconosce i propri limiti, sa di non conoscere tutti i meccanismi politici e finanziari che guidano le decisioni, ma rivendica il diritto di fare domande. In quanto studentessa e in quanto cittadina.
“So che, in quanto studentessa, non conosco tutti gli aspetti e i nessi politici e finanziari. Tuttavia, ritengo che proprio noi studentesse e studenti dovremmo contribuire con il nostro punto di vista quando si tratta del futuro del nostro sistema educativo. È proprio per questo che non ho voluto tenere le mie riflessioni soltanto per me, ma rivolgermi direttamente a una persona che ha responsabilità politiche in questo settore. Mi interesserebbe quindi molto sapere come vede lo sviluppo futuro del sistema educativo altoatesino e quali misure ritiene necessarie per garantire un’istruzione di qualità anche nel lungo periodo”, conclude.
La ragazza non dice di avere la soluzione a tutti i problemi, non dichiara di avere le risposte a tutte le domande. Ma non nasconde di avere domande e perplessità e chiede, giustamente, una risposta a chi ha il compito di prendere decisioni sul futuro della scuola. Una giovane cittadina che chiede di essere ascoltata e di conoscere le intenzioni della politica. Ora la palla passa all'assessore Achammer: raccogliere l'invito al confronto sarebbe già un primo segnale importante.














