Morì per evitare un ungulato, il Tribunale riconosce la responsabilità della Regione: i cartelli di avvertimento non bastano per prevenire gli incidenti
L’incidente costato la vita a un 22enne di Treviso avvenne nell’ottobre del 2022: nel tentativo di evitare un ungulato, il giovane uscì di strada finendo contro una ringhiera e ribaltando l’auto. Ora, con una sentenza divenuta definitiva, il Tribunale di Belluno ha riconosciuto la corresponsabilità della Regione Veneto per non aver agito in misura sufficiente a prevenire il sinistro

SEDICO. Il 24 ottobre 2022 il 22enne Alessandro Tabaku, di Codognè, rimase vittima di un incidente stradale lungo la Sr203 Agordina. Alle prime ore del mattino, il mezzo sul quale viaggiava si rovesciò dopo aver impattato contro la ringhiera di un'abitazione nel tentativo di evitare un animale, probabilmente un cervo o un capriolo. Ora la Regione è stata riconosciuta come corresponsabile per non aver agito in via preventiva.
Già all’epoca il consigliere provinciale Franco De Bon, delegato a caccia e pesca, aveva paragonato i rischi rappresentati dagli attraversamenti degli ungulati alla caduta massi dalle pareti che sovrastano diverse strade del territorio bellunese, chiedendo di intervenire con almeno un attraversamento faunistico all'anno sulla rete stradale provinciale (qui).
In questi anni, però, tali attraversamenti lungo l’Agordina non sono stati realizzati. Recentemente, visti i ripetuti incidenti che ancora avvengono, in particolare lungo il rettilineo di Candaten, Il Dolomiti aveva interpellato il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, che ha definito tale soluzione come “non scontata” per una serie di considerazioni legate alla compatibilità con il territorio (l’intervista).
Ora la situazione potrebbe (o dovrebbe) cambiare. È infatti diventata definitiva la sentenza dello scorso gennaio con la quale il Tribunale di Belluno ha riconosciuto la corresponsabilità della Regione Veneto nella morte di Tabaku. Decisione presa anche alla luce di una deliberazione di Giunta regionale del 2017 (n. 1443), nella quale si stabiliva che la Regione “concorre al risarcimento dei danni fisici e materiali subiti in un sinistro stradale provocato dall’impatto con fauna selvatica, qualora sia dimostrato che non sono state adottate le misure normalmente idonee a prevenire, evitare o limitare tali danni”.
Tra le misure indicate dalla stessa deliberazione rientravano la specifica e ben visibile segnaletica di pericolo a non più di 500 metri prima del luogo del sinistro, l'erezione di reti o barriere di protezione, l’apposizione di dispositivi ottici che riflettono la luce dei veicoli per abbagliare gli animali o la realizzazione di tunnel di attraversamento.
Con la recente sentenza, il Tribunale ha però ribadito che limitarsi a posizionare cartelli di avvertimento non basta. Non resta perciò che capire se questo provvedimento sarà invece sufficiente per spingere finalmente le istituzioni a mettere in sicurezza automobilisti e animali.







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