Pasqua, prezzi dei dolci in salita: pesano gli aumenti di cacao, caffè e cioccolato. L’allarme dell’artigianato: “C’è bisogno di personale e ricambio generazionale”
Mancano pochi giorni a Pasqua e per i dolci tipici la sorpresa è amara. In un settore a forte vocazione artigiana per il territorio bellunese come quello della produzione alimentare, non mancano le criticità: non solo aumento dei costi di materie prime ed energia, ma anche difficoltà a reperire personale

BELLUNO. Mancano pochi giorni a Pasqua e per i dolci tipici, dalle uova di cioccolata a colombe e focacce, la sorpresa è amara.
A intervenire è infatti il settore dolciario e delle pasticcerie, che a Belluno è a forte trazione artigiana. In provincia ci sono infatti 168 imprese, di cui 139 artigiane (82,7%): una percentuale più alta del 3% rispetto a quella veneta e del 13% rispetto a quella nazionale. Ci lavorano inoltre più di 830 persone, per un fatturato di 132 milioni di euro.
Non mancano però le criticità: come già denunciato da altri settori come autotrasportatori e costruttori bellunesi (qui), anche qui l’aumento dei costi sta mettendo a rischio il comparto. Si parte con i rincari: tra le materie prime, infatti, a febbraio 2026 si sono registrati pesanti aumenti per cacao in polvere (+17% su base annua), caffè (+12,9%) e cioccolato (+6,8%).
Preoccupano inoltre le ripercussioni della guerra del Golfo sui prezzi dell’energia, visto che per i forni di panifici e pasticcerie la variabile incide in modo pesante. E tutto ciò si ripercuote sui prezzi delle consumazioni: sempre a febbraio, i prodotti di gelateria e pasticceria sono aumentati del +3,1% su base annua, con aumenti ancora più marcati per quelli con un maggiore utilizzo di materie prime impattate da queste dinamiche, come le uova di cioccolato.
Ma non solo. Anche qui è sempre più arduo reperire personale: secondo Unioncamere-Anpal, nel 2025 il 79% dei nuovi lavoratori previsti in pasticceria, cioccolateria e gelateria sono di difficile reperimento perché manca preparazione adeguata (73,7%), e solo nel 20% dei casi per l’assenza di candidati. Un po’ meglio per i panificatori, difficili da trovare nel 58% dei casi (ma qui pesa di più la mancanza di candidati).
“Per continuare a garantire qualità e tradizione e non perdere un patrimonio di conoscenza – sottolinea Cristiano Gaggion, presidente della Federazione alimentaristi di Confartigianato – l’artigianato ha bisogno di personale e ricambio generazionale. In momenti di picco di domanda, come la Pasqua, questa criticità diventa ancor più pesante, tanto più se sommata all’aumento dei costi. La riforma dell’istruzione tecnico-professionale 4+2, che punta a rafforzare il collegamento tra scuola e mondo del lavoro, va nella direzione giusta, ma serve un investimento strutturale: servono laboratori più moderni e investimenti nella formazione, inserendo gli artigiani in percorsi formativi così che possano portare nelle scuole competenze aggiornate ai fabbisogni delle imprese”.
“Quando scegliamo i dolci pasquali - aggiunge Claudia Scarzanella, presidente di Confartigianato Imprese Belluno – dobbiamo puntare su tradizione e qualità che solo i prodotti artigianali possono garantire: probabilmente saranno più cari di quelli prodotti in serie, ma sicuramente anche più buoni e salutari. È comprando prodotti artigianali locali che si sostiene il territorio e si crea un circolo virtuoso di crescita diffusa: pensiamoci, mentre gustiamo i nostri dolci!”.












