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Trento
30 settembre | 12:08

"Per gli uomini che subiscono violenze in famiglia e stalking nessun cartellone? La sofferenza non ha genere: eppure per loro non ci sono campagne specifiche"

L'associazione "Padri in Movimento": "Non chiediamo di togliere nulla, ma di integrare. La cartellonistica sul territorio parla solo di donne vittime e di uomini che devono cambiare: manca un riferimento per l'uomo che la violenza la subisce"

Per gli uomini che subiscono violenze in famiglia e stalking nessun cartellone?
di Redazione

TRENTO. Da una parte il cartello nazionale sul 1522, che si rivolge alla donna vittima con il messaggio "Non sei sola"; dall'altra il manifesto della campagna provinciale "CambiaMenti", rivolto agli uomini che usano violenza, con il messaggio "Io posso scegliere, scelgo di cambiare".

 

E' da questo materiale affisso in uffici pubblici, provinciali e comunali, oltre che in locali aperti al pubblico sul territorio trentino, che nasce la riflessione dell'associazione "Padri in Movimento". 

 

"Non rimuovere nulla, ma integrare". È questa la richiesta inviata dall'associazione alla Provincia autonoma di Trento e alla Commissione provinciale pari opportunità, perché anche gli uomini vittime di violenza psicologica, fisica ed economica trovino nei luoghi pubblici un'indicazione chiara su dove rivolgersi.

 

"Il servizio CambiaMenti è utile e non ne mettiamo in discussione l'esistenza", spiega Luca Valentini, coordinatore regionale Trentino-Alto Adige di Padri in Movimento. "Ma osserviamo un fatto: negli stessi luoghi pubblici, l'unico riferimento rivolto a un uomo è quello per chi usa violenza. Per l'uomo che la violenza la subisce non c'è scritto nulla. È un vuoto che va colmato, non un cartello da cancellare".

 

A una precedente richiesta avanzata da un'altra associazione, l'amministrazione aveva risposto che la normativa impone l'esposizione dei cartelli attuali. "È vero, e nessuno lo contesta - prosegue Valentini -. Per questo la nostra richiesta è diversa: non sostituire, ma affiancare".

 

Il rapporto Istat sul 1522, pubblicato il 4 settembre 2026, riporta che nel 2025 il 24,5% delle chiamate valide (15.039 su 61.303) è stato classificato "fuori target", cioè non pertinente alla missione del servizio, e precisa che questa categoria comprende anche le chiamate da o su vittime di sesso maschile. Secondo i dati del Ministero dell'Interno relativi al 2020-2023, le vittime donne sono circa il 74% negli atti persecutori e l'81% nei maltrattamenti contro familiari e conviventi: circa una vittima su quattro di stalking e una su cinque di maltrattamenti in famiglia è quindi un uomo.

 

Nella lettera inviata oggi agli uffici competenti, Padri in Movimento chiede di affiancare ai cartelli esistenti un messaggio rivolto a tutte le vittime; di indicare quale servizio provinciale è oggi disponibile per gli uomini vittime e, se non esiste, di istituirlo; di garantire un riferimento telefonico di ascolto inclusivo; di valutare in sede consultiva le integrazioni alla legge provinciale 6/2010; e di aprire un confronto con le strutture competenti.

 

L'associazione ha inoltre chiesto i dati aggregati sugli uomini che si sono rivolti ai servizi antiviolenza in Trentino. "Chiedere che i servizi accolgano ogni persona non significa togliere risorse a chi già le riceve", conclude Valentini. "La sofferenza non ha genere. La tutela pubblica deve essere, per definizione, di tutti".

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