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Trento
29 ottobre | 06:00

Primi freddi e primi malanni. “Dal Covid al sinciziale: diversi i virus in circolazione ma l'influenza deve ancora arrivare (e quest'anno potrebbe essere più aggressiva)"

Il punto della dirigente del Dipartimento Prevenzione di Asuit, Mariagrazia Zuccali: "Siamo di fronte a un inizio di stagione fredda e alla circolazione di una serie di virus respiratori che caratterizzano il periodo. Ma al momento non abbiamo ancora registrato casi di influenza. Vaccinazioni? Puntiamo alla soglia delle 100mila"

Primi freddi e primi malanni

TRENTO. Chi un raffreddore, chi mal di gola e tosse, chi qualche linea di febbre – e chi, più sfortunato, deve fare i conti con tutto assieme. L'arrivo dei primi freddi in Provincia ha portato come ogni anno anche al ritorno dei cosiddetti “malanni di stagione”, che in particolare in questa fase però, precisano le autorità sanitarie trentine, non vanno confusi con l'influenza, che deve ancora presentarsi sul territorio – e che rischia quest'anno, secondo gli esperti, di risultare più aggressiva. Ma procediamo con ordine.

 

“Siamo di fronte a un inizio di stagione fredda e alla circolazione di tutta una serie di virus respiratori che caratterizzano il periodo – dice a il Dolomiti la dottoressa Mariagrazia Zuccali, dirigente del Dipartimento di Prevenzione di Asuit –. Pensiamo per esempio al Covid, che non ha però niente a che vedere oggi con l'aggressività vista negli anni della pandemia, o a diversi rhinovirus e adenovirus, al gruppo dei virus para-influenzali, al virus respiratorio sinciziale. Casi di influenza, al momento, non ne abbiamo registrati ma è probabile che a breve, tra qualche giorno o qualche settimana, comincino le infezioni”.

 

Attualmente in Trentino sta comunque proseguendo la campagna vaccinale anti-influenzale, raccomandata in particolare alle persone con più di 60 anni e a tutta una serie di categorie a rischio complicanze – dalle donne in gravidanza fino al personale medico, Qui la lista completa. “Al momento – continua Zuccali – abbiamo somministrato circa 20mila dosi nelle prime due settimane di campagna, un dato non particolarmente alto. L'obiettivo è quello di raggiungere la soglia delle 100mila vaccinazioni toccate lo scorso anno. Visto il periodo, i primi casi di influenza potrebbero verificarsi come detto a breve e sul territorio è pronta la nostra rete di medici sentinella, che come ogni anno ci permette di sorvegliare più del 5% della popolazione, la quota raccomandata per avere dei dati affidabili”.

 

Al momento, dice ancora la dottoressa, è impossibile stimare quando arriverà il picco della circolazione del virus – normalmente si registra a fine gennaio, lo scorso anno è stato particolarmente precoce arrivando circa un mese prima – ma quel che è certo è che il virus che circolerà quest'anno sarà diverso rispetto a quello della scorsa stagione.

“Le previsioni sulla stagione vengono realizzate – spiega infatti Zuccali – sulla base della circolazione virale nel corso dell'estate nell'emisfero sud. E abbiamo la consapevolezza che il virus sarà diverso da quello dell'anno scorso: l'immunizzazione residua non sarà quindi presente né per chi si è vaccinato né per chi ha contratto il virus e in questa stagione l'influenza potrebbe essere più aggressiva di quella dello scorso anno. Normalmente il virus cambia, si modifica, non rimane mai lo stesso, ma le variazioni possono essere più o meno significative: trovandoci davanti a un virus diverso da quello dello scorso anno, da parte nostra la raccomandazione è ancora più forte verso la vaccinazione”.

 

I “malanni” attuali, come anticipato, non sono però da ricondurre alla stagione influenzale: “In particolare per quanto riguarda il Covid – dice ancora Zuccali – la vaccinazione è a disposizione ma l'afflusso è basso, non c'è molta richiesta. Per il virus respiratorio sinciziale, che può essere anche molto pericoloso per i bambini più piccoli, siamo già al terzo anno di immunizzazione con anticorpi monoclonali, che hanno ridotto le infezioni dell'80% circa e, soprattutto, i ricoveri in ospedale e nelle terapie intensive”.

 

Il virus, per il quale non esiste una terapia specifica, è molto comune – e diffuso in particolare nei mesi autunnali e invernali – ma nei lattanti può causare bronchiolite o polmonite e, nei casi più gravi, rendere necessario il ricovero ospedaliero. “L'immunizzazione – conclude la dirigente del Dipartimento di Prevenzione – è stata effettuata anche quest'anno nei primi giorni di vita per i nati tra il 1 ottobre e il 31 marzo. Per i bimbi nati 'fuori' stagione invece, la chiamata è arrivata nelle ultime settimane, nel mese di ottobre, così da riuscire a immunizzare tutti i nuovi nati nel corso dell'anno”.

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