"Qualcosa di fantasmagorico e di storico", Franco Bragagna racconta la rimonta da leggenda di Andrea Kimi Antonelli al Gp di Monza
Franco Bragagna ci porta dentro il Gran premio di Monza per spiegare come Andrea Kimi Antonelli ha riscritto la storia del Gp di Monza: "Da un certo momento in poi capisci che è cambiata l'antifona del tifo italiano verso un pilota italiano"

BOLZANO. Una rimonta da leggenda, Monza incorona Andrea Kimi Antonelli. Dopo 60 anni, dopo Ludovico Scarfiotti, il Gran Premio d'Italia torna a far suonare l'inno di Mameli per un pilota tricolore.
Una penalità, la partenza in fondo al gruppo e una scalata incredibile fino in cima", Franco Bragagna racconta, su Il Dolomiti nel podcast "Sarò Franco", un'impresa da annali e ci porta dentro il Gp di Monza per spiegare come il giovanissimo pilota ha riscritto la storia.
"Sarò franco, franchissimo, come al solito. Sarà capitato, vi è capitato, ci sono giorni, volte, occasioni, in cui percepisci, capisci, realizzi, comprendi che sta accadendo qualcosa di bizzarro, strano, eccezionale, in questo caso fantasmagorico. Non lo uso mai questo aggettivo, storico, sì. Stavolta sì".
Perché arriva Monza. "Non accadeva dal 1953, ho l'onore di dire io non c'ero, Alberto Ascari allora, un pilota italiano in testa al Gran premio d'Italia, al Gran premio di Monza appunto, al campionato mondiale. E però è Andrea Kimi Antonelli, bolognese, vent'anni da pochi giorni. Ci arriva con l'obbligo di dover partire dall'ultima fila per una penalità da dover scontare nella gestione dei motori, troppo lunga da spiegare. Parte dall'ultima fila e immaginarlo fra i primi dieci va beh dai, sì, per passarli tutti certo, la Mercedes è nettamente superiore, però sono punticini che possono aiutare alla causa di chi voglia, Kimi Antonelli appunto, vincere il titolo mondiale".
E comincia a "sorpassare, sorpassare, sorpassa, sorpassa. C'è anche l'incidente al monegasco della Ferrari, Charles Leclerc, in questo di Monza, che è il tempio della Ferrari. Non si è fatto niente, un po' di delusione, c'è sempre Lewis Hamilton, ma da un certo momento in poi capisci che è cambiata l'antifona del tifo italiano verso un pilota italiano".
Cosa fa? "Avvicina George Russell che gli è davanti. George Russell, l'inglese, quest'anno deve aver immaginato: tocca a me, ho una macchina nettamente superiore, sono un gran pilota, il titolo mondiale potrebbe e dovrebbe essere mio. Non ha fatto i conti con questo fenomenino che sta diventando fenomeno, appunto, Kimi Andrea Antonelli. Eccolo, quel qualcosa di impossibile da immaginare, vince partendo da quella fila. Ludovico Scarfiotti vinse a Monza nel 1966 con il vantaggio di essere un pilota della Rossa, allora. E adesso mi viene in mente: prova a immaginare lo stato d'animo di un pilota che è nato, immagino, nel mio stesso reparto di ostetricia, quello dell'ospedale di Padova, Riccardo Patrese, cinque anni prima, che balza in testa con la sua Brabham, non Ferrari e lì è il problema, avrebbe rivinto altre volte e si sarebbe rifatto, viene fischiato, ha sorpassato Patrick Tambay, francese sì ma pilotante una Ferrari, e poi il pubblico in tripudio per la sua uscita. Oggi vorrei essere nei suoi panni".


















