Rimuovono il chip dalla carta d'identità, quattro denunce: tra le possibili cause la paura di essere tracciati
I carabinieri segnalano un fenomeno in crescita, legato anche alla falsa convinzione che il microchip permetta di tracciare gli spostamenti. Ma la carta elettronica non contiene alcun Gps né consente il tracciamento a distanza delle persone

LAIVES. Rimuovono il chip dalla carta d’identità elettronica, denunciate quattro persone, tre di Laives e una di Termeno. Secondo i carabinieri si tratta di un fenomeno sempre più diffuso legato alla falsa credenza che il chip dei documenti permetta alle autorità di tracciare i movimenti dei possessori.
L’ultimo caso risale a ieri, martedì 20 ottobre, quando un 47enne residente a Laives si è presentato alla stazione dei carabinieri. Durante le procedure di identificazione ha mostrato la propria carta d’identità elettronica, dalla quale aveva volontariamente asportato il microchip contactless, componente essenziale per le funzionalità elettroniche della carta. Il documento è stato quindi sequestrato e l’uomo denunciato in stato di libertà.
“Si tratta di un fenomeno che sta richiamando particolare attenzione anche in altre parti d'Italia, dove si registra un numero crescente di episodi analoghi, caratterizzati dalla rimozione del microchip dalle carte d'identità elettroniche – scrivono i militari –. Una delle possibili spiegazioni è riconducibile alla diffusione di convinzioni errate secondo cui il microchip consentirebbe di localizzare o monitorare gli spostamenti del titolare. Si tratta di un timore privo di fondamento tecnico, poiché la carta d'identità elettronica non contiene dispositivi Gps né consente il tracciamento a distanza delle persone. Non possono tuttavia essere escluse altre motivazioni, comprese quelle legate al tentativo di ostacolare i controlli elettronici o di agevolare eventuali frodi documentali”.
Il microchip della carta d’identità, però, non consente di seguire gli spostamenti dei titolari. Si limita a custodire informazioni anagrafiche e biometriche utili alla verifica elettronica dell’identità e all’accesso dei servizi digitali abilitati.
“La manomissione di un documento d'identità può comportare conseguenze penali anche significative”, avvertono i carabinieri. In casi particolari, l’alterazione di un certificato amministrativo può comportare la reclusione da quattro mesi a due anni. Nei casi in cui sia invece configurabile il possesso di un documento d'identificazione falso valido per l'espatrio, il codice penale prevede la reclusione da due a cinque anni, con pene più elevate nelle ulteriori ipotesi contemplate dalla norma.














