Salute mentale, aumentano le richieste di aiuto. Oltre 12 mila persone in cura, in 10 anni triplicati gli accessi dei giovani: “Il bisogno reale potrebbe essere maggiore”
Antonio Lasalvia direttore del Dipartimento ad attività integrata transmurale salute mentale di Asuit analizza la situazione in Trentino: "L’aumento può riflettere sia un maggiore bisogno sia una maggiore disponibilità a chiedere aiuto e una migliore capacità di riconoscere i problemi. Questi fattori possono agire insieme. Il punto positivo è che una rete presente sul territorio offre più occasioni per chiedere aiuto e intervenire prima, senza lasciare le persone e le famiglie sole di fronte alle difficoltà"

TRENTO. Sono oltre mille i giovani tra i 18 e i 24 anni seguiti dai servizi di salute mentale in Trentino: erano 335 nel 2015, oggi sono 1.065. Un dato più che triplicato in meno di dieci anni, che accende i riflettori su un disagio giovanile sempre più difficile da ignorare. E se a questo si considerano le circa 12 mila persone che nel 2024 si sono rivolte ai servizi (Dati Rapporto SISM 2026 del Ministero della Salute sui dati del 2024) , il quadro che emerge è quello di una domanda di aiuto in continua crescita.
“Sono dati che meritano attenzione; peraltro riguardano solo chi arriva ai servizi: non ci dicono in realtà quanto siano aumentati i disturbi nella popolazione” ci spiega il professor Antonio Lasalvia direttore del Dipartimento ad attività integrata transmurale salute mentale di Asuit. Ci sono solitudine, difficoltà familiari e scolastiche, precarietà economica, perdita del lavoro e fragilità che possono attraversare ogni età. E c’è anche una rete strutturata sul territorio.
In Trentino, infatti, i servizi assistono circa 256 persone ogni 10 mila abitanti adulti, contro una media italiana di 172. Questo permette di intercettare più persone e, soprattutto, a raggiungerle prima che il disagio diventi emergenza. Ma non mancano le criticità per quanto riguarda il personale e in particolare l'elevato turn over. “Alcuni giovani professionisti, dopo un periodo di lavoro nei nostri servizi, tendono a spostarsi in altre aree del Paese” spiega il direttore.
Direttore Lasalvia, il disagio psichico anche in Trentino sta aumentando. Quante sono le persone oggi seguite dal Servizio di salute mentale? È un aumento reale oppure siamo diventati più bravi a intercettare e diagnosticare questi problemi?
Nel 2024, ultimo anno del rapporto nazionale disponibile, i servizi di salute mentale per adulti del Trentino hanno assistito circa 12 mila persone. Tra queste, circa 1.600 erano nuovi utenti, persone che si sono rivolte per la prima volta ai servizi.
Un elemento positivo è la nostra capacità di presa in carico: in rapporto alla popolazione, e tenendo conto delle differenze di età, in Trentino i servizi assistono circa 256 persone ogni 10 mila abitanti adulti, contro una media italiana di 172. È un dato coerente con una rete territoriale capace di raggiungere molte persone e accompagnarle nei percorsi di cura. Non significa necessariamente che qui ci siano più disturbi: conta anche quanto i servizi siano accessibili e riescano a intercettare i bisogni.
Per quanto riguarda i giovani, secondo i dati ministeriali, le persone nella fascia di età tra 18 e 24 anni assistite dai servizi di salute mentale trentini sono passate da 335 nel 2015 a 1.065 nel 2024; il numero, cioè, si è più che triplicato. Sono dati che meritano attenzione; peraltro riguardano solo chi arriva ai servizi: non ci dicono in realtà quanto siano aumentati i disturbi nella popolazione.
L’aumento può riflettere sia un maggiore bisogno sia una maggiore disponibilità a chiedere aiuto e una migliore capacità di riconoscere i problemi. Questi fattori possono agire insieme. Il punto positivo è che una rete presente sul territorio offre più occasioni per chiedere aiuto e intervenire prima, senza lasciare le persone e le famiglie sole di fronte alle difficoltà.
Quali fasce di popolazione vi preoccupano maggiormente e che hanno mostrato maggiori criticità negli ultimi anni?
I giovani meritano particolare attenzione: è una fase della vita in cui possono comparire difficoltà importanti e intervenire presto può fare una grande differenza. L’apertura del Centro Crisi Adolescenti è una risposta concreta a questo bisogno.
Non dobbiamo però dimenticare gli adulti e gli anziani. La maggior parte delle persone seguite dai servizi per adulti appartiene alle fasce di età centrali della vita. Ci sono poi fragilità che attraversano tutte le età: solitudine, difficoltà economiche, problemi familiari, perdita del lavoro o della salute.
Il punto di forza del sistema trentino è poter mettere in relazione servizi per adulti, neuropsichiatria infantile, psicologia e dipendenze con i servizi sociali, la cooperazione sociale, le associazioni e le altre risorse della comunità. Questa rete deve aiutare anche chi è più isolato e fa più fatica a chiedere aiuto.
Nel rapporto nazionale sulla salute mentale si vede che il Trentino dispone di una rete articolata di servizi. I posti nelle strutture psichiatriche residenziali sono però inferiori alla media italiana. Come mai? Ne servono di più?
È vero, ma avere più posti nelle strutture residenziali non significa necessariamente offrire un’assistenza migliore. La media nazionale è un termine di confronto, non un obiettivo da raggiungere a ogni costo.
Il modello a cui ci ispiriamo è quello della salute mentale di comunità: aiutare le persone, per quanto possibile, a vivere nel proprio ambiente, mantenendo relazioni, autonomia e partecipazione alla vita sociale. Un punto di forza del sistema trentino è la stretta collaborazione che nel tempo si è sviluppata tra i servizi di salute mentale e la rete della cooperazione sociale, che offre opportunità riabilitative, abitative, lavorative e di inclusione nella comunità. È una sinergia essenziale per costruire percorsi che non si limitino alla cura dei sintomi, ma aiutino concretamente le persone a recuperare autonomia e partecipazione sociale.
Le strutture residenziali sono necessarie per alcuni percorsi di cura, ma non devono diventare luoghi in cui si rimane per anni perché mancano alternative. Il rischio, altrimenti, è ricreare forme di istituzionalizzazione, anche in strutture più piccole.
Un confronto interessante è quello con il Friuli-Venezia Giulia, una regione di riferimento per questo modello e tra le prime nel recente rapporto SIEP. Ha una dotazione residenziale quasi identica alla nostra: 3,2 posti ogni 10 mila adulti, contro 3,3 in Trentino e 5,2 nella media italiana.
Questo non dimostra che i nostri posti siano sufficienti per ogni bisogno. Dobbiamo verificare eventuali attese e quali soluzioni manchino. Ma la domanda non è soltanto quanti posti aggiungere: è anche come rafforzare l’assistenza a domicilio, i centri diurni e le possibilità di abitare con un sostegno adeguato. La qualità si misura nella capacità di offrire alle persone una cura appropriata e una vita il più possibile autonoma.
Lo scorso anno è stato inaugurato il Centro Crisi Adolescenti, che dispone di sei posti letto per i ragazzi tra 14 e 24 anni. Sono sufficienti rispetto alla domanda? Il personale è al completo o quali specializzazioni mancano?
Il bilancio iniziale è positivo. Nel primo anno di attività il Centro ha effettuato 130 ricoveri, riferiti a 80 ragazzi e ragazze; quasi la metà era minorenne. I posti sono stati occupati mediamente per oltre l’80% del tempo e i ricoveri sono durati, in media, circa due settimane. Il 60% delle dimissioni è avvenuto verso casa.
Il Centro offre un ambiente dedicato ai giovani e un’équipe che lavora insieme, superando la divisione tra servizi per minorenni e servizi per adulti. L’organico comprende due psichiatri, due neuropsichiatri infantili, due psicologi, una coordinatrice infermieristica, otto infermieri, otto tecnici della riabilitazione psichiatrica, tre operatori sociosanitari e un’assistente sociale.
Quanto ai sei posti, i dati mostrano una struttura molto utilizzata, che sta svolgendo la funzione per cui è nata. Per valutare se occorra ampliarla bisogna considerare anche eventuali attese e richieste non accolte. È altrettanto importante ciò che avviene dopo il ricovero: il Centro affronta la crisi, ma il percorso deve continuare vicino a casa, insieme ai servizi territoriali e alle famiglie.
Sentiamo spesso parlare di disagio giovanile in aumento. Quanto di quello che arriva ai vostri servizi è realmente psichiatrico e quanto invece è disagio sociale, scolastico, familiare o legato alla solitudine?
Non abbiamo una percentuale che permetta di separare queste situazioni, anche perché spesso si intrecciano. Un problema familiare o scolastico può provocare sofferenza senza essere una malattia; in altri casi può contribuire a un disturbo che richiede cure. E un disturbo può, a sua volta, rendere più difficile andare a scuola o mantenere le relazioni.
Al Centro Crisi Adolescenti arrivano generalmente le situazioni cliniche più complesse, comprese quelle caratterizzate da pensieri suicidari, tentativi di suicidio o comportamenti gravemente disregolati. Si tratta quindi della fascia di giovani con maggiore bisogno di assistenza e non rappresentativa di tutti i ragazzi che vivono una condizione di disagio psicologico o che si rivolgono ai servizi ambulatoriali
Il nostro compito è capire quale risposta serva. Non ogni sofferenza richiede un farmaco, ma ogni richiesta merita ascolto. Spesso occorre lavorare con la famiglia, la scuola e i servizi sociali: la salute mentale dei ragazzi riguarda tutta la comunità.
In generale, come negli altri servizi dell’Azienda, si registra una carenza di personale: psichiatri, psicologi, infermieri o educatori?
Nel complesso, i nostri servizi non vivono una carenza generalizzata di personale come quella che interessa altre realtà sanitarie. Il rapporto nazionale SISM 2024 documenta una dotazione complessiva superiore alla media italiana (circa 106 operatori ogni 100 mila adulti, contro 66 a livello nazionale). Per infermieri, educatori e tecnici della riabilitazione psichiatrica il quadro è favorevole: possiamo contare su una squadra che sostiene il lavoro dei servizi. Questo quadro complessivamente positivo non esclude tuttavia bisogni specifici e situazioni nelle quali le risorse devono essere ulteriormente rafforzate.
Anche per i medici, oggi, non siamo in una situazione di grave sofferenza. Negli ultimi anni la presenza della Scuola di Medicina a Trento ha reso il nostro territorio sempre più attrattivo per molti giovani medici psichiatri in formazione specialistica. Sono arrivati dalle scuole di specializzazione del Veneto, ma anche della Lombardia e dell’Emilia-Romagna, per completare qui la formazione e, nello stesso tempo, lavorare nei servizi attraverso le possibilità di assunzione note come “Decreto Calabria”. Il loro contributo è importante per l’assistenza sul territorio. Il problema, piuttosto, è l'elevato turnover: alcuni giovani professionisti, dopo un periodo di lavoro nei nostri servizi, tendono a spostarsi in altre aree del Paese, un fenomeno che interessa, con diversa intensità, i servizi pubblici in varie parti d'Italia.
La sfida è dare stabilità a questa presenza. Anche la psichiatria ha conosciuto un ricambio di medici negli ultimi anni: attrarre professionisti è importante, ma dobbiamo anche riuscire a trattenerli. Per questo considero prioritaria l’apertura di una scuola di specializzazione in Psichiatria in Trentino. Potrebbe aiutarci a formare qui gli specialisti di cui abbiamo bisogno e a offrire ai giovani una prospettiva professionale duratura.
Dal punto di vista delle tempistiche, qual è oggi il tempo medio reale per una persona che chiede aiuto, senza essere in emergenza, per essere presa in carico? Quale percorso deve seguire?
Per un adulto il primo passo è semplice: telefonare al Centro di salute mentale della propria zona. L’accesso è diretto e non richiede necessariamente l’impegnativa del medico di famiglia, che resta comunque un riferimento utile. Un operatore raccoglie la richiesta, valuta il bisogno e orienta verso la prima visita. Possono rivolgersi al Centro anche i familiari per segnalare una situazione di difficoltà.
La rete è distribuita sul territorio. Per l’area del distretto sud, il CSM di Tione per le Giudicarie (tel. 0465 331551), il CSM di Arco per Alto Garda e Ledro (0464 582280), il CSM di Rovereto per Vallagarina e Altipiani Cimbri (0464 403531); il CSM di Trento per il capoluogo e la Valle dei Laghi (0461 902850), il CSM di Cles (0463 660272) e il CSM di Mezzolombardo (0461 611420) per le altre aree del Distretto nord (Val di Non, Val di Sole e Rotaliana). Nell’area del distretto est i riferimenti sono Pergine per Alta Valsugana e Bersntol (0461 515466), Borgo per Bassa Valsugana e Tesino (0461 755206) Tonadico per il Primiero (0439 764453) e Cavalese per Fiemme, Fassa e Cembra (0462 242364). Gli orari di apertura dei vari CSM sono riportati sul sito ASUIT, nelle pagine dei singoli Centri, raggiungibili dalla pagina del Dipartimento di salute mentale.
Per le visite programmate i tempi possono variare tra i diversi servizi e in relazione alla priorità clinica; generalmente la prima valutazione viene garantita nell'arco di alcune settimane. Le situazioni urgenti vengono invece valutate tempestivamente: la persona può rivolgersi a qualunque Pronto Soccorso ospedaliero oppure accedere direttamente al Centro di Salute Mentale territorialmente competente, dove è presente un medico in grado di valutare il bisogno e indicare il percorso più appropriato.
Per bambini e adolescenti il percorso ordinario verso la neuropsichiatria infantile passa dal pediatra o dal medico di famiglia, con prenotazione attraverso il CUP. Il valore della nostra organizzazione è offrire punti di riferimento vicini alle persone e un percorso di cura adatto ai loro bisogni.
Quanto pesa la precarietà economica sulla salute mentale dei pazienti? Vedete un rapporto tra disagio abitativo, disoccupazione, precarietà lavorativa e disturbi psichici?
È un fattore importante. Non sapere se si riuscirà a pagare l’affitto, mantenere il lavoro o sostenere la famiglia può diventare una fonte di sofferenza. Anche la solitudine e la mancanza di una rete di sostegno contano.
Il rapporto può funzionare anche al contrario: un problema di salute mentale può rendere più difficile lavorare e mantenere una casa. Per questo curare significa anche aiutare una persona a ritrovare stabilità, relazioni e possibilità di partecipare alla vita sociale.
In Trentino la collaborazione con servizi sociali, Comuni, cooperazione e associazioni è una risorsa preziosa. La Giornata mondiale della salute mentale ci ricorda proprio questo: le cure sono essenziali, ma la salute mentale si costruisce anche nei contesti della vita quotidiana.













