Salute mentale, la denuncia del Comitato feltrino: “A Belluno il più alto tasso di ospedalizzazione dei minori. Servono spazi e figure dedicati al disagio giovanile”
Dopo il convegno promosso dall’Ulss 1 Dolomiti in occasione della giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, a intervenire con un commento è il Comitato feltrino per il diritto alla salute. Il focus è soprattutto sui giovani, per i quali si denunciano pochi servizi dedicati soprattutto in termini di prevenzione del disagio e dei disturbi d’ansia

FELTRE. “Scuole e famiglie devono trovare nel servizio sanitario una spalla per prevenire malattie sessualmente trasmissibili, aumentare la consapevolezza emotiva, contraccettiva e del proprio corpo e insegnare a riconoscere le proprie emozioni per contrastare meglio disturbi d’ansia e isolamento sociale. Chi abita i nostri territori ha bisogno di porre attenzione al tema e sostenere la fragilità, ma educazione all’affettività e alla sessualità, attenzione ad altri temi emergenti, servizi efficienti nella prevenzione e adeguato finanziamento del servizio pubblico devono esistere e non possono essere ridotti a scontro ideologico o di slogan”.
Si è tenuto nella giornata di lunedì 14 settembre l’incontro “Una comunità in dialogo” promosso dall’Ulss 1 Dolomiti in occasione della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio. Tanti i presenti, dalle autorità locali e regionali fino a operatori del settore e cittadini. A intervenire con un commento a lato dell’evento è il Comitato feltrino per il diritto alla salute 'Giù le mani dalla sanità' bellunese, che della tutela della salute mentale ha sempre fatto il suo principale fronte di intervento.
Secondo l’azienda sanitaria, l’iniziativa ha segnato un cambio di passo fondamentale: spostare il baricentro della cura dai luoghi ospedalieri al tessuto sociale della comunità. “Le ‘sentinelle’ - precisa ora il Comitato - non sostituiscono i professionisti della salute mentale, dove la prevenzione dovrebbe venire prima della cura e la cura dovrebbe essere continua affinché non si operi sempre in emergenza”.
L’interrogativo riguarda in particolare la mancanza di un protocollo nazionale, equivalente a quello per la prevenzione dei suicidi dentro l’ospedale, che copra il post dimissioni a seguito di un evento suicidario. “Così - si nota - anche quando si parla di salute mentale a fare la differenza è dove stai, non come ti senti. Dipende cioè da quali servizi ospedalieri e territoriali ci sono e da quanto sono sovraccarichi il Centro di salute mentale e gli operatori, che si tratti di pazienti adulti o giovani”.
Ed è proprio sui giovani che si concentra l’attenzione del Comitato, che cita uno studio sui ricoveri per diagnosi psichiatriche realizzato con la collaborazione degli epidemiologi di Azienda zero. I dati riportati attestano che tra il 2010 e il 2024 l’incidenza dei ricoveri tra i minori residenti in Veneto è aumentata del 94,4%, le dimissioni dalla neuropsichiatria infantile del 121,8% e, nel 2022, si è raggiunto il valore più alto della serie, con 1.792 ricoveri. “La nostra Ulss 1 - aggiunge il Comitato - ha poi il più alto tasso di ospedalizzazione di minori. Come stanno allora i servizi a loro dedicati, dal Consultorio alla neuropsichiatria?”.
Questa è la domanda posta all’incontro, che lo stesso Comitato definisce interessante, in particolare per il focus su chi affronta il lutto per una morte violenta o suicidaria. “Per i giovani - prosegue il Comitato - il suicidio è la seconda causa di morte e, in più del 90% dei casi, il soggetto era affetto da un disturbo di natura psicologica o psichiatrica. Il nostro disappunto espresso nei mesi scorsi, circa l’epilogo di eventi accaduti anche nel nostro territorio, non può che portarci a porre l’attenzione sulle giovani generazioni, su quali servizi hanno a disposizione e sulla presenza di efficaci spazi di cura a loro dedicati”.
“Autolesionismo, disturbi alimentari e isolamento sociale - evidenzia - sono i primi campanelli del malessere psicologico e in Ulss 1 denunciamo da tempo il numero insufficiente di posti letto dedicati alla cura degli adulti con acuzie legate a problemi di salute mentale, figuriamoci se possiamo ambire ad un servizio di Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza”.
Da qui la richiesta almeno di un ambulatorio adolescenti, di una figura professionale dedicata al disagio giovanile all’interno delle Case della comunità e di rendere nuovamente fruibile lo Spazio adolescenti all’interno dei Consultori pubblici.
“Inoltre, con l’inizio della scuola - conclude il Comitato - chi è transitato davanti agli istituti non ha potuto non notare il numero di ragazzi e ragazze apparentemente ‘già grandi’ e volgere un pensiero alla riforma di Valditara su educazione all'affettività e alla sessualità, con la quale è venuto meno uno strumento fondamentale di salute pubblica e prevenzione primaria”.














