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Belluno
17 settembre | 19:54

A Belluno 27 branchi e 111-128 lupi: "Ma nessun esemplare confidente, e in 6 anni danni agli allevamenti più che dimezzati. Siamo un modello per tutta la Regione"

Anche Belluno ha un suo monitoraggio della presenza del lupo nel territorio. A presentare i dati sono la Provincia, in particolare Polizia e uffici caccia e pesca, la Regione Veneto e il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, che ha da tempo avviato attività di prevenzione che hanno drasticamente ridotto le predazioni tra allevatori e hobbisti. Si punta inoltre a fare del modello Belluno il riferimento per l’intero Veneto

A Belluno 27 branchi e 111-128 lupi: Ma nessun esemplare confidente, e in 6 anni danni agli allevamenti più che dimezzati

BELLUNO. Anche il territorio bellunese ha finalmente dei dati sulla presenza del lupo nei suoi confini. “Un lavoro importante - lo definisce il presidente della Provincia Marco Staunovo Polacco - che ci fornisce dati certi in termini numerici e di collocazione. Da questi potrà partire ogni ragionamento per il futuro: la presenza del lupo è infatti segno che il nostro territorio è sano, ma va gestita e questo lavoro mi auguro che servirà per dare le risposte attese”.

 

Prima i dati: il monitoraggio ha individuato 27 branchi, composti da un minimo di due a un massimo di nove esemplari, con una media di quattro ciascuno - più cinque individui solitari. Per alcuni siti di monitoraggio non è stato possibile identificare il branco, ma dalle valutazioni complessive la stima nel Bellunese va da 111 a 128 lupi.

 

Cosa è stato fatto? I monitoraggi effettuati dalla Polizia provinciale e dagli uffici caccia e pesca sono iniziati già con il ritorno del lupo nel territorio, ma è dal 2023 che si è posta la necessità di una stima precisa. “Quando si tratta di fauna selvatica - ammette Roger De Menech, vice commissario del corpo di Polizia provinciale - banalizzare è pericoloso. Abbiamo sempre aderito ai progetti arrivati da Regione e istituti di ricerca, ma con il 2023 si è resa necessaria una stima perché è stato un anno complesso a livello di predazioni e per la forte rilevanza sociale assunta di conseguenza dal tema”.

 

Si è dunque partiti con un lavoro fatto di fototrappole, verifica degli avvistamenti e analisi critica dei social media, fino a una stima di 17 unità riproduttive (branchi) nel 2023. Da lì, è partita la collaborazione con il team dell’università di Sassari (coordinato dal professor Marco Apollonio) per adottare evidenze scientifiche e una metodologia uniforme. La provincia si è così dotata di 200 fototrappole, tre droni con termocamere e 12 visori notturni, cui si è aggiunta la verifica delle segnalazioni. Dal 2022 a oggi, infatti, sono stati segnalati in totale 40 lupi confidenti, 20 rinvenuti morti e 13 cani predati. Interessante in particolare il primo dato: nel 2026 risultano 7 lupi confidenti, ma allo scattare delle verifiche la situazione è sempre rientrata con l’allontanamento spontaneo degli esemplari. A oggi, quindi, non vi sono esemplari così classificabili nel territorio.

 

Per quanto riguarda invece i danni agli allevamenti zootecnici, nel 2025 risultano deceduti 156 tra ovini, caprini, asini, equini e bovini, contro i 380 del 2020, 259 del 2021, 320 del 2023 e 197 del 2024. “Questo calo - commenta l’assessore regionale Dario Bond - è dovuto al fatto che persone intelligenti hanno applicato misure di prevenzione e che queste funzionano. Devo ringraziare il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi perché ha creduto, anche quando io non lo facevo, nell’applicare misure che fossero all'altezza. La paura della predazione, infatti, blocca gli hobbisti, ma se ci si rende conto che le precauzioni esistono e che vengono fornite, riusciamo a tutelare gli allevamenti. È questa infatti una delle strade più importanti da percorrere”.

 

“L’aspetto delle predazioni - aggiunge il commissario Oscar Da Rold - non riguarda solo il lato economico, ma anche l’aspetto emotivo. Parlare con gli allevatori è fondamentale, ma è anche significativo dare loro risarcimenti tempestivi. In più, la presenza del pubblico muove anche il sentimento dell’opinione pubblica: da qui la nostra presenza come Polizia provinciale è cruciale per far capire che l’attenzione rimane alta”.

 

Il modello di riferimento è quello del Parco, dove monitoraggi e interventi concreti a sostegno anche e soprattutto degli hobbisti hanno ridotto le predazioni allo 0,1% (qui). Il punto ora sarà esportarlo, non solo al territorio provinciale ma anche a quello regionale.

 

“Sulla questione lupo - osserva Bond - ci si divide a metà: chi è felice perché è biodiversità, chi è arrabbiato perché è un problema. Noi dobbiamo trovare la via di mezzo, estendendo le misure di prevenzione: non è possibile che funzionino nell’area parco, mentre le altre zone sono figlie di nessuno. In più la provincia di Belluno deve diventare l’esempio per il Veneto, perché altrove siamo indietro di anni, basti pensare che in Lessinia iniziamo ora a monitorare. Presto inoltre il lupo arriverà anche in pianura, motivo per cui abbiamo nominato Oscar Da Rold coordinatore regionale: le varie Polizie provinciali devono infatti adottare approcci uniformi sulla base del modello Belluno, adattandolo alla pianura con lo stesso criterio di scientificità che sarà garantito dall’università”.

 

“E bisogna anche - conclude - che Ispra capisca che non si può più giocare: il problema lupo sta diventando nazionale e va visto non solo come un ricco piatto di biodiversità, ma anche come un rischio per la collettività. Quindi ogni territorio deve capire quanti branchi ci sono, se ci sono soggetti aggressivi e da lì intervenire con radiocollari, verifiche, spostamenti e, come ultima ratio, eventuali abbattimenti. Farò di tutto affinché questi ultimi non avvengano perché conosco la valenza del lupo e, prima di arrivare ai rimedi estremi, dobbiamo investire su radiocollari e sul mantenimento dei cani da guardiania”.

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