Lupi, il modello del Parco dimostra che la convivenza è possibile: “Venti predazioni su 15 mila animali. Necessario collaborare con gli allevatori e informare la popolazione”
In occasione della presentazione del lavoro svolto a livello provinciale per il monitoraggio della popolazione di lupi, il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi ha dimostrato come la convivenza sia possibile. La direttrice Sonia Anelli ha riportato le iniziative messe in atto per aiutare gli allevatori, compresi gli hobbisti, e ridurre notevolmente le predazioni

BELLUNO. Quattro branchi, una doppia attività di monitoraggio e un sistema innovativo che funziona e dimostra come sia possibile garantire la convivenza tra lupi ed esseri umani. Si tratta dell’esperienza positiva del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, che si prepara a esportare il suo modello di gestione della presenza dei grandi carnivori.
A parlarne è la direttrice Sonia Anelli, in occasione della presentazione del lavoro svolto dalla Provincia di Belluno su tutto il territorio. Partiamo però dal caso del Parco perché è da lì che le istituzioni dovranno prendere spunto per affrontare un tema tanto divisivo quanto possibile da gestire, seppur non facilmente.
Attualmente nell’area del parco ci sono quattro branchi di lupi. A settembre 2022 è partito uno studio sul comportamento e l’ecologia di questo animale: la ricerca, finanziata dal Ministero della transizione ecologica e nata dalla collaborazione con il Dipartimento di medicina veterinaria dell’Università di Sassari, prevedeva di dotare alcuni lupi di radiocollari satellitari per monitorarne gli spostamenti. In quell’occasione fu radiocollata la prima lupa, chiamata Novi in omaggio alla signora Novella, allora conduttrice di malga Erera.
“Abbiamo cinque esemplari con radiocollare - spiega Anelli - e due branchi monitorati, ma poiché la convenzione con l’Università durerà fino al 2029 l’obiettivo è arrivare anche agli altri così da avere un monitoraggio di tutta l’area. Monitoraggio che viene fatto con le stesse tecniche applicate sul territorio provinciale: per questo lo scorso anno abbiamo stipulato una collaborazione con la Provincia, così da avere dati omogenei”.
Accanto all’Università, operano sul campo i Carabinieri forestali, che supportano nel controllo delle fototrappole e nella ricerca di escrementi e impronte, oltre alla valutazione dei danni in caso di predazioni.
“Il Parco - prosegue Anelli - ha iniziato lo studio sul lupo nel 2018 grazie a un fondo del Ministero dell’ambiente per l’acquisto di recinti anti lupo. L’attività ha però avuto l’impulso maggiore con il progetto Life Wolfalps di cui siamo partner, perché ha dato la possibilità di strutturare un percorso completo cioè iniziare i monitoraggi con l’università e affiancare gli allevatori con professionisti che li aiutassero nell’uso dei recinti e nel supporto alla prevenzione”.
Recinti che il Parco ha fornito in comodato d’uso gratuito agli allevatori delle cinque malghe presenti. “In questo modo - spiega - dal 2019 al 2025 su circa 15 mila animali si sono registrate solo 20 predazioni, pari allo 0,1%. E in questi casi, qualora siano state attuate le misure di prevenzione previste, l’ente risarcisce il danno”.
Inoltre è stato avviato quello che Anelli definisce “un percorso innovativo e una buona pratica” che sarà presentata a livello nazionale, cioè dare in concessione gratuita i recinti agli hobbisti. “Sono al di fuori del territorio del parco, alla base della valle - spiega - ma supportare anche loro è importante perché ci permette la conservazione dei branchi che, pur stando in quota, scendono comunque in basso”.
Dopo l’ok da parte del progetto Life e del Ministero, si è proceduto a un bando grazie al quale sono stati consegnati 60 recinti tra il 2022 e il 2023. “L’allevatore che lo fa per lavoro - nota la direttrice - mette in conto la possibile predazione, nonostante rimanga comunque un danno importante. L’hobbista invece è spesso più legato agli animali a livello umano e si trova più in difficoltà, anche perché non accede ad altri finanziamenti. Per questo era importante per noi dare loro un aiuto e, anche in questo caso, dal 2022 sono stati protetti ogni anno circa 200 capi riducendo notevolmente il conflitto”.
Dopo la fine del progetto Life Wolfalps nel 2024, il Parco ha scelto di continuare la collaborazione con l’università di Sassari e mantenere i recinti agli hobbisti. “Inoltre abbiamo dato l’incarico a un agronomo - aggiunge - per affiancare allevatori e hobbisti con consigli pratici e verifica del posizionamento corretto dei recinti. E anche qui le predazioni sono ridotte a percentuali minime”. Tecnico che Il Dolomiti ha già avuto modo di intervistare, facendo emergere come l’impreparazione sulle reali caratteristiche del lupo sia la prima causa di predazione (qui l’intervista).
“Continuiamo infine le attività di educazione ambientale gratuite per le scuole del parco - conferma ora Anelli - e gli incontri con popolazione, perché pensiamo che la comunicazione e il rapporto con allevatori e cittadini sia essenziale”.














