Contenuto sponsorizzato
Belluno
13 maggio | 13:33

Lupo, 186 le predazioni in Lessinia: ''La situazione non migliorerà: serve un approccio sistemico''. Il punto del Parco tra recinzioni elettriche e cani da guardiania

Il Parco nazionale Dolomiti Bellunesi ha organizzato una serata all'insegna dell’analisi delle buone pratiche di coesistenza tra uomo e lupo ma anche per informare e formare sulle azioni da mettere in atto per prevenire le predazioni. Diverse le attività per sostenere gli allevatori professionisti e quelli amatoriali

di Michele Lussu

BELLUNO. Si lavora per trovare soluzioni al problema della convivenza tra l’uomo e il lupo. Un tema che riguarda gli allevatori professionisti ma anche quelli amatoriali, che mantengono pochi animali. Dalle reti elettrificate ai cani di guardiania, così come le buone pratiche. Il Parco nazionale Dolomiti Bellunesi è attivo sul territorio per informare e formare la popolazione sulla presenza dei grandi carnivori nell'ambito del progetto Life Wolfsalps. E l'ente ha presentato anche dati, come il numero delle predazioni, e le azioni intraprese per migliorare la coesistenza.

 

E' stata una serata all’insegna dell’analisi delle buone pratiche di coesistenza tra uomo e lupo quella che si è svolta giovedì 11 maggio alla sala teatro di Lamon. L’incontro è stata l’occasione per approfondire i progetti messi in atto per garantire la convivenza tra grandi predatori e allevatori esplorando quelle che sono le buone pratiche che si possono mettere in atto per prevenire le predazioni. Sono intervenuti Stefano Mariech, responsabile area tecnica del Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi, e Renato Semenzato, consulente dell’ente Parco.

 

I casi presentati che sono stati messi in atto nel territorio del Parco rientrano tutti nell’ambito del progetto Life WolfAlps Eu, un progetto dell’Unione europea nato nel 2018 e che è volto a migliorare la coesistenza tra il lupo e le persone che vivono e lavorano sulle Alpi costruendo e realizzando soluzioni condivise insieme ai portatori di interesse per garantire infine la conservazione del lupo a lungo termine. Il Parco si trova a essere attualmente un unicum in tutta l’area del Nord est e costituisce quindi un territorio che può essere preso come esempio virtuoso per le Regioni confinanti.

 

La presenza del grande carnivoro non viene trattata con leggerezza, ma costituisce un problema concreto come sottolinea Semenzato che nel suo intervento inizia ripercorrendo la storia del ritorno del lupo nel territorio del Veneto. Assente dalle Alpi da quasi 130 anni, il lupo è riapparso in Lessinia nel 2012, quando una fototrappola ha catturato quelle che si sarebbero poi scoperte essere due esemplari femmina provenienti dalla Slovenia.

 

Sono quindi solo 10 anni che il lupo è tornato, non sufficienti per portare a un cambiamento culturale e alla diffusione tra la popolazione di buone pratiche di prevenzione. “Il lupo oggi necessiterebbe di un approccio biologico e sistemico; invece, assistiamo a una differenza tra chi vive in città che vede il lupo come fosse un peluche e gli allevatori sui pascoli che lo vedono come un nemico, avendo davanti agli occhi i propri animali predati”, dice Semenzato, che sottolinea come il problema sia serio e i conflitti pesanti.

 

Nella Lessinia, per esempio, si sono avute solo lo scorso anno 186 predazioni e circa 500 in tutta la regione Veneto. “La situazione nei prossimi anni non migliorerà e questo per la mutata condizioni degli habitat, estremamente favorevoli agli ungulati e quindi al loro predatore naturale, il lupo”, continua Semenzato. Negli ultimi 50 anni i pascoli hanno ceduto il passo all’avanzare dei boschi, tanto che oggi molti paesi ne risultano completamente inglobati. E' anche per questo che ungulati e cinghiali si ritrovano in mezzo anche alle grandi città.

 

Come ci si deve comportare a fronte di aree urbanizzate ormai integrate negli habitat? La prevenzione passa per la conoscenza del lupo, dei propri animali domestici e per l’utilizzo di mezzi che impediscano le predazioni. Il lupo è un animale che è in grado di adattarsi alle condizioni ambientali che trova. Tendenzialmente tra gli animali da allevamento le prede sono ovini e caprini, animali non di grandi dimensioni. Eppure, sempre in Lessinia si è osservata una specializzazione dei branchi nella predazione dei bovini e questo perché gli animali sono stati lasciati pascolare allo stato brado e con addirittura casi di parti di vitelli sui pascoli, con quindi una mancanza di pianificazione dei parti.

 

Su come la prevenzione vada gestita, Mariech è chiaro: “La prevenzione è un processo che va condiviso con gli allevatori, non imposto”. Con un organico di appena cinque persone, il parco ha provveduto ad una analisi dei pascoli, studiando ciascun alpeggio ed analizzando quali erano le necessità effettive di ciascun allevatore. Come prime azioni attuate si è consigliato agli allevatori di evitare il deposito di scarti che possano attirare i predatori, la sorveglianza costante dei capi al pascolo e l’utilizzo dei recinti elettrificati per il ricovero notturno.

 

I recinti costituiscono allo stato attuale lo strumento di prevenzione principale. Sono disponibili nella forma a filo, più efficace ma meno pratica su terreni scoscesi, e la rete elettrificata. Il Parco ha in questo modo mappato e coperto tutti gli alpeggi principali, fornendo a tutti gli allevatori le recinzioni ma monitorando costantemente l’utilizzo della strumentazione. Il loro costo è di circa 1.500 euro per il parco che li fornisce evitando una distribuzione a pioggia, ma ne monitora invece l’utilizzo. Gli allevatori sono inoltre assistiti nella posa a terra dei recinti, che devono rispondere sempre in primo luogo alle esigenze dell’allevatore e dei suoi animali.

 

Dal 2018, anno di inizio del progetto, a oggi si può dire che per il Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi l’esperienza si possa considerare soddisfacente. Con 231 bovini, 1769 ovini e 19 equidi gli attacchi totali del 2022 ammontano a 17 predazioni su soli ovini e 65 su selvatici. Questo senza considerare che il dato sugli animali selvatici è, ovviamente, enormemente sottostimato.

 

Il progetto di prevenzione è stato esteso dal Parco anche agli hobbisti, andando a fornire la strumentazione a coloro che non svolgono l’attività di allevamento, ma che possiedono animali che possono essere oggetto di predazione.

 

Caso particolare è quello dei cani da guardiania. Il cane pastore che può affrontare il lupo è il cane da pastore abruzzese, una razza che si attesta sul nostro territorio sin dai tempi dei romani e che da secoli viene impiegata in Abruzzo per la difesa dei pascoli.

 

Sui cani si riflette il problema culturale dovuto all’assenza del lupo per più di un secolo e alla perdita delle conoscenze che si avevano per affrontarlo. I cani da guardiania hanno un’efficacia elevata, tanto che in Abruzzo strumenti come i recinti elettrici non sono necessari, ma la loro efficacia è legata a una cultura di trasmissione familiare dell’animale e delle tecniche di addestramento.

 

Fornire animali agli allevatori da parte del Parco non è stata ritenuta una soluzione percorribile in questa fase, mancando gli strumenti per poter garantire la sua corretta gestione e il benessere del cane stesso. Un esempio è il caso dell’alpeggio sul Monte Serva, dove i cani che l’allevatore si è procurato hanno attaccato podisti che percorrevano i sentieri durante la notte, mentre svolgevano il loro lavoro di sorveglianza delle greggi. Si tratta quindi di dover far adattare l’animale anche a un contesto che sarà inevitabilmente sempre più turistico.

 

La prevenzione delle predazioni di animali domestici è una necessità non solo per garantire la sopravvivenza degli allevatori, ma anche per permettere al lupo di vivere nel modo più naturale possibile, predando animali selvatici. Questo risulta fondamentale per un ecosistema dove gli ungulati che affollano sempre più le nostre montagne. I numeri del Parco ci dicono che una coesistenza è possibile oltre che auspicabile e questo a dispetto delle narrazioni anche drammatiche e semplicistiche che spesso vengono fatte dalla politica.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 19 luglio | 19:51
Il racconto dei testimoni sotto shock: "C'era sangue ovunque, aveva un taglio profondissimo sulla gola"
Cronaca
| 19 luglio | 19:42
L'incidente è avvenuto mentre l'auto percorreva la Sp1 tra Caldonazzo e Levico
Cronaca
| 19 luglio | 17:36
Si chiama Alexandru Olaisiu Sorin e in quel momento stava lavorando per una società di noleggio imbarcazioni di Sirmione
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato