“Sensazione di fatica di vivere tra i giovani: uno su cinque ha pensato almeno una volta di farsi del male. Dobbiamo costruire una città in cui tutti possono convivere”
La docente universitaria Sara Serbati ospite del ciclo "Think & Drink" ha presentato il progetto Youth Map e analizzato la situazione giovanile: "C’è una crescente sensazione di fatica di vivere tra giovani e giovanissimi. Ma una delle domande principali che i dati portano alla luce è questa: dove sono in tutto ciò gli adulti?"

BELLUNO. “C’è una crescente sensazione di fatica di vivere tra giovani e giovanissimi. Ma una delle domande principali che i dati portano alla luce è questa: dove sono in tutto ciò gli adulti?”.
Ospite del terzo appuntamento del ciclo “Think & Drink”, promosso dal Pd Città di Belluno e svoltosi nel pomeriggio di mercoledì 19 agosto, è Sara Serbati, docente di Pedagogia sociale all’Università di Padova e presidente dell’associazione “Cittadini per il recupero delle Gabelli”. Protagonisti i giovani, in particolare gli spazi loro dedicati e la relazione con gli adulti. “Voglio partire - esordisce Serbati - dal senso comune quando si parla di loro. Sono infatti spesso raccontati come elementi di disturbo, o come protagonisti di condotte antisociali, o ancora come giovani colpiti da disagio, ansia e autolesionismo”.
Una visione con importanti conferme nei dati. Riprendendo uno studio dell'Osservatorio nazionale sul bullismo e il disagio giovanile su mille ragazzi tra i 14 e i 19 anni, Serbati evidenzia come uno su cinque ha pensato almeno una volta di farsi del male o di non voler vivere, il 41% riferisce sensazioni di ansia da inadeguatezza, il 38% dichiara di aver subito almeno un episodio di bullismo, il 30% di provare vergogna per il proprio corpo e uno su quattro ha un persistente senso di vuoto.
Di fronte a ciò, il ruolo degli adulti non sembra emergere. Come già evidenziato dall’indagine della Consulta provinciale degli studenti tra i bellunesi (qui i dati), anche a livello nazionale le cose non vanno meglio. Quasi la metà degli intervistati (47%) fatica a chiedere aiuto, mentre il 43% percepisce gli adulti come distanti e preferisce rivolgersi all’intelligenza artificiale. Il mondo digitale è infatti sempre più presente nella vita emotiva dei giovani: il 44% controlla continuamente il telefono e oltre la metà (52%) riconosce l’influenza dei social sul proprio stato emotivo.
“Di fronte a questi dati - commenta Serbati - dobbiamo diventare consapevoli di cosa attraversano gli adolescenti oggi. L’adolescenza è una fase della vita in cui tutte le certezze dell’infanzia sono distrutte per essere ricostruite, un periodo fondamentale per formare il pensiero astratto, la personalità, il comportamento sociale. Il cervello subisce una totale rivoluzione, ma la generazione z la deve affrontarla con una fatica in più rispetto al passato”. Una fatica dettata in particolare, secondo la docente, dalla relazione con il digitale, dentro il quale finiscono tutte le interazioni che prima avvenivano in presenza.
Il progetto Belluno Youth Map
Sulla base di ciò, nel 2025 Serbati, con il collega Andrea Petrella, ha lanciato il progetto Belluno Youth Map: una mappatura della città per portare alla luce abitudini e desideri dei giovani bellunesi. Una ventina di ragazzi tra i 16 e i 21 anni, tramite un questionario sottoposto a una cinquantina di coetanei, hanno costruito una mappa con 21 luoghi per loro significativi, in un racconto da cui emerge l’amore verso Belluno ma anche le criticità da migliorare. In particolare la poca cura di questi luoghi: la biblioteca spesso chiusa, il parco privo di uno spazio dedicato, attrezzature malmesse, campetti da gioco assenti. Inoltre, la presenza degli adulti è contrassegnata solo tramite qualche auto della polizia. “Il rapporto con l’adulto - sottolinea Serbati - è quello con la forza dell’ordine che pone limiti e divieti, spesso cacciando i giovani perché disturbano”.
Fanno eccezione due luoghi: la Casa dei beni comuni e il nuovo skatepark. “La prima - spiega - è raccontata come uno spazio che accoglie, gestito da volontari che li coinvolgono negli eventi, così come lo sono stati nella progettazione dello skatepark”. Torna quindi la domanda: come devono collocarsi gli adulti, e le istituzioni? “Il punto fondamentale - risponde - è dare ai giovani possibilità di fare esperienze più ampie, belle e difficili: esattamente ciò che i ragazzi hanno trovato in queste due realtà”.
Anche Belluno deve cioè costruire possibilità di esperienze, non solo in risposta a situazioni di disagio ma come misura universalistica. “A partire da questa mappa - conclude - dovremmo costruire una visione nella quale i giovani possono partecipare a progetti nei quali confrontarsi con gli adulti. In questo, un aggancio importante potrebbe essere lo sport: collaborare con le realtà sportive per offrire sempre più esperienze accessibili a tutti”.
“Si tratta di un tema - è il commento di Davide Noro, segretario del Pd Belluno - sul quale dobbiamo interrogarci di più. Non è facile pensare a una città che sia perfetta per adulti, giovani, bambini e anziani. Piuttosto, va pensata affinché tutti possano convivere e ci sono esperienze che testimoniano che si può fare. Perciò è arrivata l’ora di guardare oltre il nostro naso e capire che le risposte che andavano bene vent'anni fa non sono più adeguate, soprattutto quando si tratta delle nuove generazioni”.


















