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| 05 ottobre | 12:29

Sanità, quasi 7 operatori su 10 hanno assistito almeno a un episodio di violenza: “Per 1 su 6 la svalutazione del lavoro è quotidiana”

A comunicarlo è l'Istituto superiore di sanità, nel riportare i dati della prima indagine italiana del progetto europeo Brave-Wow, che coinvolge oltre 2100 professioniste e professionisti. “Il problema più persistente – dicono le autorità sanitarie – non sono le aggressioni episodiche, ma le forme croniche di violenza psicologica”

Sanità, quasi 7 operatori su 10 hanno assistito almeno a un episodio di violenza

ROMA. La maggior parte degli operatori sanitari ha assistito almeno una volta a un episodio di violenza sul posto di lavoro mentre, per molti professionisti e professioniste, la svalutazione del proprio lavoro è un fenomeno quotidiano. A riportarlo è l'Istituto superiore di sanità, nel comunicare i dati della prima indagine italiana del progetto europeo Brave-Wow, coordinata proprio dall'Iss coinvolgendo oltre 2100 professioniste e professionisti.

“Accanto alle aggressioni verbali – scrive l'Iss – a cui ha assistito il 68,1% degli operatori sanitari o agli episodi più eclatanti, c'è una forma di violenza trascurata ma molto persistente nei luoghi di lavoro sanitari, al punto che un operatore su sei ne è vittima regolarmente: la svalutazione sistematica del lavoro, una forma di violenza psicologica fatta di delegittimazione, mancato riconoscimento e continua messa in discussione dell'attività professionale”.

 

“Il messaggio più importante – dice Anna Carannante, ricercatrice dell'Iss e membro del team di progetto – che emerge dall'indagine è che la violenza non coincide sempre con l'aggressione. Può manifestarsi anche attraverso comportamenti quotidiani di delegittimazione che, proprio perché si ripetono nel tempo, finiscono per essere percepiti come normali. Riconoscere queste forme di violenza è il primo passo per prevenirle efficacemente”.

 

A livello numerico, il 68,1% dei partecipanti riferisce che nel proprio ambiente di lavoro si verificano episodi di violenza verbale almeno occasionalmente e il 65,7% segnala violenza psicologica. “Analizzando gli episodi che si ripetono nel tempo – dicono le autorità sanitarie – emerge che la forma più persistente non è rappresentata dalle aggressioni verbali, bensì dalla svalutazione sistematica del lavoro (16,3%, che negli ospedali raggiunge il 19,3%), seguita da urla e insulti (15,1%) e dagli abusi connessi ai rapporti gerarchici (12,1%). Il fattore più frequentemente associato agli episodi di violenza e molestia non è rappresentato da turni notturni o dalle situazioni di emergenza, ma dal sovraccarico di lavoro e dal sovraffollamento, indicati dal 54,3% dei partecipanti”.

 

Quando gli episodi sono occasionali, i familiari dei pazienti rappresentano la fonte di aggressione più frequentemente indicata (aggressione più frequentemente indicata, 54,5%, che negli ospedali sale al 59,1%). Quando invece la violenza diventa ricorrente, continua l'Iss: “Cambia lo scenario. Il superiore gerarchico diventa la figura più spesso associata alle esperienze riferite. Tra coloro che dichiarano di aver subito episodi di violenza o molestia, il 37,9% indica un superiore o un responsabile tra le persone coinvolte; negli ospedali la quota sale al 43,2%. Seguono i familiari dei pazienti (25,2%), i colleghi (24,4%) e pazienti (21,1%). Il dato descrive il contesto nel quale questi comportamenti vengono più frequentemente riferiti, non attribuisce la responsabilità del fenomeno alla dirigenza sanitaria nel suo complesso”.

 

Oltre poi alle problematiche riferite per i singoli episodi, nel corso dell'analisi sono emerse anche difficoltà legate alla comunicazione delle varie situazioni. “Più della metà dei partecipanti (52,7%) - scrive infatti l'Iss – ritiene di poter parlare apertamente con la dirigenza di situazioni che lo mettono a disagio. Tuttavia, solo il 39,2% ritiene che l’organizzazione risponda efficacemente alle segnalazioni e appena il 31,9% riconosce l’esistenza di misure di prevenzione visibili. Mentre circa quattro operatori su dieci riconoscono la presenza di un codice etico o di un codice di condotta, i servizi di supporto risultano molto meno diffusi. Solo il 20,8% segnala la disponibilità di supporto psicologico, il 18,7% di personale dedicato alla gestione degli episodi, il 18,3% di servizi di counselling e il 16,1% di supporto legale. Negli ospedali queste percentuali risultano ancora più basse”.

 

Infine, più della metà delle persone che riferiscono episodi di violenza ritiene che la propria esperienza sia stata almeno in parte legata al genere. Il campione è per tre quarti femminile (74,3%). Tuttavia, solo il 7,3% riconosce che nella propria organizzazione violenza e molestie abbiano una dimensione strutturalmente legata al genere. Un ulteriore elemento riguarda le opportunità professionali: il 21,3% dei partecipanti riferisce di aver subito la negazione di una promozione o di un aumento rispetto a colleghi di altro genere; negli ospedali la quota raggiunge il 24,9%.

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