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| 17 agosto | 15:27

Sente il tumore, salva la padrona e dà il via a un nuovo modo di curarsi: la storia di Joy, il labrador che ha aperto le porte della chemioterapia agli animali domestici

Il comportamento insistente del suo cane ha spinto la sua padrona Barbara a fare dei controlli, portando alla diagnosi di un tumore al pancreas. Da quella storia è nato "Compagnia che cura"

Sente il tumore, salva la padrona e dà il via a un nuovo modo di curarsi

TREVISO. Non aveva niente di eroico, almeno non nel senso classico del termine. Nessuna corsa contro il tempo, nessun salvataggio da film, nessuna scena madre. Joy, labrador di appena due anni, ha semplicemente insistito. Ha continuato per settimane a premere il muso sempre nello stesso punto del ventre della sua padrona, Barbara Guerra, di Treviso, senza mai staccarsi da lei, con quella pazienza testarda che solo un cane sembra saper avere.

 

Un comportamento fuori dal comune, tanto ripetuto da diventare quasi un segnale in codice: Barbara, che già stava avvertendo alcuni disturbi, ha deciso di non ignorarlo, sottoponendosi ad accertamenti più approfonditi. È così che è arrivata la diagnosi: un tumore al pancreas.

 

Per questa storia, Joy ha ricevuto ieri il riconoscimento "Primus inter pares" della 65ª edizione del Premio Internazionale Fedeltà del Cane, andato in scena come ogni anno a San Rocco di Camogli, uno degli appuntamenti più sentiti per chi il legame tra persone e animali lo vive sulla propria pelle.

 

Ma il premio, in realtà, racconta solo metà della vicenda. L'altra metà comincia proprio dove finisce la diagnosi.

 

Dopo la scoperta del tumore, Barbara ha affrontato un delicato intervento chirurgico, seguito dal lungo e faticoso percorso della chemioterapia. E anche in quella fase, quando sarebbe stato comprensibile per chiunque chiudersi in se stessi, Joy non si è tirata indietro: è rimasta al fianco della sua padrona per tutto il percorso di cura, fino a diventare, come racconta la stessa Barbara, molto più di una semplice presenza confortante: "Mi ha fatto capire che non potevo arrendermi, che dovevo accettare la diagnosi e che dovevo lottare".

 

Da questo legame, che sulla carta sembrerebbe solo una bella storia privata, è nato invece qualcosa capace di andare oltre il singolo caso. All'ospedale Ca' Foncello di Treviso è stato allestito uno spazio dedicato agli incontri tra pazienti e animali da compagnia, pensato apposta per permettere questi momenti in condizioni di sicurezza.

 

Ma il passo più significativo, quello che trasforma una storia commovente in un vero cambiamento nella pratica sanitaria, è arrivato il 10 giugno, al Day Hospital oncologico dell'ospedale San Valentino di Montebelluna: qui Barbara ha affrontato una seduta di chemioterapia lunga sei ore con Joy seduta accanto a lei, prima applicazione concreta di "Compagnia che cura", il progetto sperimentale messo a punto dall'Ulss 2 Marca Trevigiana. Si tratta del primo caso in tutto il Veneto in cui viene permessa la presenza di un animale domestico durante le sedute di chemioterapia: una possibilità nata quasi per caso, dall'esperienza di una singola paziente e del suo cane, e diventata oggi un'opportunità aperta anche ad altri malati che si troveranno ad affrontare lo stesso percorso.

 

Oggi Barbara sta bene. E Joy resta al suo fianco, esattamente come ha sempre fatto, questa volta però anche come simbolo di qualcosa di più grande: un modo diverso di intendere la cura, che non dimentica e non può dimenticare il legame tra una persona e il proprio animale. Soprattutto nei momenti più difficili, quelli in cui, a conti fatti, quel legame conta più di ogni altra cosa.

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