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FVG
15 gennaio | 17:26

Spaccio, risse, accoltellamenti: viaggio nella zona della violenza di Trieste. Il negoziante: "Situazione esasperante, siamo disperati". Il sindacato di polizia: "Servono più agenti"

Voci di residenti e commercianti nei dintorni di piazza Garibaldi, divenuta negli anni la zona della violenza di Trieste per l'esasperazione di chi ci vive e lavora. L'esercente Antonio Messidoro: "Tanti ragazzi giovani non temono più la polizia e iniziano i pestaggi come regolamento di conti legato al controllo dello spaccio di droga. Siamo disperati"

TRIESTE. "C'è gente pericolosa che gira qui ogni sera. Urla, pestaggi e accoltellamenti sono all'ordine del giorno, è una situazione esasperante. Spesso alcuni politici vengono qui a vedere, parlano con me e fanno la passeggiata per verificare la situazione e vanno via tranquilli, provassero a venire dopo le 18, vedrebbero come cambiano le cose, ma qui la gente è disperata”.

 

A raccontare la drammatica situazione a il Dolomiti è Antonio Messidoro, in riferimento al profondo disagio percepito da residenti e commercianti di piazza Garibaldi e dintorni a Trieste, zona divenuta tristemente nota come il coacervo della violenza in città, soprattutto tra stranieri, alimentata dallo spaccio di droga.

 

Antonio è il titolare del chiosco di serrature e duplicati di chiavi situato al centro della piazza, lì lo conoscono tutti, la sua è una delle ultime attività commerciali che sopravvive in una zona ormai da anni avvilita dal degrado, come lui stesso racconta: “Molti bar della zona appena il tempo lo consente mettono i tavoli fuori e in breve affluisce di tutto, nordafricani, asiatici e quant'altro, perlopiù ragazzi giovani. Non temono la polizia e spesso agiscono anche in presenza della camionetta, altrimenti attendono che se ne vada e cinque minuti dopo iniziano i pestaggi tra le fazioni per regolare i conti”.

Lo scorso sabato a Trieste, vicino alla stazione, una tentata rapina è culminata con l'accoltellamento di due persone di origine afgana, ma l'episodio fa il paio con quello del sabato precedente, 3 gennaio, in Piazza Garibaldi, dove un gruppo di stranieri ha sfoderato le lame e ferito gravemente con due fendenti un giovane marocchino, dalle prime ipotesi per un regolamento di conti legato al controllo dello spaccio di droga. Due fatti di violenza inaudita in pochi giorni, in cui per il secondo è stato aperto un fascicolo dalla Procura per tentato omicidio.

 

In un clima di percezione costante di disagio e pericolo da parte di esercenti e residenti, che in più occasioni hanno auspicato l'implementazione di ulteriori controlli, sottolineando come il presidio fisso della volante non sia ormai più sufficiente, Antonio Messidoro ha ribadito: “E' chiaro che se cominciano a menarsi e chiamo la polizia, mi risponde, ad esempio, la stazione di Palmanova, cominciando a chiedermi come sono vestiti e che aspetto hanno, e io mi ritrovo con un ragazzo con la testa spaccata davanti, diventa complicato, le forze dell'ordine spesso arrivano che tutto è già finito e si sono dileguati tutti – ha concluso Antonio – qua dovrebbero mettersi con gli agenti in borghese ai lati della piazza e quando iniziano stringere su di loro, mi sembra incredibile che non venga fatto sistematicamente”.

 

Ed è in quest'ambito che il Dolomiti ha raggiunto Lorenzo Tamaro, segretario regionale del sindacato autonomo di polizia (Sap), per capire non solo come venga affrontata, ma anche come venga vissuta questa vera e propria crisi dal punto di vista delle forze dell'ordine in città: “Ancora una volta il nodo cruciale per la polizia di Trieste è la gestione di un organico che si rivela carente –ha spiegato Tamaro – la carenza di organico è presente in tutte le articolazioni della polizia, non esiste alcun reparto di polizia, tra la volante, la mobile, la digos, la postale, la ferroviaria, la polizia di frontiera, e perfino la scuola di polizia, che non riscontri difficoltà nel mandare avanti l'attività. Teniamo presente che se a Trieste sono occasionalmente previsti dei rinforzi, come avvenuto recentemente con l'invio di nuovi agenti da Padova, questo è possibile esclusivamente data la presenza della rotta balcanica e la sospensione di Schengen lungo i confini, per cui è prevista una quantità di lavoro straordinaria. Tanto lungo i valichi quanto all'ufficio immigrazione della questura, che si mantiene tra i migliori in Italia per efficienza grazie agli agenti che si sottopongono a turni di lavoro doppi, il servizio della polizia risulta pesantemente stressato, e nonostante questo e perfino le offese ricevute da alcuni soggetti i controlli anche in piazza Garibaldi sono garantiti”.

 

In ultima analisi andando in piazza Garibaldi e adiacenze si può osservare come sia concentrata nell'area la presenza di bar e locali serali, alcuni dei quali che aprono nel tardo pomeriggio, e che sono sorti in anni relativamente recenti in sostituzione delle precedenti attività commerciali che un tempo punteggiavano il quartiere, generando un alta attrattività per giovani, principalmente stranieri ma non solo, che affluiscono da varie parti della città. In un contesto in cui il degrado e la violenza serale continuano a rendere difficile la vita di chi abita e lavora in piazza Garibaldi, la speranza resta quella che interventi mirati, un presidio costante delle forze dell’ordine e una maggiore consapevolezza da parte delle istituzioni possano finalmente trasformare l’area in uno spazio sicuro, recuperando il quartiere a vantaggio di tutta la comunità e dei giovani che lo frequentano.

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