Una targa sotto i portici del Municipio per commemorare gli eventi del 30 aprile 1945: portarono alla liberazione della città dal dominio nazista
Il 30 aprile 1945 don Edoardo Marzari, presidente del Comitato di Liberazione Nazionale, diede l’ordine di insurrezione potendo contare su poco più di duemila giovani volontari: in città è stata svelata la targa commemorativa

TRIESTE. A oltre ottant'anni dalla fine della Seconda guerra mondiale Trieste ricorda gli scontri del 30 aprile 1945, che hanno portato alla liberazione della città dal dominio nazista.
Nella mattina di mercoledì 11 marzo, sotto i portici del Palazzo del Municipio di Trieste, è stata svelata la targa commemorativa degli eventi del 30 aprile 1945, che ricorda i combattimenti avvenuti in piazza Unità d'Italia nei giorni successivi alla capitolazione di Milano e l'insurrezione generale del 25 aprile.
Un momento tumultuoso anche per il confine nordorientale, in quel momento quantomai incerto e indefinito, dove fino al 30 aprile a Trieste era ancora presente un presidio armato di truppe tedesche, asserragliate principalmente nel castello di San Giusto.
La targa ricorda l'azione di don Edoardo Marzari che si pose alla guida del Cln e con poco più di duemila giovani volontari delle formazioni “Domenico Rossetti” e “Giustizia e Libertà” diede il via all'insurrezione.
Secondo le testimonianze di Antonio Fonda Savio (genero di Italo Svevo) Pier Antonio Quarantotti Gambini, Luigi Cividin, coadiuvate dalla relazione della brigata Pisoni, all'alba del 30 aprile i volontari della Pisoni respinsero un tentativo tedesco di riappropriazione del Palazzo del Governo, che occuparono così come il Palazzo del Municipio, nel quale si trovava il podestà Cesare Pagnini.
La prima giornata di scontri terminò con una tregua terminata l'indomani, primo maggio, con l'ingresso delle milizie jugoslave in città. Per via della loro intrusione don Marzari ordinò che venisse esposto il tricolore tanto sul Palazzo del Municipio quanto su quello del Governo, che tuttavia sarebbero finiti bersaglio del rinnovato fuoco tedesco, proveniente dalle navi che si trovavano di fronte alla piazza, che avrebbe crivellato parte degli edifici presenti, e dato origine a una sparatoria contro i miliziani della Pisoni, che sono infine riusciti a difendere la città.
I segni di quello scontro sono ancora visibili ai giorni nostri. Trieste sarebbe tuttavia momentaneamente finita sotto l'occupazione jugoslava, ma questi fatti hanno sancito il superamento di divisioni ideologiche interne in nome della difesa dell’italianità della città, come ha dichiarato Paolo Sardo Albertini, presidente della Lega Nazionale.
“Del 30 aprile di Trieste si è parlato molto poco - spiega - ed è un fatto grave perché in quel momento accadde qualcosa di unico, mentre la dominazione tedesca era agli sgoccioli, l'esercito di Tito stava arrivando, e in questo contesto avvenne un'iniziativa sorprendente: il Cln, sotto la guida di don Edoardo Marzari, assieme al Corpo volontari per la libertà, si mette d'accordo con il podestà Cesare Pagnini e la Guardia civile per riorganizzare il controllo della città. Succede quindi un'intesa tra fascisti e antifascisti, perché quando è in gioco l'identità della città a Trieste c'è la capacità di superare le divisioni in nome di un bene più importante”.
Alla cerimonia erano presenti anche il vicesindaco Serena Tonel, l'assessore alla famiglia e all'educazione Maurizio de Blasio e il consigliere comunale di Fratelli d'Italia Marcelo Medau.












