Uomini ed elicotteri contro il bostrico: l'impresa acrobatica per salvare la Val Badia
Il Servizio forestale svuota i pendii killer sopra la statale: in sei giorni abbattuti e rimossi 3.000 alberi fantasma in bilico sul precipizio. Walcher: "Lavori eccellenti"

BOLZANO. L'infestazione da bostrico non è solo un’emergenza biologica che consuma il legno, ma un moltiplicatore di rischi che si trasforma rapidamente in una minaccia di pietra e gravità. Per quanto la densità dell'insetto rimanga alta in alcune zone l'emergenza sia passata, le popolazioni sono in diminuzione e le foreste colpite dagli eventi passati stanno affrontando una fase di ripresa naturale.
Nella zona boschiva di Plaies, in Val Badia, però ampie aree di bosco di protezione, quello che per intenderci fa da scudo naturale e frena la caduta massi, erano diventate una trappola. Due tratti in particolare, quello che va da Mantana (San Lorenzo) a Longega (Marebbe) e quello tra Longega e Piccolino (San Martino in Badia), minacciavano direttamente la sottostante strada statale 244, l'arteria vitale per residenti e turisti.
Con gli alberi ormai ridotti a scheletri fragili a causa del parassita, la funzione di protezione era drasticamente limitata. Serviva dunque un intervento straordinario di ingegneria e forza umana per ripulire quei pendii verticali e impervi, e il personale del Servizio forestale ha portato a termine l'opera.
Definirlo un semplice "disboscamento" sarebbe riduttivo per un'operazione che ha avuto i contorni di una vera e propria missione speciale, coordinata dall'autorità forestale su commissione dei proprietari dei boschi. Per tre fine settimana consecutivi, i boscaioli e i tecnici si sono calati lungo pareti ripidissime e scoscese in condizioni estreme.
Un dispiegamento di forze coordinato al millimetro dall'Ispettorato forestale di Brunico, che ha visto scendere in campo tra le 30 e le 45 persone alla volta, tra boscaioli, equipaggi di terra, quattro guardie forestali delle stazioni di San Vigilio di Marebbe e Brunico e due ufficiali. Nei momenti più complessi, sopra la gola della Val Badia, sfrecciavano contemporaneamente ben quattro elicotteri, l'unico mezzo possibile per agganciare e portare via i tronchi da un terreno dove nessun mezzo cingolato avrebbe mai potuto fare presa.
Il bilancio finale di questi sei giorni di lavoro ad alta quota parla da sé: più di 3.000 alberi abbattuti, agganciati ai rotori e trasportati nei depositi. Una precisione chirurgica che ha incassato i complimenti dell’assessore provinciale alle Foreste, Luis Walcher: “I lavori nella gola della Val Badia sono stati eseguiti in modo eccellente su un terreno molto difficile e ripido; l’impegno dell’autorità forestale è stato encomiabile. È per me una grande soddisfazione che con questo intervento si sia potuto scongiurare il potenziale di danno e che la strada sottostante sia stata protetta e messa in sicurezza per gli abitanti della Val Badia e per i turisti”.
Dietro il successo si è mossa una macchina organizzativa che, come sottolineato dal direttore della Ripartizione Servizio forestale Günther Unterthiner, ha visto lavorare in sinergia la Protezione civile, il Servizio strade, la Ripartizione Mobilità e la Comunità comprensoriale. Il lavoro dei forestali unisce l'efficienza tecnica al rispetto per l'ecosistema. Come spiegato dagli esperti dell'Ispettorato di Brunico, Wolfgang Weger e Gottlieb Moling, una piccola parte del legname non è stata portata via, ma volutamente lasciata sul posto sotto forma di "alberi abbattuti trasversalmente".
I tronchi sono stati posizionati di traverso rispetto al pendio per fare da barriera artificiale immediata contro sassi e valanghe. Inoltre, quel legno morto rimarrà sul terreno per creare l'habitat ideale per la biodiversità, proteggendo il suolo e aiutando il bosco a rigenerarsi in modo più rapido. La statale della Val Badia oggi è in sicurezza, grazie all'intervento di personale che ha saputo sfidare il vuoto in un contesto ambientale proibitivo.












