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Aggredito dall'orso, pronto l'esposto in procura. "Vogliamo capire se ci sono stati comportamenti omissivi, responsabilità o reati". Rossi firma l'ordinanza

Mentre il presidente della Provincia ha dato il via libera alla procedura che dovrà portare alla "rimozione dell'orso", Angelo Metlicovec (degente in ospedale) e il suo legale pensano a come muoversi e quanto vi abbiamo anticipato ieri potrebbe cambiare le carte in tavola

Di Luca Pianesi - 25 luglio 2017 - 06:51

TRENTO. Esposto alla Procura della Repubblica per valutare se c'è stato reato. Stanno pensando a questo l'avvocato Lorenzo Eccher e il suo assistito Angelo Metlicovec dopo che quest'ultimo è finito all'ospedale per l'aggressione di un orso. E le rivelazioni fatte ieri dall'uomo a il Dolomiti spiegherebbero il perché: la sera prima dello spiacevole incontro tra Metlicovec e l'orso, infatti, nella stessa zona una giovane podista che stava correndo sui sentieri tra gli stessi boschi poco sopra Terlago era stata vittima di quello che la Pat ha definito un "falso attacco" di un plantigrado. Stessa dinamica, stessa fuga precipitosa con conseguente infortunio della ragazza ma, fortunatamente, non stessa drammatica aggressione.

 

"Stiamo pensando all'esposto - spiega il legale - perché vorremmo fosse la magistratura ad appurare se ci sono state delle mancanze, dei comportamenti omissivi, se ci sono delle responsabilità, dei reati commessi da qualcuno. E la vicenda della ragazza della sera prima, ovviamente, è cruciale perché Angelo sicuramente, se avesse saputo che poche ore prima un orso aveva spaventato una persona in quel bosco, avrebbe evitato di andarci a passeggiare. Le lesioni, in concorso con un potenziale comportamento omissivo da parte di chi avrebbe dovuto vigilare, sono tutti elementi che pensiamo dovrebbero essere vagliati da un magistrato".

 

Quel che a questo punto pare certo è che Metlicovec non accetterà l'indennizzo, standard, della Pat in caso di aggressione da orso "che è stabilito da polizze infortunio, quindi da contratti siglati dalla Provincia e non contempla responsabilità civili o penali", spiega ancora l'avvocato. "Se noi accettassimo quell'indennizzo - completa Eccher - chiuderemmo la vicenda così e non si potrebbero appurare le responsabilità". Intanto, mentre la degenza di Metlicovec continua all'Ospedale Santa Chiara di Trento, dopo l'operazione al braccio e le medicazioni delle ferite riportate alle gambe, il presidente della Provincia Ugo Rossi ha firmato l'ordinanza che prevede l'intervento "di monitoraggio, identificazione e rimozione di un orso pericoloso - così recita il testo - per l'incolumità e la sicurezza pubblica".

 

L'ordinanza in oggetto è il principale strumento di cui l'amministrazione provinciale dispone per la gestione di eventi straordinari, come quello di sabato. E oggi la Commissione dei 12 si riunirà per l'esame della norma di attuazione depositata dalla Provincia, che, se approvata, consentirebbe di gestire in via ordinaria, e quindi in maniera diretta e più rapida, nel rispetto del quadro normativo nazionale ed europeo, tutto quanto concerne la presenza dell'orso in Trentino alla stessa Provincia. Nel frattempo continua l'attività di monitoraggio e presidio della zona con personale forestale sia nei 5 punti di accesso principali, anche con il compito di informare le persone che vi transitassero, sia con una squadra di emergenza di quattro persone e due cani finalizzata anche alle attività di cattura previste dall'ordinanza.
 

Il presidente Ugo Rossi, visto anche quanto disposto dal Pacobace (Piano di azione interregionale per la conservazione dell'orso bruno sulle Alpi centro-orientali) ha ordinato con l'atto firmato ieri, al Servizio Foreste e Fauna, tramite il personale del corpo forestale trentino, di procedere, nel più breve tempo possibile, ad eseguire nell'ordine le seguenti attività:

 

1) monitorare in maniera intensiva l'area ove si è verificato l'incidente e gli areali potenzialmente interessati dall'animale, al fine di assicurare la massima prevenzione possibile a tutela dell'incolumità e della sicurezza pubblica;

 

2) procedere nel più breve tempo possibile, a mettere in campo le azioni necessarie all'identificazione genetica ed al riconoscimento dell'esemplare che si è reso protagonista dell'incidente in oggetto, compatibilmente con i limiti tecnici insiti in tale tipo di attività;

 

3) procedere, ad avvenuta identificazione e riconoscimento dell'animale, alla rimozione dello stesso, applicando le misure alternativamente che saranno disposte in relazione alle circostanze di tempo e luogo sussistenti al momento, avuto riguardo al fatto che la fattispecie comportamentale dell'animale integra il massimo livello della scala di pericolosità prevista dal Pacobace.

 

Insomma, siamo a Daniza. La procedura di "rimozione" è praticamente la stessa. L'importante è non sbagliare il colpo, questa volta.

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