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Ancora una fake news. Aviaria in Trentino? L'ennesima bufala del solito sito. Questa volta contro due giovani allevatori di ovaiole

"Uova Giganti della val di Gresta: Pericolo aviaria, l'Asl ordina l'abbattimento di 500 galline e la soppressione di tutte le uova". E' tutto falso e gli allevatori sporgeranno querela per diffamazione aggravata. Alfio Ghezzi (Locanda Margon): "Di Gigante c'è solo la bufala. Quelle uova sono più piccole della media"

Di Luca Pianesi e Nereo Pederzolli - 10 maggio 2017 - 18:14

TRENTO. Si potrebbe dire "il lupo perde il pelo ma non il vizio". E anche se in poche ore l'autore dell'articolo ha cambiato addirittura nome ed è passato dal chiamarsi Ersindo Nuzzo ad Andrea Tumiotto, la fake news, grande come una casa, è rimasta (anche se l'articolo è in continuo stravolgimento). E' rimasta l'ennesima, irresponsabile bufala, prodotta da un "giornale" online di Trento che molti di voi ricorderanno per l'articolo intitolato "Ritrovato nel bidone bimbo morto". Notizia inventata (infarcita di dettagli raccapriccianti come la descrizione del "sacchetto inzuppato di sangue" e di frasi razziste perché a Trento Nord "la zona è popolata ad alta densità da persone straniere, molte delle quali dedite alla prostituzione") falsa, che aveva "costretto" le forze dell'ordine ad una indagine sul nulla risoltasi con una grande smentita.

 

Questa volta la smentita arriva dall'Azienda Sanitaria: in Val di Gresta non c'è nessun pericolo aviaria. In Val di Gresta non è mai stata abbattuta nessuna gallina. In Val di Gresta, al contrario, c'è una bellissima realtà, che si chiama le "Uova di Montagna" nata dall'intuizione di due giovani ragazzi della Vallagarina, Mattia Cristoforetti e Giovanni Tava, che grazie alla loro bravura e alla qualità straordinaria delle loro uova stanno conquistando i ristoranti stellati, i migliori panifici, hotel e aziende di produzione. 

 

 

Ma facciamo un passo indietro. Questa mattina è uscito su un giornale che tradizionalmente si affida a "le voci del Trentino" un articolo dal titolo "Uova Giganti della val di Gresta:Pericolo aviaria, l'ASL ordina l'abbattimento di 500 galline e la soppressione di tutte le uova". Un titolo bomba. Dentro si fanno i nomi dell'azienda dei due ragazzi (con tanto di foto) e si citano La Locanda Margon, le Aziende Agrarie di Riva, La casearia Trentina e l'Hotel Palace che si servono di queste uova e che "probabilmente ritireranno e distruggeranno subito le uova", si scrive in coda al pezzo. Ma al di là delle aziende citate il titolo è di quelli da scatenare il panico, in Val di Gresta ma non solo. L'aviaria in Trentino? In stato così avanzato da costringere l'Asl ad abbattere 500 capi e a distruggere le uova? Ovviamente è tutto falso, lo diciamo subito. Ma andiamo piano piano.

 

Si parte dalla prima parola "Uova Giganti". "Giganti come la bufala che c'è nell'articolo - spiega Alfio Ghezzi chef stellato della Locanda Margon - perché le uova di montagna, quelle prodotte dalle loro galline livornesi sono più piccole della media". Prima bufala, quindi. Nel testo, poi, si spiega che le galline sarebbero state comprate dai due ragazzi in Emilia Romagna e si fa riferimento a Ferrara, zona dove, effettivamente, ci sono stati dei focolari di aviaria. Ma in realtà le galline dei ragazzi, che non erano 500 come è stato scritto ma 400, arrivano da Savignano del Rubicone, in provincia di Forlì-Cesena e zona "libera da aviaria".

 

Si fa, quindi, riferimento a un servizio su Rai3 specificando che sarebbe stato "a pagamento", voce a noi smentita direttamente dal caporedattore del TgR Trento Massimo Mazzalai. E poi è citata la Asl di Rovereto che avrebbe appurato che mancano certificati e documenti sulle ovaiole. Falso anche questo, come ci conferma ancora l'Apss.

 

Ieri, al contrario, il servizio veterinario della Provincia ha verificato che tutto è in regola, che tutte le autorizzazioni sono state rilasciate per quanto riguarda lo stato di salute delle galline, delle uova e dell'allevamento. L'unico appunto che è stato fatto ai due ragazzi sull'allevamento di Brentonico (e quindi non della Val di Gresta) è che ancora manca il capanno per il cambio d'abiti degli addetti al pollaio.

 

Insomma. Ok, la bufala è servita. E la diffamazione aggravata, da quanto leggiamo qui sotto, anche.

 

Ecco il comunicato integrale prodotto dall'azienda "Uova di Montagna" 

 

L'articolo comparso su un quotidiano locale online riguardante la nostra azienda contiene numerose inesattezze e falsità, tanto da aver preso contatto con un legale per sporgere querela per diffamazione aggravata.

Ribadiamo che

 

    1.      il nostro allevatore è in regola con i permessi per commercializzare galline (perché allevate in zona NON soggetta ad aviara)

    2.      la ASL di Rovereto è in possesso di tutta la documentazione del servizio sanitario romagnolo che indica l'assoluta sanità dei capi comprati, in regola con tutte le vaccinazioni prescritte dalla legge,

    3.      l'allevatore ci ha fornito tutti i documenti necessaria e dall'amministrazione comunale abbiamo ottenuto i permessi per costruire le casette (e non gabbie) per le nostre galline 

    4.      non è mai stato ordinato l'abbattimento dei capi.

     

    Al solerte giornalista che ha confezionato l'articolo diffamatorio: le nostre non sono "uova giganti" in quanto la livornese produce uova più piccole rispetto a quelle da supermercato ;). Con una telefonata gli avremmo spiegato questo ed altro, invitandolo a vedere i nostri allevamenti: l'articolo ne avrebbe guadagnato in chiarezza, a meno che scopo non fosse proprio quello di calunniarci, con le conseguenze magistralmente descritte nella famosa aria di Rossini nel suo "Barbiere di Siviglia"... il venticello che in un lampo diventa una tempesta, e il meschino calunniato, avvilito, calpestato, sotto il pubblico flagello va a crepar.

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