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In 'gita' a Lampedusa. Due classi del Da Vinci e del Bonporti sulle rotte dei migranti. Il prof: "Questi ragazzi ora sono cambiati, hanno toccato con mano la realtà"

L'iniziativa è sostenuta e in parte finanziata dalla Piattaforma delle resistenze contemporanee. L'insegnante di filosofia Sandro Bertoni:  “Quando l'ho proposto alla classe gli studenti di fare una 'gita' di questo tipo mi hanno guardato come dire: Ma cosa andiamo a vedere a Lampedusa?”

Di Donatello Baldo - 22 April 2017 - 18:54

TRENTO. Alla IV^ E del liceo Da Vinci, l'idea di andare in gita scolastica a Lampedusa l'ha buttata lì il prof di filosofia Sandro Bertoni. Sono partiti mercoledì scorso e oggi sono già sulla via del ritorno. Il docente risponde al telefono da Palermo. Con i suoi studenti ci sono anche quelli della IV B del liceo musicale Bonporti, “ed è una cosa inusuale che si sia riusciti a mettere insieme due istituti diversi in un progetto comune”, afferma.

 

L'iniziativa è sostenuta e in parte finanziata dalla Piattaforma delle resistenze contemporanee, parte di un progetto più largo "On the Road. Sulle rotte dei migranti" che coinvolge le due Province autonome, associazioni e scuole. “Quando l'ho proposto alla classe mi hanno guardato come dire: Ma cosa andiamo a vedere a Lampedusa?

 

E che cosa ha risposto a questa domanda? Di solito si va a vedere un museo, una città d'arte.

Ho risposto che non si andava a vedere nulla, che si andava a capire. A capire un fenomeno, quello dell'immigrazione, che non è qualcosa di passeggero ma che durerà piuttosto a lungo.

 

Una nuova prospettiva per i ragazzi, ma qualcosa di diverso dalla solita gita anche per i docenti?

Di solito il nostro compito in questi casi è quello del tour-operator, ma forse ha più senso riappropriarsi del nostro ruolo, oserei dire della nostra missione, quella educativa. In ogni viaggio si cercano i luoghi simbolo, e anche in questo caso ci sono, lo stesso confine è un simbolo, e il confine dell'Europa e dell'Italia passa anche per Lampedusa.

 

Vero. Ma a Lampedusa ci sono anche persone simbolo, so che le avete incontrate.

Come Pietro Bartolo, il medico protagonista anche del film di Rosi Fuocoammare. Con gli studenti lo abbiamo incontrato, ci ha raccontato delle 300 mila persone che ha visitato, di come arrivano sull'isola, delle loro condizioni disperate.

 

Di come arrivano e da dove arrivano.

Ci hanno raccontato dei campi di detenzione libici in cui succedono cose terribili, delle donne violentate che arrivano sulle nostre coste anche in stato di gravidanza. Quest'uomo aiuta i migranti da 26 anni.

 

E avete incontrato la Capitaneria di porto impegnata nei soccorsi in mare. Vi hanno raccontato come si svolge il lavoro di pattugliamento?

Ci hanno spiegato il loro ruolo, spiegandoci anche i diversi sistemi che si sono succeduti negli anni, Marenostrum, Frontex. Ci hanno raccontato com'è cambiata la situazione: prima le attraversate avvenivano con imbarcazione più resistenti, capaci di navigare per parecchie miglia. Ma ora è diverso.

 

Ora usano gommoni che difficilmente raggiungono le nostre coste.

Per questo i pattugliamenti si spingono fino al confine delle acque internazionali, fino a sfiorare quelle territoriali libiche. Sono imbarcazioni che rischiano il naufragio poco dopo aver lasciato le sponde africane, molte affondano, altre sono soccorse dalla Capitaneria che mette in salvo i migranti.
 

Il 3 ottobre del 2013 c'è stata la Tragedia di Lampedusa, 368 morti affogati. Anche questo è un simbolo. Di questo simbolo so che avete incontrato i testimoni.

Sì, Lillo Maggiore, un uomo la cui casa è aperta ai migranti, che offre assistenza, che ospita i disperati. E Costantino Baratta che la mattina del 3 ottobre è uscito in barca, ha avvistato in mare un gruppo di naufraghi eritrei ed è riuscito a salvarne 12.

 

I suoi studenti hanno visto l'isola. Hanno visto senz'altro l'”invasione” di migranti.

Nessuna invasione, niente di quello che tanti raccontano. Ci sono all'interno dei centri di accoglienza un migliaio di persone. Persone che si incontrano lungo la spiaggia, per le vie del paese. Sulla spiaggia con i nostri studenti si sono sfidati in una partitella di pallone.

 

Insomma, per i suoi ragazzi è stata una lezione di educazione civica, un bagno nella realtà dei fenomeni sociali più dibattuti.

E i ragazzi hanno capito quanto la realtà sia diversa da come a volte alcuni politici la descrivono, soffiando sul fuoco delle paure. Con questa esperienza sono stati demoliti tanti luoghi comuni. Abbiamo fatto un lavoro sulla consapevolezza di ognuno, proponendo i valori della contaminazione, dell'incontro e dell'accoglienza.
 

Ma questi non sono, purtroppo, valori universali. Di sicuro non tutti i ragazzi sono partiti da Trento con questi valori, gli orientamenti politici dividono anche a quell'età.

Credo che siamo riusciti a dare ai ragazzi una bussola interpretativa. Ma passo dire che dopo questa esperienza tutti siamo cambiati: se tocchi con mano la realtà devi per forza fare i conti con quello che hai visto e non limitarti al racconto che di questi fatti viene proposto a distanza.

 

Servono a questo le gite, no?

Serve capire, serve avviare un meccanismo che porti gli studenti a ripensare le loro posizioni. I ragazzi hanno preso appunti, hanno raccolto le testimonianze, hanno documentato gli incontri. Poi ci saranno i momenti di restituzione, ma già l'ho percepito che questi ragazzi sono cambiati.
 

Di sicuro in meglio.



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