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Il dispiacere di Diego Mosna: "Caro Edo quanta tristezza per quello che è capitato alla tua Itas Assicurazioni". Ecco il denaro che sarebbe stato smosso in pochi anni

Ieri era l'anniversario della morte dello storico presidente di Itas Edo Benedetti. Pubblichiamo il toccante messaggio del numero uno della Trentino Volley e cerchiamo di fare il punto su quanti soldi sarebbero, secondo la procura, al centro di truffe dell'ex direttore Grassi. Dai 392 mila euro di "premio" ai 420 mila euro di gioielli e gadget, passando per i 6.200 euro di "stipendio" della ex moglie

Di Luca Pianesi - 17 aprile 2017 - 06:12

TRENTO. "Caro Edo, ieri ricorreva l'anniversario della tua scomparsa e ti avrei dedicato volentieri quella Coppa che ieri (sabato sera ndr) abbiamo lasciato ai francesi. Stamane (ieri ndr) avremmo parlato al telefono della partita e ci saremmo scambiati momenti di riflessione su una serata 'storta'. Si perché ieri la nostra 'Itas' non è andata, (...). Mi spiace Edo ma non c'è l'abbiamo fatta e la tristezza è tanta come tanta è la tristezza per quello che è capitato alla tua Itas Assicurazioni, i giornali son pieni questi giorni di notizie che non rendono merito al tuo lavoro e al lavoro di tantissime altre persone che hanno portato la Mutua a competere a livello europeo. Ma così è il mondo. Scusa Edo non abbiamo ricordato i 5 anni della tua morte in maniera adeguata. Con il pensiero ricordo le lunghe conversazioni e i tuoi preziosi consigli che oggi mancano a me e non soltanto a me".

 

Sono parole cariche di significato quelle che il presidente della Diatec Trentino Volley (ma per tutti noi ancora della grande Itas) Diego Mosna rivolge idealmente, tramite un sentito post su Facebook, all'indimenticato, storico, presidente di Itas Edo Benedetti. E d'altronde i due sono stati vicinissimi e amicissimi, con lo stesso Benedetti presidente onorario della Trentino Volley fino alla sua morte (avvenuta il 16 aprile 2012). L'Itas è stata il main sponsor della società fino alla stagione 2012/2013, proprio finché c'è stato Edo Benedetti. Poi è rimasta sempre vicina (anche sulle magliette se si eccettua la stagione 2013/2014) al club ma non più da sponsor principale. E lo scandalo che ha travolto, in questi giorni, l'ex direttore di Itas, Ermanno Grassi, e a cascata che si sta ripercuotendo su tutto l'ambiente, certo avrebbe fatto molto male allo storico numero uno di quello che è il Gruppo con la più antica mutua assicuratrice italiana, fondata nel 1821.

 

Ma quanto è grande questa tempesta? Pare molto di più di quanto si è raccontato fino ad oggi. E dire che sono già emerse ipotesi di truffe, calunnia, addirittura di estorsione ai danni del presidente di Itas Giovanni Di Benedetto ad opera di quello che fino a pochi giorni fa era il suo direttore generale. Il grande accusato dalla magistratura (per il momento), infatti, è proprio l'ex direttore Ermanno Grassi. Ma per misurare la dimensione della tempesta affidiamoci ai numeri e anche alle date.

 

Prima di tutto ci sarebbero, secondo l'accusa, i 392 mila euro che Grassi avrebbe ottenuto (per sé e per altri dirigenti dell'azienda) dopo aver usato l'arma del ricatto nei confronti del presidente di Itas, Di Benedetto, (ricatto che il presidente, lo ribadiamo sempre, nega di aver subito). Sarebbero questi dei premi aziendali riferiti all'anno 2015. Il ricatto si sarebbe, invece, concretizzato a marzo 2016.

 

Ci sarebbe, poi, l'acquisto di una Porsche Cayenne da 80 mila euro e di una Carrera 911 da 160 mila euro da una società di leasing a cui poi la compagnia assicuratrice avrebbe pagato la sponsorizzazione di quasi 250 autovetture (nel primo caso di 40 autovetture per la cifra di 114 mila euro, nel secondo caso di 200 autovetture con 500 mila euro. Soldi che avrebbe dovuto pagare Itas alla ditta di leasing).

 

Per il Gip ci sarebbe stato quindi il tentativo di truffa "con correlativo danno dell'Itas" per "procurarsi l'ingiusto profitto di euro 28.100". Come? Per l'accusa avrebbe assunto come badante della madre una donna dipendente della ditta di pulizie che lavorava per il Gruppo facendo poi pagare alla stessa Itas il conto con la causale "pulizia appartamenti". Una truffa, questa, che pare non si sia concretizzata per le dimissioni della signora.

 

Altra accusa è quella di aver utilizzato 13.554 euro per volare (nel luglio 2014) con i due figli minorenni da Rimini a Palma di Maiorca, e ritorno, con un aereo privato. La somma sarebbe stata fatturata a un'agenzia di viaggi di Milano che l'avrebbe rifatturata ad Itas mutua con la causale "Evento Amburgo e Berlino maggio 2014".

 

Poi ci sarebbero i 135 mila euro di nuovi impianti domotici e i 535 mila euro di beni e arredi per il restauro (avvenuto prima e dopo maggio 2014) del mega attico di Piazza Silvio Pellico. In questo caso, secondo l'accusa, i pagamenti sarebbero stati fatti fare, sempre ad Itas, per lavori "realizzati in una nuova sede della società". Un appartamento, che come abbiamo scoperto, pochi mesi dopo lo stesso Grassi avrebbe acquistato da Itas (con un atto preliminare di compravendita datato 28 aprile 2015) nella persona del presidente Di Benedetto. Un anno, prima, dunque, rispetto all'ipotizzato ricatto.

 

Nel 2011, secondo l'accusa, Grassi avrebbe fatto assumere la ex moglie da una ditta della Vallagarina (che per Itas si occupava del settore gadget). Grassi, secondo il Gip, "decideva di utilizzare" tale "ditta come soggetto cui alcuni fornitori di Itas avrebbero dovuto fatturare beni e servizi che sarebbero poi stati rifatturati" dalla stessa ditta ad Itas "a prezzi maggiorati". In questo modo la ditta in questione avrebbe fatturato ad Itas beni e servizi per 560.000 euro. Contemporaneamente sarebbe stata assunta da questa ditta l'ex moglie del direttore generale, con un contratto di collaborazione da 6.200 euro al mese con l'esplicita clausola, nel contratto, che l'attività della signora "verrà liberamente svolta ed autonomamente decisa senza senza alcun intervento né controllo da parte della nostra ditta e senza vincoli di orario". Un contratto, si sarebbe specificato, valido fintantoché restava in piedi quello tra Itas e la ditta in questione. Ma che sarebbe stato rinforzato al momento della separazione tra Grassi e l'ex moglie che avrebbe accettato un assegno di mantenimento "ridotto" solo in cambio di rassicurazioni circa il suo "contratto" con la ditta di gadget. Sarebbe dovuto rimanere in piedi almeno fino al 2015.

 

Infine ci sarebbe l'appropriazione di beni (borse, scarpe, gioielli, accessori di arredamento) avvenuto in concorso con un'ex dipendente. Beni che avrebbero portato a casa o dato ad altri dipendenti. Beni che Itas avrebbe stimato in 389 mila euro nel 2013 e in 47.400 euro nel 2014.

 

Insomma, si parla di tanti soldini in pochi anni. Diciamo pure qualche milione di euro che sarebbero stati fatti smuovere ad Itas per varie ragioni. Già perché la società Itas, risulta evidentemente, anche nei documenti del Gip, come quasi sempre come "parte danneggiata". Ed è per questo che le parole del presidente Mosna valgono tantissimo.

 

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