Contenuto sponsorizzato

Si è suicidato in carcere. "Idoneo ad essere rinchiuso". "Ma nessuno si è accorto che era malato?"

L'avvocata: "Era alienato, non diceva una parola". La decisione del giudice sulla base di una valutazione psicologica. L'esperto: "Arretratezza del sistema giudiziario e carcerario" 

Di Donatello Baldo - 19 dicembre 2016 - 07:42

TRENTO. Forse non doveva finire dietro le sbarre L. S., ma qualcuno ha deciso così: in carcere, in attesa di giudizio. Un'attesa che il ragazzo non poteva sopportare: si è impiccato nell'infermeria della casa circondariale di Spini tre giorni fa.

 

Trentacinque anni, aveva incendiato un distributore di benzina a Rovereto e i carabinieri l'hanno acciuffato subito. Da quel momento non ha detto una parola, forse non ha nemmeno parlato con lo psichiatra che l'ha visitato e assicurato sulla sua idoneità ad essere rinchiuso in una cella.

 

Idoneo ad essere rinchiuso, il giudice ha deciso per il carcere sulla base del parere di una psichiatra. L'avvocata del ragazzo ha cercato di fare del suo meglio: “Era un processo per direttissima – afferma – l'ho visto solo un'ora prima e con me non ha detto una sola parola, era alienato, nel suo mondo”. Gli ho chiesto in mille lingue il consenso per proporre al giudice il ricovero in una struttura psichiatrica, in un luogo protetto”.

 

Un consenso che non arrivava mai, mentre il processo celebrava il suo rito e il giudice si avviava alla decisione. “Mi sono rimessa al giudice”, racconta l'avvocata, avrebbe deciso lui. Poi d'improvviso una parola: “Sì, una casa di cura”.

 

L'avvocata l'ha fatto presente al magistrato, la volontà del suo assistito si era espressa. Per un attimo era uscito dal torpore, da quel mondo tutto suo: era forse una richiesta d'aiuto, l'istinto alla sopravvivenza. Ma la decisione del giudice non ne ha tenuto conto: l'ha detto lo psichiatra, è idoneo al carcere.

 

Talmente idoneo che si è impiccato con un lenzuolo attorno al collo. “Avevo già l'appuntamento in agenda per andarlo a trovare in carcere lunedì – ci spiega l'avvocata – per verificare il suo stato di salute, per cercare ancora una volta di parlare con lui, di capire cosa fosse successo, perché avesse deciso di incendiare un distributore”.

 

“Avrei richiesto una perizia psichiatrica, un rito abbreviato subordinato ad una consulenza di parte per approfondire il suo stato psicologico”, afferma la legale. “Agli atti, nella relazione della psichiatra si parlava di pericolo per azioni di autolesionismo”.

 

Perché non ci voleva molto per capire che il gesto di quel ragazzo non era frutto di chissà quale intento criminale, l'analisi della mens rea la poteva fare una qualunque persona di buon senso: non stava bene, la sua mente era da tempo disturbata, nei suoi occhi chissà quale film colorava la realtà.

 

La storia di L. è segnata dal disagio sociale che nel tempo ha intaccato la sua capacità psichica. Cosa nota ai servizi e alle strutture pubbliche di assistenza sociale e psichiatrica. “Nel 1996 L. aveva soltanto 15 anni ed era ospite in una cooperativa sociale”, ricorda un esponente del Terzo settore. “Fin dall'adolescenza era seguito dai servizi – afferma con certezza – e la sua storia psicologica era nota e seguita dal reparto di psichiatria dell'Azienda sanitaria”.

 

Una persona malata dev'essere curata, tutelata, assistita, difesa, aiutata. Non dev'essere rinchiusa. “Dovrebbe essere così – afferma Marco Rigamo, profondo conoscitore del sistema carcerario italiano, conduttore per per lungo tempo della trasmissione su Radio Sherwood “Liberi Tutti” – ma questa è la dimostrazione dell'arretratezza del sistema giudiziario e carcerario del nostro Paese”.

 

“In carcere, prima della sentenza, ci vai per tre motivi: il pericolo di reiterazione del reato, il per pericolo di fuga o l'inquinamento delle prove”. Ma per L. poteva forse sussistere la prima ipotesi, “ma nel caso di un soggetto con disturbi psichici ci sono altre strade, ad esempio il Trattamento sanitario obbligatorio”.

 

Che non è stato fatto, che poteva assicurare il ricovero in una struttura psichiatrica, che poteva addirittura consentire ai sanitari di sbarrare la porta al paziente per impedirgli di essere pericoloso per gli altri.

 

O pericoloso con se stesso, come affermato nella relazione agli atti del processo per direttissima: “Poteva essere isolato in una stanza in cui fosse impossibile suicidarsi, stanze che nelle strutture psichiatriche ci sono, dove non c'è nessuno strumento che possa essere utilizzato per procurarsi la morte, nemmeno un filo, nemmeno un gancio a cui attaccare un lenzuolo come ha fatto Luca”, ci assicura uno psicologo che le strutture psichiatriche le frequenta per lavoro. "Poteva essere sedato, messo nella situazione di non soffrire e reagire in modo sconsiderato".

 

“L'averlo assegnato al carcere è la semplificazione estrema – torna a spiegare Rigamo – la scorciatoia che dimostra che spesso non si approfondisce la situazione”.

 

La macchina burocratica che si mette in moto è questa: “Intanto ti metto in carcere e poi si vedrà – spiega Rigamo – se ne discuterà all'udienza successiva su quale sia la capacità psichica dell'imputato”.

 

Ma se ne sarà accorto anche il giudice che non stava bene. “Ma la strada classica è ormai questa, la galera come unica soluzione. I soggetti deboli, che hanno bisogno di cure, dovrebbero essere tutelati dallo Stato. Ma spesso sono quelli che soccombono, senza capacità di difendersi, con situazioni di disagio, sole e abbandonate a se stesse”.

 

Ma ci sono psicologi e psichiatri chiamati a dare un parere. “Ci sono professionisti preparati e non voglio entrare nel fatto specifico che non conosco, ma spesso ci sono anche dei burocrati, perché la struttura carceraria è un'istituzione burocratica che necessita di queste figure per scaricare responsabilità”.

 

Forse non ha senso cercare il colpevole, o forse sì. Sarà comunque la magistratura a indagare su se stessa. Sarà lo psichiatra a fare i conti con se stesso.

 

Un ragazzo di 35 anni si è impiccato nel carcere di Trento. Non era idoneo al carcere, perché nel carcere si è ucciso.

Contenuto sponsorizzato
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 12 giugno 2021
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
13 giugno - 20:30
Trovati 11 positivi, nessun decesso nelle ultime 24 ore. Sono state registrate 44 guarigioni. Sono 248 i casi attivi sul territorio provinciale
Cronaca
13 giugno - 20:04
Dopo una ricostruzione della disciplina vigente, la Pat riconduce la regola per le zone bianche al Dpcm secondo il quale il coefficiente [...]
Cronaca
13 giugno - 19:43
L'allerta è scattata all'altezza di Vadena lungo l'Autostrada del Brennero. Tempestivo l'arrivo dei vigili del fuoco di Egna ma l'auto è finita [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato