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Itas, Mosna e Rossi: "Si mantengano le radici in Trentino". Il presidente della Trentino Volley: "Bene ha fatto Poli a chiedere del mega attico dove abitava Grassi. Serve trasparenza"

Dopo l'assemblea dei soci e le parole di Di Benedetto che ha invitato a spostare l'assemblea a Milano o Verona e i trentini a non rialzare "il ponte levatoio che ha tenuto in miseria queste terre in passato" prendono posizione i due ex rivali alle passate provinciali. Rossi: "Il punto è avere nella vision di Itas una caratterizzazione territoriale forte"

Di Luca Pianesi - 30 April 2017 - 07:06

TRENTO. La caratterizzazione territoriale come punto di forza e non di debolezza anche di un grande gruppo che guarda al mercato internazionale, come Itas. Sono d'accordo su questo punto Ugo Rossi e Diego Mosna. I due rivali alle passate elezioni provinciali sulla questione la pensano nella stessa maniera. Le frasi pronunciate dal presidente Giovanni Di Benedetto, giovedì sera durante l'assemblea con i delegati dei soci, sulla possibilità di spostare la sede dell'assemblea da Trento a Verona o a Milano e l'invito rivolto ai soci trentini a non rialzare "il ponte levatoio che ha tenuto in miseria queste terre in passato" non sono piaciute. Mosna, quest'ultima considerazione, la definisce "frase spiacevole che gli deve essere scappata", Rossi ribadisce che "il Trentino non ha mai avuto ponti levatoi" e che "questa non è una terra di castelli, feudi e feudatari". Uno scivolone, almeno letto con lo sguardo della comunità trentina, quello del presidente Di Benedetto che, alla luce di quanto sta succedendo, forse poteva essere evitato. O forse no. Non si è trattato di uno scivolone ma di un reale tentativo di disgaggio dal territorio se è vero, come ha sempre ribadito il presidente Di Benedetto in assemblea, che Itas è una realtà nazionale con 700 mila soci assicurati e che in Trentino ci sono solo un quarto delle polizze totali del gruppo.

 

"Io penso sarebbe una scelta sbagliata", spiega Mosna che il nome di Itas lo ha portato ben in alto, a conquistare le vette d'Italia, d'Europa e del mondo vincendo tutto con la sua Trentino Volley, per anni sponsorizzata proprio dal gruppo assicurativo e molto amico dello storico presidente, il compianto Edo Benedetti. "Penso sarebbe una scelta sbagliata. Io credo che spostando l'assemblea si sposterebbe il livello di influenza dei delegati trentini e quindi l'asse del gruppo. E non credo che il mercato internazionale si agganci semplicemente andando a Milano o in qualche altra città. Le radici ben solide in Trentino sono sempre state un punto di forza di Itas. Sono l'elemento che l'ha contraddistinta per oltre un secolo. Spostandosi diventerebbe un gruppo come tanti e invece l'aspetto morale, territoriale, etico, la vicinanza al cliente e al socio sono i veri aspetti che hanno reso grande Itas negli anni". 

 

E d'altronde proprio Mosna con la sua squadra di pallavolo ha dimostrato che anche una cittadina di provincia come Trento può, se il progetto è ambizioso e ben strutturato, arrivare sul tetto del mondo e vincere sfide e battaglie all'apparenza insuperabili. "E anche con il mio gruppo industriale siamo presenti in tutto il mondo - prosegue - ma manteniamo ben solide le nostre radici qui in Trentino. E' questo che deve essere l'elemento fondante e riconoscibile. Un elemento che non necessariamente va in conflitto con business e crescita. Anzi". 

 

Quello al quale davvero non si può rinunciare, invece, è la trasparenza, anche per Mosna: "Assolutamente. Ed è quello che è venuto a mancare in questo ultimo periodo. La mia opinione su tutta questa vicenda giudiziaria è proprio che sia venuta a mancare la trasparenza. Ho letto che Marcello Poli ha portato in assemblea la questione sollevata proprio dal vostro giornale (l'inchiesta sul mega attico dove abitava Grassi che, abbiamo dimostrato, era stato compravenduto preliminarmente proprio tra l'ex direttore e il presidente Di Benedetto) chiedendo chiarimenti. E meno male.  Significa che il dibattito è aperto che l'assemblea è viva. E' chiaro che qualcosa da spiegare sulla vicenda c'è. Un preliminare di compravendita che si chiude in 10 anni cos'è, un nuovo modo di acquistare immobili? Mi passi la battuta ma è chiaro che c'è stato qualcosa di atipico. La vera sorpresa è che i sindaci non abbiano rilevato nulla nella relazione di accompagnamento del bilancio. Una cosa del genere penso si sarebbe dovuta evidenziare. E i soci chiedono, giustamente, trasparenza. Io in passato ho partecipato a tutte le assemblee che in verità si svolgevano in maniera molto liscia. Erano quasi delle formalità. Questa volta non c'ero (Mosna è a Roma per la Federvolley ndr) ma ho letto che si è discusso. Il che penso sia un bene".

 

Anche il presidente della Provincia Rossi ribadisce che "il Trentino non ha mai avuto ponti levatoi, questa non è una terra di castelli, feudi e feudatari. E' una comunità molto forte caratterizzata dall'autogoverno che non è mai stata sotto il giogo di nessuno". "E' evidente - prosegue il presidente - che qualsiasi realtà economica di rilievo ha bisogno di sentirsi dentro un mercato il più globale possibile. Itas segue queste dinamiche, come testimoniano le acquisizioni all'estero, la produzione e gli investimenti. Ma il punto è quello di avere all'interno della vision dell'Itas di oggi e di domani una caratterizzazione territoriale molto forte, aspetti che nel tempo hanno assicurato la capacità di stare sul mercato: è necessario saper conciliare questi aspetti, quello del mercato e della territorialità, e non porli in contrapposizione".

 

E sull'assemblea di giovedì e sulla scelta di confermare, al momento, la fiducia a Di Benedetto senza però porre in votazione eventuali proroghe di mandato e cambi di statuto Rossi è positivo. "Reputo questa decisione di rimandare la discussione delle modifiche statutarie saggia nell'attuale contesto - prosegue -, fermo restando che la Provincia non prende posizione rispetto alle istanze dell'assemblea, che è sovrana. L'amministrazione è naturalmente interessata a sapere dell'andamento di Itas, anche frutto del lavoro del presidente Giovanni Di Benedetto. Un bilancio positivo è una delle condizioni base, ora spetta al Consiglio di amministrazione e ai delegati gestire questa fase per assicurare un percorso chiaro. Come Provincia garantiamo innanzitutto l'autonomia al soggetto economico, ma anche la presenza istituzionale nel momento in cui Itas decide le proprie politiche al fine di trovare le migliori convergenze. L'auspicio è che la Mutua sia protagonista delle logiche di sviluppo: non si deve escludere la possibilità di raccogliere premi e investimenti in altri mercati, ma le dinamiche di crescita, di investimenti e di utili devono ricadere anche sul territorio".

 

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