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La Lega: "Soldi della Provincia al Bruno". Il Csv: "Non è vero"

Il presidente del Centro servizi volontariato Casagranda: "Nemmeno un centesimo dall'ente pubblico"

Pubblicato il - 31 agosto 2016 - 23:32

TRENTO. Secondo la Lega Nord, che per denunciarlo ha convocato nei giorni scorsi una conferenza stampa a Palazzo Thun e annunciato che farà un'interrogazione sia in Consiglio comunale che in Consiglio provinciale, “la Provincia finanzia gli anarchici del Centro sociale Bruno attraverso il Centro servizi volontariato”.

 

Il primo sbaglio è quello di confondere anarchici e centri sociali, sono realtà diverse e certo non sovrapponibili. Ma l'errore più importante non è sicuramente questo. “Chiariamo subito che la Provincia non ci mette nemmeno un centesimo – spiega infatti Giorgio Casagranda, che del Centro servizi è il presidente – e nessun Ente pubblico è coinvolto nel finanziamento del bando”.

 

Casagranda spiega dettagliatamente che i soldi arrivano dalle fondazioni bancarie: “Si tratta di un fondo nazionale in cui le fondazioni sono tenute, per legge, a corrispondere un quindicesimo dell'utile. Questo ammontare è poi distribuito sul territorio, gestito dai Centri servizio volontariato e destinato al sostegno delle associazioni. Se abbiamo finanziato il progetto è perché corrisponde ai criteri, stringenti, del nostro bando”.

 

Il progetto in questione, Diritti al Bersaglio, che ieri è stato presentato alla popolazione in un'apposita assemblea presso gli spazi di via Verruca a Piedicastello, prevede la riqualificazione temporanea del parcheggio abusivo di proprietà della Patrimonio del Trentino che sorge in Lungadige Monte Grappa, vicino al Centro sociale Bruno. “Ma non è del Centro sociale il progetto – chiarisce Chiara Rizzi, la ricercatrice che del progetto ne cura il coordinamento – è promosso da una rete di associazioni e capofila è un'organizzazione di volontariato, Ingegneri senza frontiere, la cui sede è alla facoltà di Povo”. “Ci sono anche realtà associative o informali che hanno sede nel Centro sociale – ammette – realtà importanti per la nostra finalità di promozione della partecipazione perché con la comunità di Piedicastello lavorano da tempo”.

 

Per quanto riguarda la partecipazione e il coinvolgimento del quartiere, “è stato fatto anche un questionario – afferma Chiara Rizzi – da cui risulta che gli abitanti di Piedicastello il parcheggio non lo vogliono. E il progetto è tutto incentrato sulla partecipazione, tutte le attività che saranno proposte vedranno il coinvolgimento degli abitanti del rione”. Parteciperà di sicuro William Belli, che della comunità di Piedicastello è uno degli animatori: “Certo che è positivo che si metta mano a quel parcheggio abusivo, e ben venga questo progetto che parla di ripristino e di riqualificazione”.

 

Che alcune realtà della rete promotrice possano essere vicine al Centro Sociale non interessa alla responsabile della progettazione del Centro servizi Mirella Maturo: “Il progetto è valido e corrisponde ai criteri del bando – afferma sicura – altrimenti non sarebbe stato finanziato”. Spiega che “il progetto ha avuto il massimo del punteggio anche per l'alto profilo della ricercatrice che ne cura il coordinamento, per la richiesta economica molto esigua rispetto al monte ore di volontari impiegati e per la promozione della partecipazione con il coinvolgimento del volontariato informale”.

 

“Abbiamo premiato il lavoro di rete – continua la responsabile progettazione – e in questo progetto compaiono molte realtà, Associazioni di promozione sociale, Organizzazioni di volontariato, Associazioni sportive dilettantistiche. Ma soprattutto partecipa la collettività, gli stessi cittadini di Piedicastello. La stesura stessa del progetto è frutto di laboratori di confronto e partecipazione, e il lavoro delle associazioni proponenti non nasce oggi ma da molto tempo vivono il territorio e si relazionano con la comunità”.

 

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