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Malga Zonta, Olivi: "La memoria è il principale investimento sui valori della libertà e dell'uguaglianza"

Nel corso della commemorazione si è parlato anche del futuro parco-museo dell'Altopiano, a cui stanno lavorando il Comune di Folgaria, la Fondazione Museo storico del Trentino, e la Provincia autonoma di Trento, per riconnettere i vari spezzoni della memoria degli eventi del '900

Pubblicato il - 15 agosto 2017 - 14:50

FOLGARIA. Dalla memoria della strage nazista ai problemi che continuano ad esserci ancora oggi della guerra e del razzismo. Dopo le polemiche di ieri , questi sono stati alcuni dei temi toccati oggi a passo Coe nel corso della commemorazione dell'eccidio di malga Zonta avvenuto 73 anni fa.

 

Presenti alla cerimonia con i loro gonfaloni e i loro rappresentanti le delegazioni dell'Anpi e delle associazioni combattentistiche, i Comuni e le Province di Trento e Vicenza, i Comuni di Schio e Folgaria.

 

"Credo - ha detto il vicepresidente della Provincia Alessandro Olivi - che i cittadini vengano qui perché considerano queste giornate tutt'altro che un rito. Lo fanno perché la memoria è il principale investimento sui valori della libertà e dell'uguaglianza. Ma non veniamo qui solo per ricordare, veniamo qui anche a discutere dell'oggi, del Trentino di oggi, dell'Italia e dell'Europa di oggi, di una globalizzazione che non sempre distribuisce equamente occasioni e opportunità, e sappiamo che senza lavoro non vi è godimento compiuto dei diritti".

L'orazione ufficiale è stata pronunciata dal presidente nazionale delle Comunità di accoglienza Vincenzo Passerini che ha toccato tutti i temi che legano idealmente il passato al presente: guerra, razzismo e nazionalismo, negazione dei diritti umani, resistenza. "Le dittature - ha ricordato - si fondano sul presupposto che vi siano popoli o categorie di persone che valgono più delle altre, ma attenzione, anche le democrazie non sono state immuni da questa convinzione, ad esempio quando escludevano le donne, o i membri di una certa classe sociale. Qui a malga Zonta diciamo che i valori su cui si fonda la nostra civiltà sono completamente opposti: per noi la civiltà si misura dalla capacità di stare in primo luogo dalla parte degli umili, dei più deboli"


Ad intervenire è stato anche Walter Forrer, sindaco di Folgaria, che ha parlato del futuro parco-museo dell'Altopiano, a cui stanno lavorando il Comune di Folgaria, la Fondazione Museo storico del Trentino, e la Provincia autonoma di Trento, per riconnettere i vari spezzoni della memoria degli eventi del '900, che qui hanno lasciato segni indelebili: dalle battaglie della Prima guerra mondiale alla strage di quel terribile 12 agosto 1944, costata la vita a 17 persone, fino a base Tuono, una delle più grandi basi missilistiche della Nato, emblema della Guerra fredda.

 

Walter Orsi, sindaco di Schio, ha sottolineato come "la volontà delle persone di combattere per la propria libertà non è cosa scontata, anche se a tanti anni dagli eventi della Seconda guerra mondiale e della Resistenza ci possano essere interpretazioni diverse. Al di là di questo vi è il valore della democrazia, la possibilità di ciascuno di esprimere le proprie idee, senza temere di avere ripercussioni personali. Questo e un valore importantissimo. Se veniamo meno a questo valore veniamo meno anche alla memoria del sacrificio che ricordiamo oggi".

 

Il vicepresidente della Provincia, Alessandro Olivi ha ricordato che “I giovani di malga Zonta ci insegnano che ci si può non arrendere alla paura e al conformismo. I giovani di malga Zonta non hanno delegato ad altri, sapevano che la loro battaglia era difficile, che rischiavano persino di dividere, sì: ma per unire. Malga Zonta e altri luoghi come questo compongono una grande rete ideale intessuta di sacrificio umano, da cui deve partire un messaggio anche all'Europa, che dovrebbe liberarsi di qualche irritante conformismo burocratico per guardare avanti e costruire una casa comune per i giovani".

 

Presente alla commemorazione anche il presidente della Fondazione Museo Storico del Trentino, Giuseppe Ferrandi.

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