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Piscine alle Ghiaie, Dallapè: "Non vedo l'ora di essere eguagliata e superata, ma servono strutture adeguate"

L'olimpionica trentina nei tuffi ha affidato a Facebook il proprio pensiero sul polo natatorio di Trento: "Bisogna avere il coraggio di investire come ha fatto la Gran Bretagna. Una struttura adeguata può avere ricadute positive in tanti settori"

Pubblicato il - 10 novembre 2016 - 18:54

TRENTO. Piscina sì. Piscina no. Piscina bum. Il caso è partito dalla retromarcia dell'assessore allo sport Tiziano Uez in merito al polo natatorio: troppi i soldi in ballo e per questo è stato chiesto a Cassa Rurale del Trentino spa di proporre un business plan per verificare, oltre le spese di costruzione, quale siano poi i ritorni economici e l'impatto sulle casse del comune per il mantenimento e la gestione. Un bailamme di cifre che parte da 8 milioni di euro, transita per 13 milioni per arrivare ai 15 milioni a seconda della tipologia dell'impianto che verrebbe realizzato. Il Pd si è mosso, il progetto infatti è già sul tavolo, il sito che vedrebbe sorgere la struttura è stato individuato: una proposta elaborata nei minimi dettagli. Il polo natatorio di Trento Sud attiverebbe una serie di “reazioni a catena” che interesserebbero decine di associazioni, i frequentatori delle altre piscine della città e le casse pubbliche. L'ingranaggio però si è fermato. 

 

"E' da quando vincevo negli anni '90 - ricorda Renè Gusperti a ilDolomiti.it - che dopo una grande kermesse i politici venivano alle premiazioni e promettevano la piscina da 50 metri e nuove strutture. Ora lo stanno facendo con Francesca Dallapè. Passata lei metteranno tutto di nuovo nel dimenticatoio comprese le decine di centinaia di atleti, appassionati e agonisti che ogni giorno si alternano alle Fogazzaro dalle 6 del mattino fino a tarda sera sgomitando per pochi centimetri d'acqua". 

 

E anche Francesca Dallapè si è tuffata sulla questione, affidando un suo pensiero sul profilo Facebook, che pubblichiamo integralmente:

"C'è un aspetto, nella mia carriera di sportiva, che mi ha entusiasmata ancor più dei risultati. Può sembrare banale, ma ritengo una fortuna l'aver potuto dedicare la mia vita a quello che è, prima di tutto, uno sport bellissimo. I tuffi, se ci pensate, non sono semplici da spiegare: non sono solo piroette da un trampolino o un esercizio di tecnica da migliorare costantemente. Sono soprattutto emozioni, pensieri e la ricerca della gara perfetta in grado di dare senso, in pochi secondi, ad una vita di allenamenti.

 

Ho dovuto fare questo inciso perché i tuffi mi appassionano, oggi come da bambina, e come fanno appassionare milioni di telespettatori che hanno seguito la finale di Rio. Ed è per questo che, incontrando tanti bambini, mamme e papà che mi chiedono come si faccia a diventare un tuffatore, spiego che si inizia sempre con un corso, seguendo ciò che dice l'istruttore. Poi tanto allenamento, voglia costante di migliorarsi e capacità di imparare dai propri errori.

 

Un aspetto da non sottovalutare, oltre alla propria forza di volontà, è la possibilità di avere una struttura adeguata ad ospitare questo sport. Dovendo condividere la stessa piscina con i tanti sportivi che praticano il nuoto, sono certa di aver procurato loro qualche scocciatura, organizzandosi di volta in volta per poterci allenare tutti nel miglior modo possibile. Per questo, in più di un'occasione ho dovuto a malincuore spostarmi a Bolzano. È stato un onore poter condividere con la mia città le gioie e i successi una volta fatto ritorno: ancor più significativo sarebbe stato spendere qui le fatiche e il sudore prima di partire per Olimpiadi, Europei e Mondiali. Questo è ciò che auguro a tutti quei piccoli atleti che spiccheranno il volo dopo di me.

 

Guardando ai risultati delle Olimpiadi di Rio, fa specie trovare la Gran Bretagna al secondo posto nel medagliere. Eppure, il Regno Unito che ha ospitato l'edizione precedente dei Giochi, ha deciso di perpetuare il proprio investimento premiando quei tanti sport, ritenuti spesso "figli di un dio minore" rispetto al pallone, con strutture all'altezza e personale sempre più qualificato. Il risultato? 27 ori, 22 argenti, 17 bronzi, per un totale di 66 medaglie e secondo posto nel medagliere davanti alla Cina; inoltre, la soddisfazione di tutti quegli atleti che possono praticare i loro sport preferiti nel migliore dei modi, a prescindere dalla partecipazione alle Olimpiadi.

 

Il caso del Regno Unito, dimostra che gli investimenti pagano se vengono fatti con criterio e progettualità. Questa è la ragione per la quale, alla luce dei progetti e delle discussioni in merito alla proposta di costruire un polo natatorio a Trento, credo che valga la pena investire in una struttura che dia soluzioni concrete alle problematiche di cui ho parlato. Avere una piscina dedicata ai tuffi, oltre a quelle dedicate al nuoto, sarebbe un grandissimo incentivo a tutti coloro che vogliono praticare, o anche solo provare, questo fantastico sport.

 

Da un lato si inizierebbe ad investire sui campioni di domani anche perché, in tutta sincerità, sono io la prima a non vedere l'ora di essere eguagliata o superata da qualche giovane atleta "di casa". Dall'altro lato, una struttura del genere consentirebbe di poter ospitare grandi eventi nazionali e internazionali di tuffi, facendo avvicinare ulteriormente gli appassionati a questo sport e permettendo alla nostra città di divenire, ancora di più, un punto di riferimento per lo sport professionistico; il tutto, sono convinta, con ottime ricadute sulla promozione del territorio e in termini di presenze turistiche.

 

Nella speranza che il mio punto di vista rappresenti un contributo positivo e costruttivo a chi si misura con queste tematiche, concludo con un invito a tutti coloro che si sentono attratti dai tuffi ma non hanno mai provato: tuffatevi, ovviamente sotto la supervisione di un istruttore, e lasciatevi conquistare da questo richiamo. Perché, in fin dei conti, oltre ad essere ciò di cui ho parlato in apertura, i tuffi sono una bellissima metafora di vita.

 

Un abbraccio, Francesca"

 

 

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