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Ritiri di calcio, la lettera di Torgler: "Partecipino anche i privati"

Il presidente del comitato provinciale del Coni è intervenuto nella questione De Laurentiis - assessore Dallapiccola e sui ritiri di calcio in Trento

Giorgio Torgler presidente del comitato provinciale del Coni
Pubblicato il - 26 ottobre 2016 - 10:39

TRENTO. Anche Giorgio Torgler, presidente del comitato provinciale del Coni è intervenuto sul caso De Laurentiis - Dallapiccola e i ritiri calcistici che condiscono le estati trentine, che coinvolgono oltre a Trentino Marketing anche direttamente i Comuni e le Apt, ma in alcuni casi amministrazioni limitrofe. Una lettera, che pubblichiamo integralmente, dove spinge gli imprenditori locali a fare la propria parte. Partendo dal fatto che il ritorno economico ricade quasi esclusivamente sugli operatori economici locali ed è di gran lunga superiore alle spese, Torgler si domanda perché non partecipino anche loro al contributo per portare la Serie A e altri appuntamenti internazionali in Trentino.

 

“Gli imprenditori locali partecipino alle spese per i ritiri delle squadre di calcio e per gli eventi sportivi di rilievo. Vorrei tornare sulla recente, e non propriamente elegante, vicenda che ha interessato il presidente del Napoli calcio, De Laurentiis, molto critico nei confronti dell'assessore Dallapiccola. Premetto che non mi interessa la vicenda in sé, rispetto alla quale mi limito a rilevare che, come diceva un suo grande concittadino, “signori si nasce” e lui, forse, “non lo nacque”.

 

L'assessore Dallapiccola fornisce riscontri molto interessanti, evidenziando in particolare che – a fronte di un investimento di denaro pubblico pari a 742 mila euro per ritiri calcistici – il ritorno economico può essere quantificato in dieci milioni di euro (vale a dire 20 miliardi di vecchie lire). Certo, un ritorno espresso in termini di fatturato, non di guadagno netto, che in ogni caso mette in moto ulteriori circuiti di produzione di valore. Il sistema locale e soprattutto la filiera turistica, insomma, ci guadagna.

 

Il punto che vorrei sottolineare è proprio questo. L'ente pubblico fa quello che deve fare: promuove lo sviluppo. Quello che mi chiedo è quale sia, se mi passate questo termine, il “controritorno” da parte dei privati. È evidente che dal fatturato turistico si ristornano le imposte che vengono pagate in Trentino e che, in buona parte, in Trentino rimangono. Però credo che ci sia, e vada messo in luce, un paradosso imprenditoriale, nel senso che queste modalità di attivazione del volano economico consistono comunque e sempre nel socializzare i costi e nel privatizzare gli utili.

 

“Credo che non sarebbe male se una parte di questo investimento venisse dagli imprenditori che poi ne incassano l’indotto, ad esempio i 742 mila euro dovrebbero essere al 50% fra operatori turistici e Provincia. A titolo informativo mi preme segnalare come in Trentino ogni anno vengano organizzati 5/7 Campionati del Mondo, altrettanti Campionati Europei e Coppe del Mondo e sempre oltre 20 Campionati Italiani, più eventi importanti come la Marcialonga, il Palio della Quercia, il Giro del Trentino, per non parlare di gare veliche e di tante altre discipline anche fra le meno in vista.

 

Questo per circa 250 giornate gara internazionali su un totale di oltre 17 mila giornate di gara annue, con decine di migliaia di “volontari” impegnati e quanto mai professionali.

 

E così non sarebbe fuori luogo che le risorse che vengono dallo sport, allo sport poi, in parte, ritornassero. Mi rendo conto che la cultura imprenditoriale ancora prevalente è molto preoccupata per i possibili contraccolpi di nuovi balzelli, anche se la vicenda della tassa di soggiorno, che si applicava dappertutto tranne che da noi, conferma che si può introdurre un'addizionale e veder crescere, nello stesso tempo, arrivi e presenze. La mia, in fondo, vuol essere solo una domanda: ne possiamo parlare?”.

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