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Scuolabus, il Consiglio di Stato ribalta la sentenza del Tar di Trento. Il Cta aveva diritto all'appalto di 4 anni da 83,7 milioni di euro

Il dirigente dei trasporti della Provincia Andreatta: "E' una sentenza che mostra un netto cambio di orientamento giurisprudenziale. Le sentenze in passato erano tutte di senso opposto. Si pensi al caso Manifattura. Adesso si procederà per un anno con la procedura negoziata e dal prossimo si ottempererà alla sentenza"

Di Luca Pianesi - 22 agosto 2017 - 06:28

TRENTO. Tutto ribaltato. Il Consiglio di Stato con una sentenza che farà scuola ha completamente affossato la decisione che aveva preso il Tar di Trento (i primi di novembre 2016dando ragione al Consorzio trentino autonoleggiatori (Cta). Stiamo parlando dell'appalto per la gestione per 4 anni del servizio scuolabus nella provincia di Trento. Una mega gara da 83,7 milioni di euro, annullata nell'estate del 2016 dalla Provincia per la mancata dichiarazione, nella domanda di partecipazione fatta dal Cta, di due sentenze di condanna a carico di soggetti sottoposti all'obbligo dichiarativo. Due soci di una delle aziende consorziate, infatti, non avevano dichiarato delle precedenti condanne (in un caso di trattava di una condanna per guida in stato di ebbrezza e in un altro caso della conseguenza di un insoluto contributivo pari a 123 euro).

 

L'Apac se n'era accorta e l'annullamento, all'epoca, pareva la cosa più ragionevole da fare visto che la giurisprudenza, sulla questione si era praticamente sempre pronunciata in questo senso. E infatti al ricorso del Cta il Tar di Trento aveva dato ragione completamente alla Provincia addirittura prevedendo che la caparra da 1,3 milioni di euro rimanesse alla stessa stazione appaltante (la Provincia) perché la colpa dell'annullamento della gara andava ricercata in colui che aveva partecipato alla stessa omettendo dei dati allora ritenuti fondamentali. Da oggi non è più così. Il Consiglio di Stato con questa decisione ha cambiato rotta.

 

"E' una sentenza abbastanza clamorosa - commenta Roberto Andreatta dirigente del servizio trasporti della Provincia - perché va contro quelli che erano gli orientamenti giurisprudenziali degli ultimi anni. Si pensi, solo per restare in Trentino, al caso Manifattura, dove l'appalto era saltato perché addirittura uno dei progettisti non aveva dichiarato una vecchia condanna. Evidentemente qualcosa sta cambiando. A livello sociale si lamenta il fatto che da troppo tempo i ricorsi e le sentenze siano diventati un freno agli appalti e quindi all'economia. Qui c'è stato un cambio di orientamento a livello giurisprudenziale".

 

Nella sentenza del Consiglio di Stato le condanne non dichiarate dai due soci dell'azienda del Consorzio, infatti, vengono valutate di "complessiva tenuità" e per loro non vi è "la riconducibilità al novero dei “reati gravi in danno dello Stato o della Comunità che incidono sulla moralità professionale”". Nella sentenza si aggiunge che "l’omessa presentazione in gara della dichiarazione sostitutiva in ordine all’assenza dei reati ostativi di cui all’articolo 38, comma 2, lettera c), lungi dal rappresentare una ‘falsa dichiarazione’ (di per sé idonea a giustificare l’esclusione del concorrente dalla gara), si configurava appunto come “mancanza di una dichiarazione sostitutiva”, in quanto tale certamente ammissibile al soccorso istruttorio". 

 

Insomma, una visione molto diversa da quella del Tar che aveva valutato all'opposto questi dettagli. A livello giurisprudenziale, però, a dettare la linea c'aveva già pensato il Tar della Campania di Salerno con una pronuncia del 31 gennaio 2017. In quel caso il collegio aveva specificato cosa debba intendersi per irregolarità insanabili riducendole solo alle carenze concernenti l’offerta tecnica ed economica specificando che tale “nuova disciplina abbia esteso il novero delle fattispecie “regolarizzabili”, nell’intento di privilegiare gli aspetti sostanziali, rispetto agli adempimenti di natura formale, e tanto all’evidente scopo d’ampliare e favorire la partecipazione alle gare ad evidenza pubblica".

 

Insomma non deve stupire il clamoroso cambio di rotta della sentenza del Consiglio di Stato (che tra l'altro ha compensato le spese quindi non ha, evidentemente, voluto infierire sulla Provincia), perché qualcosa sta cambiando a livello giurisprudenziale. La domanda, adesso, è cosa accadrà al servizio scuolabus del Trentino? Il Cta aveva vinto l'appalto (in quanto unica partecipante) del 2016 e avrebbe dovuto gestirlo per 4 anni. "In questo momento siamo in una fase operativa - spiega ancora Roberto Andreatta - perché dall'1 settembre si partirà con i primi servizi aggiudicati, per quest'anno, con procedura negoziata, proprio al Cta e a brevissimo comincerà l'anno scolastico. Sarebbe, quindi, impossibile sovrapporre l'esito della sentenza all'esito della manifestazione d'interesse specifica per l'annata 2016/2017. Per intenderci sono già stati stabiliti i dati sugli alunni, gli orari, i chilometraggi e ogni cosa è diversa rispetto al bando redatto a fine 2015".

 

Il Cta, però, con l'annullamento ha, di fatto, perso due anni di contratto (lo scorso e l'attuale che gestirà con procedura negoziata). Cosa succederà con il Consorzio? "Ci sono due chiavi di soluzione - completa Andreatta - quella superficiale sarebbe dire, 'in fondo avete gestito il servizio lo scorso anno e lo gestirete anche questo e quindi vi mancano 2 anni di contratto'. Poi c'è la soluzione più strutturata e sicuramente più percorribile: quest'anno si va avanti con l'esito della manifestazione d'interesse e dal prossimo si attuerà la sentenza e quindi si darà esito all'appalto di 4 anni". 

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