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Sono arrivate a Lavarone le 24 profughe dell'Africa. Nei giorni scorsi l'attentato incendiario: "Ma non ci siamo fatti intimidire"

Tutte nigeriane, solo una senegalese, e hanno tra i 20 e i 22 anni. Ad accoglierle il sindaco e la presidente della Magnifica comunità degli altipiani cimbri. Cinformi: "Il rapporto con la realtà locale è importantissimo, dalla festa di paese a cui le ragazze possono collaborare all'iniziativa di un privato che volesse coinvolgere qualcuna di loro in un percorso di tirocinio”

La scritta di benvenuto sulla casa che ospiterà le ragazze richiedenti asilo
Di Donatello Baldo - 21 novembre 2016 - 12:55

TRENTO.  Ugo Rossi e Luca Zeni lo avevano detto: “Non ci faremo intimidire da chi soffia sul fuoco”. E la promessa è stata mantenuta, le richiedenti asilo sono entrate oggi nella struttura di Lavarone, la porta annerita dal fuoco che qualcuno ha appiccato nei giorni scorsi è stata sostituita e la tabella di marcia è stata rispettata.

 

“Si stanno sistemando – spiega il portavoce del Cinformi Andrea Cagol – sono arrivate questa mattina con i pullman, hanno portato i loro bagagli nelle stanze da letto e poi hanno pranzato tutte assieme”.

 

Ci sono tutti ad accoglierle: “E' passato il sindaco Isacco Corradi a portare il saluto della comunità, la presidente della Magnifica comunità degli altipiani cimbri Nicoletta Carbonari a nome di tutta la vallata”. E tutta la rete degli operatori, delle associazioni, il Punto d'Approdo, la Croce Rossa.

 

La struttura è accogliente, le stanze sono doppie o singole e le 24 donne nigeriane (una sola è del Senegal), l'età tra i 20 e i 22 anni, sono tranquille, a loro agio. Prima di arrivare a Lavarone erano ospitate all'ex polveriera dei Lavini di Rovereto, prima ancora ala residenza Fersina. Ora sono qui, nonostante il brutto episodio dei giorni scorsi che tutti hanno letto come un segnale di profonda contrarietà al loro arrivo, un gesto di matrice razzista che sia in Provincia sia le istituzioni della valle hanno voluto condannare e da cui tutti prendono le distanze.

 

“Sarà compito delle ragazze pulire e svolgere le mansioni quotidiane legate al loro soggiorno – spiega Cagol – e poi ci saranno le attività con la realtà locale, con le associazioni del territorio, pronti a far decollare progetti e interazioni con la popolazione locale”. Questo per favorire l'integrazione, per valorizzare il tempo libero delle richiedenti asilo, e forse anche per allontanare quella diffidenza che qualcuno avverte nei confronti dei profughi.

 

Il rapporto con la realtà locale è importantissimo – sottolinea il portavoce – dalla festa di paese a cui possono collaborare all'iniziativa di un privato che volesse coinvolgere qualche ragazza in un percorso di tirocinio”.

 

Staremo a vedere cosa succederà, se qualcun altro si avvicinerà alla struttura con un fiammifero acceso o se invece, come vorrebbe la civiltà ancor prima della solidarietà, qualche abitante del paese si presenterà con un bel mazzo di fiori come farebbe qualunque buon vicino per dare il benvenuto ai nuovi arrivati. 

 

 

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