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Venerdì Santo, l'Arcivescovo Lauro Tisi: "Non possiamo chiamare ‘madre’ una bomba"

Lauro Tisi, nella propria omelia, fa riferimento alla bomba che gli Stati Uniti nei giorni scorsi hanno sganciato su un complesso di tunnel delle milizie jihadiste dello “Stato Islamico”. Una bomba chiamata Moab e conosciuta come "la madre di tutte le bombe"

Pubblicato il - 14 aprile 2017 - 19:32

TRENTO. “Questo Venerdì Santo segna l’apice del paradosso. Mentre riviviamo la passione di Gesù di Nazareth che muore gridando 'Tutto è compiuto', c’è chi esalta i formidabili risultati di una bomba chiamata 'madre'. Una madre genera vita. Rifiutiamo con forza anche solo l’idea che a uno strumento di morte venga dato il titolo di madre”.

 

Queste le parole dure pronunciate oggi dall'Arcivescovo di Trento, Lauro Tisi, mentre nel mondo si alzano nuovi venti di guerra, nel corso della liturgia pomeridiana nella cattedrale del Concilio, spoglia e a luci spente, con l'adorazione silenziosa della croce, davanti alla quale, dopo il vescovo, si inginocchiano tanti fedeli.

 

Lauro Tisi, nella propria omelia, fa riferimento alla bomba che gli Stati Uniti nei giorni scorsi hanno sganciato su un complesso di tunnel delle milizie jihadiste dello “Stato Islamico”. Una bomba chiamata Moab e conosciuta come "la madre di tutte le bombe.

“Impressiona – spiegato l'Arcivescovo - che il lessico della vita possa essere utilizzato con tanta tranquillità per definire le armi”.

 

Di fronte al crocifisso, "per quanto questa scelta del Dio di Nazareth - aggiunge Tisi - possa sembrare assurda, i tragici scenari della nostra umanità - dove il tanto sognato villaggio globale si sta trasformando in una rete insanguinata di barriere, che non risparmia nessun angolo del mondo - dimostrano che il Gòlgota non è tomba, ma grembo della vita".

 

I soldati, che sotto la croce giocano a dadi, sono per l'Arcivescovo di Trento un riferimento al "mercato che sembra gettare la sorte su tanti uomini e donne a cui è preclusa ogni scelta sul proprio destino. Ma quei dadi - sottolinea - evocano anche la grande piaga del gioco d’azzardo che sta segnando pesantemente la vita di tante famiglie". E conclude: "La Chiesa, avendo la croce come madre, non deve temere le fatiche, talora drammatiche, della sua fedeltà. I tanti martiri di oggi ne sono prova".

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