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Con Lindsay alla chitarra la musica non è mai Artofatta

Domani, lunedì, torna a SanbaPolis la rassegna "Transiti" del Centro Santa Chiara che affida ad Alberto Campo l'esplorazione nei nuovi territori sonori delle contaminazioni. L'apertura della rassegna tocca al musicista americano che  ha saputo fondere l'effervescenza del post punk e l'eco del tropicalismo. Chitarrista autodidatta e cantante sui generis che ha un dna fatto di ritmo

Pubblicato il - 12 novembre 2017 - 08:55

TRENTO. Primo appuntamento, domani 13 novembre  al teatro SanbaPolis , con l’edizione 2017/2018 della rassegna “TRANSITI”, che il  Centro Servizi Culturali S. Chiara  ha affidato alla direzione artistica di Alberto Campo.

 

L’iniziativa prosegue il proprio cammino rimanendo fedele alla vocazione originaria:testimoniare l’attualità con produzioni nazionali e internazionali capaci di rappresentare tanto le tradizioni quanto l’esplorazione di nuovi territori: un’attitudine espressa nel sottotitolo, “Musiche in movimento”.

 
Protagonista del concerto d’apertura è ARTO LINDSAY, nel cui linguaggio musicale si combinano l’effervescenza avant-garde del post punk originario e l’eco del Tropicalismo. Newyorkese di nascita, ma segnato in profondità dall’esperienza compiuta in età infantile al seguito dei genitori missionari in Brasile, Lindsay condensa in musica l’essenza di quel tragitto esistenziale: da un lato si coglie il riverbero del furore sonoro che a metà anni Settanta scuoteva la Lower East Side di Manhattan, dall’altro è nitida l’ascendenza di figure quali Caetano Veloso e Tom Zé (dei quali non a caso è stato produttore).

 
Chitarrista autodidatta e cantante sui generis, dice di sé: «Sono sempre stato un musicista interessato ai cambiamenti, alle trasformazioni, alle interazioni e alle contaminazioni che possono nascere fra generi molto differenti».

L’ultimo disco di Arto Lindsay, uscito in primavera, è “Cuidado Madame”: titolo mutuato da quello di un film del regista carioca Júlio Bressane, fra Cinema Novo e B-movie. A simboleggiarne il contenuto è la bossa nova futurista “Ilha do Prazeres”, sintesi della stessa identità artistica dell’autore: un genio naif.

In fondo la musica di Arto Lindsay è sempre stata una questione di ritmo - si legge in una recensione di quest'anno dopo il concerto di Lidsay alla triennale di Milano. Fin dai tempi dei DNA e dell'impossibile convivenza tra i singulti anarchici di voce e chitarra e il martellare feroce della batteria di Ikue Mori.

 

Questione di ritmo i Golden Palominos di “Clean Plate”, questione di ritmo gli Ambitious Lovers di “Copy Me”, questione di ritmo il definitivo ritorno al Brasile di lavori come O corpo sutil, Mundo civilizado e, quarant'anni dopo la New York di Basquiat e della No Wave, Cuidado Madame.

 

"Disco atteso la bellezza di tredici anni (ne abbiamo parlato QUI), pubblicato e finalmente presentato dal vivo in un tour che ha fatto tappa anche a Milano, nel giardino della Triennale. Per un live semplicemente pazzesco, di quelli che si raccontano il giorno dopo a chi non c'era con i brividi che ancora corrono lungo la schiena"

 

Merito del folletto Arto, della sua meravigliosa leggerezza, di quel modo elegante e introverso di accarezzare le parole; e merito di una band che è andata dritta al cuore delle canzoni di Lindsay, facendole pulsare e vibrare con calore e precisione, esaltando ed espandendo le complesse tessiture ispirate alle musiche afrobrasiliane e alle cerimonie estatiche del candomblé.  Questione di ritmo. Questione di Arto. Il concerto avrà inizio alle ore 21.00 e il biglietto d’ingresso al Teatro SanbàPolis (posto unico non numerato) costerà 10 euro; ridotto generico (under 26) a 5 euro.

Ecco uno spezzone del concerto alla Triennale di Milano 2017

 

 

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