"Un atto di cura della parola". Con l'ultimo numero, si chiude il progetto del "Giornaletto clandestino": coinvolti critici, biologi, poeti, artisti e alpinisti
Il progetto, voluto dal Museo d'arte contemporanea Burel di Belluno, si è chiuso sabato 13 giugno con l'ultimo numero - dedicato alla figura del gallo "facendo riflettere i lettori sul fatto che tutto ha un tempo, compresa la notte, e che ad attenderci ci sarà sempre il calore di una nuova alba"

BELLUNO. Sabato 13 giugno è uscito l’ultimo numero del “Giornaletto clandestino”, il progetto che il Museo d’arte contemporanea Burel di via Mezzaterra a Belluno ha lanciato come “un atto di cura della parola”, prevedendo una nuova uscita ogni tre settimane dal 21 marzo, data di pubblicazione del primo numero.
Ognuna è stata contraddistinta da una diversa presenza animale, dal corvo ai due levrieri, dalla talpa al gallo, con una serie di contributi che hanno visto critici d’arte, biologi, poeti, artisti, alpinisti alle prese con le urgenze del mondo contemporaneo, pronti a raccontare i rapporti tra esseri, umani, animali non umani, vegetali, e molto altro ancora.
Il primo numero ha visto i testi della direttrice del museo Daniela Zangrando e di Fabiola Cangiano, project manager che si è concentrata su questioni di genere e generazionali, nel secondo giornaletto sono emersi i punti di vista della poetessa Doriana Alba Granzotto e del biologo Carl Safina, nel terzo numero hanno scritto la critica d’arte Maja Fowkes e l’attore Alessandro Bandini e nel quarto la scrittrice di alpinismo Smaranda Chifu e l’artista Marcus Coates.
“Le questioni trattate sono molte e non avrebbe nessun senso riassumerle” racconta la direttrice Daniela Zangrando che prosegue: “Se su due piedi dovessi però tracciare una linea, direi che è una linea di temperatura. Una sorta di addolorata e allo stesso tempo fortissima consapevolezza di essere vive e vivi, oggi, non solo come somma delle parti, ma come qualità emergente, da proteggere mantenendo la mente aperta, resistendo, disobbedendo, aprendo le maglie delle idee, trovandosi insieme, e perseguendo condivisione, compassione, comprensione, impegno, ambiente, uguaglianza, creatività, bellezza, aiuto, salute, accudimento, natura, e altre cose di questo tipo, proprio come dice uno dei contributori del giornaletto. Perché la clandestinità che abbiamo evocato è un luogo da abitare, insieme. E questo giornaletto ci ha fatto capire di quante necessità ci siano e ci sta aiutando a prendere fiato”.
Per ogni uscita, il museo è stato custode di questo “atto di cura della parola”, come ricorda anche la grafica presente sulla vetrata dello spazio di via Mezzaterra pensata da Paolo Tirelli, e si è trasformato in un piccolo giardino, accogliendo i visitatori e diventando parte della lettura, delle chiacchiere e delle domande che gli stessi si sono posti. Quello che si è creato è stato un clima di dialogo e confronto, che ha unito tutto in una piccola comunità stretta attorno alla parola scritta.
Il Giornaletto clandestino non è rimasto solo all’interno dello spazio culturale ma è anche circolato, grazie alle collaboratrici del museo, in città, al mercato, al parco, tra librerie, locali, caffè e biblioteche, facendosi cercare e attendere. Le risposte e il coinvolgimento del territorio non sono mancati e si sono fatti sentire con commenti, contributi inaspettati e una partecipazione diffusa in tutta Belluno e non solo.
Il gallo è stato il protagonista dell’ultimo numero “facendo riflettere i lettori sul fatto che tutto ha un tempo, compresa la notte, e che ad attenderci ci sarà sempre il calore di una nuova alba. Fatta magari di resistenze, come ha raccontato Smaranda Chifu nel suo testo, o di canti, come quelli sulla soglia tra animale e umano di Marcus Coates” hanno commentato dal museo.












