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Il soul immaginifico di Thundercat

Domani, lunedì, la rassegna JazzAbout del Centro Santa Chiara porta all'auditorium un asso del basso che fa grande ogni brano. Stephen Bruner si è imposto all'attenzione mondiale per un virtuosismo che si mette sempre al servizio di un progetto sonoro affascinante che spazia tra classici, sperimentazioni e hip hop

Pubblicato il - 26 novembre 2017 - 08:45

 TRENTO. Domani, lunedì 27 novembre, jazz e dintorni per palati fini all'Auditorium dove si arriva uno dei concerti più attesi nella stagione 2017/18 della rassegna Jazz’About promossa dal Centro Servizi Culturali S. Chiara.
  Americano, poco più che trentenne, Stephen Bruner in arte THUNDERCAT è, infatti, già oggi uno dei bassisti più stimati in circolazione a livello mondiale. Facendo propria la lezione di giganti come Stanley Clarke e George Duke, aggiungendoci però un po’ di sana follia e di soul “cosmico” dalle reminiscenze anni ’70, si è guadagnato un posto prominente nel panorama musicale contemporaneo.

 

 Merito del suo eccezionale virtuosismo tecnico allo strumento. Un virtuosismo però non fine a se stesso ma capace sempre di mettersi al servizio di un ben preciso “disegno complessivo”.

   Un’altra delle caratteristiche di Thundercat è infatti la versatilità, maturata in anni e anni da turnista ad alto livello (con uno spettro di collaborazioni che va dalla regina del nu-soul Erykah Badu alle leggende punk-rock Suicidal Tendencies). Da solista, tre album tutti osannati dalla critica specializzata (“The Golden Age Of Apocalypse”, 2011; “Apocalyspe”, 2013; “Drunk”, 2017). Al di là tuttavia di queste sortite, già di per sé sufficienti a tratteggiare la grandezza del musicista californiano, impossibile non nominare il ruolo decisivo che ha avuto nella lavorazione di “To Pimp A Butterfly” di Kendrick Lamar, uscito nel 2015 considerato in modo praticamente unanime il disco hip hop più importante da anni a questa parte.

 

 La complessità jazz, l’originalità negli arrangiamenti e nelle soluzioni armoniche di questo album – più uniche che rare, in un disco rap – sono infatti l’apporto a dir poco decisivo donato da Thundercat e, in modo più indiretto, dal suo stretto amico e socio di sempre Flying Lotus, una delle eminenze grigie dell’hip hop più sperimentale ed “avanzato”.

 
  A Trento Thundercat arriva in primis per presentare il materiale dell’ultimo disco, “Drunk”, un lavoro pieno di soul e di canzoni immaginifiche che, dal punto di vista musicale, vanno in direzioni spesso inaspettate. Tuttavia inevitabile immaginare anche lunghe cavalcate strumentali, fatte di cambi armonici preziosi e di assoli ad alto tasso di virtuosismo suoi e dei musicisti che lo accompagnano in questa tournée, tutti di altissimo livello (Denis Hamm alle tastiere, Justin Brown alla batteria, Miguel Atwood Ferguson al violino elettrico).  Lunedì 27 novembre al Teatro Auditorium di Trento i riflettori si accenderanno sul concerto di THUNDERCAT alle ore 21.00.

 

 

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