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Qual è lo stato della poesia in Italia oggi? È viva o esanime, è in transizione o in dissolvimento?

Viviamo in un tempo di metamorfosi, è un tempo difficile, ma stimolante, estremamente stimolante. Per ricostruirsi e ricostruire è compito fondamentale della poesia stessa avere il coraggio di andare incontro al pubblico che attende una parola, un verbo, ed è pronto a vedere se qualcosa stia accadendo, vuole che qualcosa accada, il silenzio logora, si cerca l'espressione

Di Tiberio Chiari - 04 novembre 2017 - 20:26

TRENTO. In che stato versa la poesia in Italia oggi, quale strade sta percorrendo? Forse bisognerebbe iniziare più dall'oggi che dalla poesia per cercare una soluzione a questo problema. Comunque, anche se il compito appare complicato da districare, visti gli infiniti rigagnoli informativi che ci si presentano davanti, proveremo comunque a svolgerlo.

 

Premesso: la preziosa guida in questo universo apparentemente amorfo sarà Alessandro Burbank, poeta, contemporaneo, appassionato, veneziano di nascita e negli anni universitari trentino d'adozione. Burbank, perché possiate inquadrare il personaggio e con esso anche lo scopo di questa breve ricerca, è una persona sinceramente interessata, disponibile e attenta; per intenderci non è il quel tipo di uomo, quel tipo di poeta, che si chiude, o meglio si rinchiude, per proteggere qualcosa che magari nemmeno esiste o non esiste più, non è certo un conservatore allucinato e criptico. Al contrario: Burbank è proprio quel tipo di uomo che costantemente si apre al mondo per cercare di capire lui stesso attraverso gli altri se quello che si trova dentro e fuori, sopra o sotto, esista veramente come qualcosa di solido e tangibile e meriti dunque spazio, attenzione e sacrificio o meno. Il fine della sua ricerca personale e sociale è la poesia, che pratica, condivide, discute, scrive e legge.

 

Ma ritorniamo al problema dell'oggi per cercare di scioglierlo prima di legarlo a quello relativo alla poesia. “I tempi cambiano, anzi sono già cambiati.”, constata giustamente Burbank, “Il nostro problema principale è che viviamo già il domani, ma per arrangiarci utilizziamo ancora spesso gli strumenti di ieri. La comunicazione si appoggia ancora su media ibridi e siamo in un momento di passaggio, penso che per potersi orientare in un momento come questo la cosa fondamentale sia la mancanza di pregiudizi. La poesia è praticamente uscita dai circuiti editoriali tradizionali, gli editori non hanno un grande interesse verso qualcosa di poco remunerativo, poche sono le collane di poesia, ma posso testimoniare che nel frattempo la poesia ha iniziato a percorrere nuove vie. È sicuramente viva e il detto che se la montagna non va da Maometto è Maometto che va dalla montagna, in questo contesto è decisamente congruente ”

 

Bisogna prima di tutto ricordare questo fatto di carattere generale: nel “nuovo” come nella “tradizione” riposa una vitalità particolare , quella legata al mito. I miti cambiano col mutare delle prerogative culturali, evolvono, ma nel bene e nel male restano fondamentali. È proprio nel momento in cui si appresta il passaggio di consegne tra una tradizione che perde forza e il nuovo che questo nuovo può apparire ad alcuni come qualcosa tremendo, pervaso di vitalità soverchiante ed estranea. Ma questa vitalità è poi la stessa che a suo tempo la tradizione ha sperimentato, prima di sedimentarsi e stabilizzarsi ogni tradizione è stata una volta “novità”, non bisognerebbe spaventarsi troppo.

 

E il legame tra mito e poesia è  suggellato anche dall’analisi di Walter Friedrich Otto: “Ogni poesia in senso alto è dunque mitica e non nel senso di un’opera della fantasia (soggettiva), ma, nel significato più oggettivo possibile, come annuncio della verità dell’ essere, la quale, come ben sa ogni vero poeta, accade soltanto grazie ad un’autorivelazione dell’essere, motivo per cui, in ogni sua forma non viene a manifestazione un aspetto dell’ essente ma l’essere nella sua totalità”.

 

“Qualche tempo fa”, ricorda Burbank, ”Aldo Nove sull'Espresso, in un pezzo intitolato “Scrivere versi non fa rima con Facebook”, criticava in maniera perentoria tutto ciò che viene pubblicato e passa come poesia per il canale dei social network. Si può concordare che molto di ciò che lì si legge non sia degno di nota, ma posso assicurare che artisti, poeti, musicisti interessanti si legano al proprio pubblico inizialmente attraverso i canali social.

 

Il problema è questo: i social sono un mondo nuovo e ancora in parte separato da quello tradizionale dell'accademia e dell'editoria classica, ma chi è appassionato e ha una suo gusto critico sicuramente saprà leggere e seguire anche qui ciò merita attenzione. Per chi ama la poesia non credo faccia differenza il mezzo con il quale viene divulgata. La critica di Nove è quindi abbastanza sommaria, sembra infondo un atteggiamento un po' impaurito. Ma d'altro canto si potrebbe fare un discorso inverso: in molte delle ultime pubblicazioni, raccolte e antologie di poesia proposte da importanti case editrici, la qualità non appare così indiscutibile, anzi, a volte ciò che dovrebbe rappresentare il contemporaneo ne è distante anni luce.”

 

Dunque, nel nuovo panorama poetico come in quello musicale, non fa di certo la differenza Facebook o libro, Youtube o disco, performance o scrittura murale, fa la differenza la qualità artistica e ovviamente per riuscire a trovarla e intercettarla bisogna sapersi immergere in tutte quelle dimensioni parallele e underground dove la materia prende forma freneticamente e il nuovo raggiunge la luce passando per infinite sperimentazioni e trasformazioni. Il privarsi a priori di una o più possibilità, di uno o più campi di esplorazione, è atteggiamento alquanto retrivo, argomentabile sicuramente, ma rimane un'approcciarsi monco alla realtà.

 

"Oggi - continua Burbank - e di questo parlo per esperienza, la gente ha voglia di poesia, cerca qualcosa nella poesia, cerca forme e modi di dare espressione a ciò che ancora non le è chiaro e magari non è ancora in assoluto chiaro, ma che deve piano piano diventarlo. Viviamo in un tempo di metamorfosi, è un tempo difficile, ma stimolante, estremamente stimolante. Per ricostruirsi e ricostruire è compito fondamentale della poesia stessa avere il coraggio di andare incontro al pubblico che la cerca per raggiungerlo. Il pubblico attende una parola, un verbo, ed è pronto a vedere se qualcosa stia accadendo, vuole che qualcosa accada, il silenzio logora, si cerca l'espressione.

 

Oltre al format del Poetry Slam, ormai divenuto un appuntamento per molti atteso, denso, interessante e molto aggregante (la gente ha voglia di stare insieme non semplicemente per bere e perdersi nell'alcol e nella marijuana, ma di poterlo fare in una cornice di senso, farlo in una dimensione culturalmente e spiritualmente stimolante, alla fine siamo uomini e abbiamo anche necessità che superano il materiale), negli ultimi tempi ho girato l'Italia su Flixbus e ho organizzato molte performance e reading in diverse città, dal nord al sud.

 

Tutti gli eventi sono stati partecipati e mi hanno permesso di avere lunghi dibattiti e scambi di idee con altri poetie con la gente che partecipava. Questa esperienza è statala conferma che come poeti dobbiamo essere pronti ad andare incontro a chi a voglia di poesia. Non è più solo un rapporto a distanza quello tra lettore e poeta, il pubblico oggi conferma la sua passione rispondendo alla chiamata, anzi si aspetta che noi rispondiamo alla loro chiamata. Anche i gestori di locali hanno scoperto come la poesia sia una valida alternativa alla musica per soddisfare una certa clientela senza dover incorrere in diatribe per il baccano con i vicini.”

 

La poesia si evolve, Dylan fa ritirare il suo Nobel, i testi di canzoni possono essere recitati, le poesie cantate o dipinte, le rime non esistono più, la musica passa per YouTube, il pubblico ricerca e seleziona, tutto fa parte di un flusso continuo di informazioni, mascheramenti, inganni e verità ancora sconosciute. La responsabilità della scelta è sulle spalle del singolo, orientarsi è un dono e una qualità da esercitare per adeguarsi, mentre precludersi orizzonti è oggi una dannazione.

 

Qui Burbank legge: “Io sono un Missile”, dei PopX.

 

 

È un'esempio che può mostrarci senza urtare, senza scandalo, con misura, come la poesia al pari dell'arte è oggi ormai diffusa e ibridabile, incondizionata a livello formale. Anche se per Alessandro il leggere questi testi è stato solo un momento ”scherzoso” l'effetto è decisamente interessante, esteticamente e stilisticamente positivo, riuscito.

 

Continua Burbank: “Come dice Aldo Nove, è vero che la poesia è ricerca, ma proprio questo rimane ricerca. Come ricerca prende senza avviso diverse direzioni e chi è attento e pronto può intercettarle, discuterle, valutarle, criticarle a prescindere dai contesti nei quali la incontra. Ci sono poeti molto seguiti anche sul web e c'è un a comunità molto attenta che attende le loro nuove pubblicazioni, li discute, li giudica. Ognuno può scrivere ciò che vuole, ma poi l'attenzione si dirige verso le proposte valide e uno è libero di leggerle, approfondirle, confrontarle. Per sintesi vi lascio quattro nomi di poeti per farvi un'idea di ciò che intendo: Manuel Micaletto, Julian Zhara, Claudia Crocco, Gabriele Stera.

 

Rimane comunque a mio avviso necessario e doveroso che oggi il poeta segua strade anche meno convenzionali per avvicinarsi al pubblico, privarsi dei canali alternativi, privarsi dei social network, privarsi dei reading e delle performance, privarsi dei poetry slam, significa anche privare il pubblico della possibilità di trovare ciò che va cercando.”

 

I poeti proposti da Alessandro li abbiamo letti e di seguito un frammento tratto da un lavoro di Micaletto, molto interessante, buona lettura.

 

“Le infatti vetrine dei ferramenta sono estranee agli spot, prive di highlights, corner luminosi, la visione corre senza accenti, niente ha bisogno di essere evidenziato poiché tutto partecipa di una comune evidenza. Nessun faretto alogeno punta al bullone, nessun cacciavite supera nessun niente sull’onda del brand, non c’è nessuno schieramento strategico, e fatta eccezione per i magari trapani ciascuna cosa è innumerevole tra altre innumerevoli cose e fraterne, in un vuoto di marketing. Le vetrine dei ferramenta superano il concetto stesso di esposizione. Le merci sono invece sovresposte. Infatti quello che rende i ferramenta un luogo così speciale dell’universo mondo è come essi ferramenta elaborano la luce, come la conciano. La ricevono e la restituiscono sia incrementata (quantità) sia impreziosita (nella grana: qualità). Pensiamo ad es. alle colonie dei bulloni, con le loro sagomature, che prima accolgono la luce e poi la infrangono con un’azione prismatica.

Accade, in generale, qualcosa come un flipper“

 

Manuel Micaletto, Non esco un granché, in Nazione Indiana.  

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